Non solo un negozio dove tagliare i capelli o radersi la barba, ma anche e soprattutto un luogo di socialità dove con i clienti si instaura un rapporto confidenziale, discreto e fatto di ascolto.
E' l'atmosfera che ormai da 50 anni si respira da Diego Rovedatti, storico parrucchiere di Gavirate, una persona riservata come si evince anche dallo stile della sua bottega, senza vetrine in vista ma con soltanto un piccolo cartello con indicato il suo nome.
Si entra così in un cortile storico della città e mentre si percorre un breve tratto si cominciano ad avvertire sensazioni e profumi di una volta per giungere nel locale aperto nel 1984 da questo artista delle forbici. Un modo di interpretare e di vivere la professione imparati a bottega da una maestro come il Carletto, anche lui gaviratese, che ha insegnato a Diego non soltanto il mestiere ma anche passione e stile.
Signor Diego cinquant'anni di lavoro sono tanti?
Se il mestiere di entra dentro del tempo che passa velocemente non ti rendi conto. Devo molto al Carletto che mi ha dato la grande possibilità di apprendere questo lavoro che negli anni, come tutte le cose, è cambiato. Sa quando mi accorgo che il tempo è passato? Quando vengono i ragazzi di una volta diventati adulti, magari con prole, a cui tanti anni fa mettevo il cuscino sulla poltrona e che ora portano i loro bambini che io faccio accomodare sulla stessa poltrona che usavo per i loro papà.
Ha una clientela fidelizzata?
Non mi piace chiamarla clientela, ma amici fidelizzati che vengono a tagliarsi i capelli concedendosi una mezz'ora di coccole, raccontando le loro storie, belle e brutte, pettegolezzi o ragionamenti seri, una sorte di confessionale insomma. L' importante è ascoltare e cercare di condividere questi momenti con loro, magari dando anche un incoraggiamento ed una pacca sulla spalla quando c'è bisogno. Il mondo è cambiato radicalmente ed è sempre più difficile comunicare senza social, ma comunque ancora oggi, nonostante tutto, rimane sempre la mezz'ora di dialogo e una coccola dal parrucchiere amico.
Per quale motivo secondo lei i giovani sempre meno frequentemente vogliono fare questo lavoro?
Ci sono ragazzi che frequentano le scuole professionali e che poi cercano di aprire un'attività; molti lasciano perdere, qualcuno ci riesce. Non è un lavoro facile perché non è solo saper tenere in mano forbici e pettine, bisogna saper creare quella giusta alchimia con il cliente che si affida a te per il taglio di capelli, cercando di soddisfare un suo bisogno. Per fare questo è necessario stabilire un rapporto di fiducia e per fare questo ci vuole del tempo e si sa che oggi siamo abituati, specie le nuove generazioni, a massimizzare i risultati e ottenere tutto nell'immediato.
Cosa secondo lei si può fare per tenere in vita l'arte del parrucchiere?
Fa parte dei mestieri che tendono a scomparire; a mio modesto avviso nel prossimo futuro non sparirà ma perderà di personalità come già sta succedendo in svariati lavori. Un suggerimento è quello di creare scuole professionali più attrattive, incentivando i giovani e facendo apprendere il modo giusto per rapportarsi con le persone. Ma qui si apre un altro capitolo e la sua mezz'ora di coccole l'ha già avuta. La prossima volta se vuole parliamo di come questo lavoro mi ha cambiato in sensibilità ed empatia e dove spesso ho imparato anche tante lezioni di vita vissuta.














