Torna l'appuntamento con la rubrica dedicata alla storia, agli aneddoti, alle leggende e al patrimonio storico e culturale di Varese e del Varesotto in collaborazione con l'associazione La Varese Nascosta. Ogni sabato pubblichiamo un contributo per conoscere meglio il territorio che ci circonda.
Il mistero del Castelasc: la sentinella romana che i Longobardi fecero grande
Sulla collina di Cuasso al Monte, in provincia di Varese, dominano i ruderi imponenti del Castelasc, uno dei siti più suggestivi dell’Insubria. Il complesso occupa interamente il crinale su circa 3500 metri quadri, in posizione dominante.
La storia comincia in epoca romana, con la poderosa rocca a nord-est: una torre di avvistamento e segnalazione dell’Impero, inserita nel sistema difensivo che controllava la via da Milano verso i valichi del San Gottardo e del San Bernardino. Da lì si domina l’intera porzione meridionale del Lago di Lugano. La sua posizione al vertice di una gola scoscesa la rendeva praticamente inespugnabile.
Furono i Longobardi a trasformarla in castello tra la fine del sesto e l’ottavo secolo, ampliando la torre romana. Diedero al complesso una pianta insolita, a ventaglio, che ha pochissimi confronti al mondo: uno è il castello di Warkworth in Inghilterra, costruito su un precedente insediamento sassone, e l’altro è il castello di Trecate, ormai scomparso.
Proprio questa rarissima somiglianza ha fatto ipotizzare l’intervento di maestranze sassoni nella costruzione.
Paolo Diacono, nella sua Historia Langobardorum, racconta che nel 568 circa ventimila Sassoni scesero in Italia con re Alboino.
Sassoni e Longobardi condividevano antiche origini comuni, avendo vissuto nel primo secolo dopo Cristo nella Germania settentrionale lungo il fiume Elba. Nel 734, ventimila arimanni sassoni lasciarono l’Italia per disaccordi con il potere longobardo. Gli scavi degli anni Settanta hanno confermato la presenza longobarda con oggetti tipici e persino una moneta inglese del decimo secolo, testimonianza dei traffici lungo la Via Francigena.
Nel Medioevo fu un importante presidio del Contado del Seprio, probabilmente possedimento della famiglia da Besozzo come caposaldo al confine con i Torriani. Giocò un ruolo nelle lotte tra guelfi e ghibellini nel tredicesimo secolo. Con la vittoria dei Visconti perse importanza, finendo abbandonato tra il tredicesimo e il quindicesimo secolo.
Venne inserito in un’ordinanza di Francesco Sforza per lo smantellamento di fortificazioni, ma l’ordine non venne eseguito perché era già in rovina. Le chiese interne di San Dionigi e forse Sant’Ambrogio furono sconsacrate da Carlo Borromeo a metà Cinquecento, demolite, e le pietre riutilizzate per il campanile della parrocchiale di Cuasso.
Durante la Prima Guerra Mondiale la rocca romana tornò in servizio come punto di osservazione della “Frontiera Nord” del generale Cadorna.
Tra i boschi intorno ai ruderi vive anche una leggenda popolare: si racconta che vi si aggiri il fantasma di Carlo, figlio del Duca di Cuasso, ucciso a tradimento nel sonno per amore di una donna.
Oggi questi resti imponenti sono tra i “Luoghi del Cuore” del FAI, un luogo che custodisce quasi duemila anni di storia. Eppure resta in gran parte avvolto dal mistero, proprio per la frammentarietà delle fonti scritte che ci sono arrivate.
È questa scarsità di documenti ufficiali a rendere il Castelasc così affascinante: sappiamo cosa fu, ma molti dettagli della sua lunga vita restano ancora da scoprire.
Davide Sottocasa
(Fonti principali: Castello di Cuasso (con bibliografia estesa), Scheda FAI - I Luoghi del Cuore, Castello di Cuasso, A. Bianchi, C. Bertoni, G. Grignaschi, Il castello di Cuasso, Rivista della Società Storica Varesina, 1977)














