Riceviamo e pubblichiamo la lettera del consigliere regionale Emanuele Monti.
Gentile Direttore,
in questi giorni Amsterdam è il centro del mondo del canottaggio. Guardare un appuntamento come i Mondiali Assoluti significa, inevitabilmente, guardare anche alla nostra Varese, che da anni vive questa disciplina da protagonista.
Del resto, della possibilità di portare in futuro a Varese un grande appuntamento internazionale di canottaggio si è già discusso, e anche in occasione dei recenti Europei ho avuto modo di sottolineare quanto il nostro territorio abbia caratteristiche importanti per poter ambire a una sfida di questo livello.
Oggi, però, credo sia utile fare un passo avanti nel ragionamento: non limitarsi a dire che Varese avrebbe le carte in regola, ma capire se esistono concretamente le condizioni per costruire una candidatura ai Mondiali.
Le premesse ci sono.
C'è un lago che da decenni è una casa naturale per il canottaggio. Ci sono società sportive che svolgono un lavoro straordinario, atleti di livello internazionale, tecnici e volontari con una competenza maturata sul campo. Ci sono strutture che hanno già dimostrato di poter ospitare manifestazioni importanti e c'è un territorio che, per posizione e capacità ricettiva, può accogliere atleti, tecnici e delegazioni.
E c'è un altro elemento che considero decisivo: Varese ha già esperienza nell'organizzazione di eventi internazionali. Non partiremmo da zero e non dovremmo inventarci una vocazione che non abbiamo. Dovremmo, piuttosto, valorizzare ciò che già esiste e capire quali ulteriori investimenti sarebbero necessari.
È proprio questo, a mio avviso, il punto su cui dovrebbe concentrarsi il dibattito.
Ospitare un Mondiale non significa soltanto avere un campo di gara adeguato. Significa garantire standard internazionali sotto il profilo logistico, dei trasporti, dell'accoglienza, della sicurezza, dei servizi per le delegazioni e per il pubblico. Significa programmare per tempo gli interventi necessari e soprattutto costruire un progetto sostenibile, dal punto di vista economico e organizzativo.
Per questo non credo servano annunci o candidature improvvisate.
Serve un percorso.
Per questo credo che, fin dall'inizio, dovremmo coinvolgere anche le persone che hanno maturato comprovate esperienze nell'organizzazione e nella gestione di grandi eventi sportivi a livello nazionale e internazionale. Chi ha già affrontato queste sfide conosce gli standard richiesti, sa quali sono le criticità da prevenire e può aiutarci a trasformare una buona idea in un progetto credibile e competitivo.
Regione Lombardia, enti locali, Federazione Italiana Canottaggio, società sportive e operatori del territorio dovrebbero sedersi attorno a un tavolo e fare una valutazione seria: quali sono i requisiti? Cosa abbiamo già? Cosa manca? Quanto costerebbe colmare eventuali lacune? Quali sarebbero i benefici per il territorio?
Come sempre sono convinto riusciremo a colmare le lacune e trovare le risorse adeguate, come è stato per le Olimpiadi invernali solo con un sogno forte e una motivazione altrettanto solida si può mirare al traguardo presentandosi con credibilità alla comunità internazionale del canottaggio.
Ma sarebbe un errore, al tempo stesso, sottovalutare l'opportunità.
Un Mondiale porterebbe nel Varesotto migliaia di atleti, tecnici, accompagnatori e appassionati. Sarebbe una vetrina straordinaria per il nostro lago e per tutta la provincia, con ricadute sul turismo, sull'accoglienza, sulla ristorazione e sulle attività economiche. E potrebbe rappresentare l'occasione per realizzare investimenti destinati a rimanere al territorio anche dopo la conclusione della manifestazione.
Il tema non è se Varese possa semplicemente sognare un Mondiale. Il tema è se abbia senso lavorare concretamente per conquistarselo.
Io credo di sì.
E credo che, dopo anni nei quali Varese ha dimostrato di essere una realtà importante nel panorama remiero internazionale, sia arrivato il momento di trasformare il dibattito in una verifica concreta.
Se le condizioni ci saranno, dovremo avere l'ambizione di presentarci. Se serviranno investimenti, dovremo valutarli con serietà. Se ci saranno ostacoli, dovremo affrontarli con realismo.
Ma una cosa possiamo dirla già oggi: Varese ha una storia, una competenza e un patrimonio sportivo che meritano di essere messi alla prova anche sulla sfida dei Mondiali.
Amsterdam, in questi giorni, ci ricorda quanto sia grande questa manifestazione.
Il prossimo passo, per Varese, deve essere quello di prepararsi e creare la squadra per ospitare qui il Mondiale di canottaggio per la prima volta nella storia. Proprio così, questo non è un appuntamento solo con lo sport ma con la storia che oggi bussa alla porta della città giardino.













