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Territorio | 21 luglio 2026, 16:20

VIDEO - «Mio nonno un leone, la sua savana era il jazz»: lacrime, sorrisi e musica al funerale di Gianni Cazzola

Omaggio in parole e note al batterista scomparso a 88 anni, sul palco fino all’ultimo. Il saluto del sindaco, Emanuele Antonelli. Don Antonio Corvi rievoca una conversazione con l’artista: «Ce lo eravamo detto: Dio è molto jazz, agisce per passione e mette in moto l’amore»

VIDEO - «Mio nonno un leone, la sua savana era il jazz»: lacrime, sorrisi e musica al funerale di Gianni Cazzola

Lacrime ne sono scappate. Di più sono state le note accompagnate dai sorrisi, scroscianti gli applausi, tutti in piedi, a seguire il feretro, a ritmare (video in fondo). Non poteva che andare così il funerale di Gianni Cazzola, batterista stimato e amato, scomparso a 88 anni, una vita on stage, bacchette in mano fino all’ultimo (vedi QUI). Nella chiesa di Sant’Edoardo, l’ultimo saluto ha seguito un copione insolito. Discorsi di commiato all’inizio e non, come di consueto, in chiusura di cerimonia.

Quasi un omaggio all’estro di Cazzola. «Sei stato un improvvisatore – ha ricordato la figlia, Claudia – eri come la tua musica (…) Avevi lo swing nel cuore ed eri capace di trasmettere vibrazioni». Rievocata la gioia trasmessa dal padre, suonando, e la sua convinzione che la bontà d’animo sia indispensabile per essere felici: «Salutaci la mamma» ha concluso, commossa. «Mio nonno è stato una persona unica prima che un jazzista unico». Questo il monito della nipote, Elisa. Che ha ripetuto un gioco fatto tante volte, l’associazione tra persone e animali per analogie di carattere e condotta: «Lui ovviamente è stato un leone, la sua savana era il jazz. Con la nonna ha creato una famiglia meravigliosa».

Anche il sindaco, Emanuele Antonelli, ha preso brevemente la parola. Per tornare all’ultimo concerto organizzato con Tullio De Piscopo, al piacere dell’incontro con il batterista, all’eco suscitata in tutta Italia dalla sua scomparsa: «Grazie Gianni, sei stato motivo di orgoglio per Busto, un onore averti avuto tra noi».

Il celebrante, don Antonio Corvi, ricordata nell’omelia la conoscenza personale con Cazzola, ha rievocato in particolare una conversazione: «Ce lo siamo detto: Dio è molto jazz. E fa solo pezzi unici. Gianni ovviamente era un pezzo unico. (...) La passione consente di creare sempre qualcosa di nuovo, di vedere oltre, di vivere l’amore. L’amore può tenere insieme, rendere belle le dissonanze, i passaggi, le improvvisazioni (...) Alle radici della parola “arte” c’è anche il concetto del “mettere in moto”. Il vero artista, come Gianni, sa mettere in moto l’amore».

Stefano Tosi

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