Un carcere che ospita quasi il doppio dei detenuti rispetto alla sua capienza, spazi ormai insufficienti per garantire attività trattamentali e condizioni dignitose, una struttura datata e bisognosa di interventi. Ma anche una possibile soluzione urbanistica già inserita nel percorso del nuovo Piano di governo del territorio e annunciata dal sindaco di Varese Davide Galimberti: “connettere” il Comando della Polizia Locale di via Sempione al carcere in modo tale da creare nuovi spazi all’interno della casa circondariale.
Nella mattinata di oggi una composita delegazione cittadina ha fatto visita al carcere dei Miogni: ne è emerso un quadro di criticità e “resistenza” in condizioni tutt’altro che ideale. Della missione hanno fatto parte, oltre al sindaco Galimberti, gli assessori Andrea Civati ed Enzo Laforgia, il consigliere regionale Samuele Astuti, le consigliere comunali Maria Grazia D'Amico e Manuela Lozza, il consigliere provinciale Matteo Marchesi, Manuele Battaggi del Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti, Francesco Vazzana della Cgil, Cecilia Santo di Collettiva, Filippo Cardaci (Acli provinciali), Filippo Maroni (Happiness - Parrocchia San Vittore), il cappellano del carcere don Matteo Rivolta e Claudio Lurati della Casa della Carità.
Il primo dato che colpisce rispetto alla successiva relazione che i rappresentanti della delegazione hanno fatto una volta tornati a Palazzo Estense è quello relativo al sovraffollamento. Attualmente ai Miogni sono presenti 97 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 53 posti, pari a un tasso di affollamento di circa 180%, superiore alla già critica media nazionale (140%) e in linea con quella lombarda. La pena massima scontata è di 5 anni. Dei 97 carcerati, nove sono ammessi a misure di semilibertà o al lavoro esterno tramite l'articolo 21 dell'ordinamento penitenziario, mentre otto hanno meno di 25 anni. Il 60% dei detenuti è italiano, gli altri sono stranieri, e la maggior parte proviene dal territorio varesino.
«Proprio questa forte territorialità deve responsabilizzare il territorio - è stato sottolineato durante la visita - sia per prevenire il reato sia per favorire il reinserimento sociale». Un concetto ribadito anche dall'assessore Enzo Laforgia, mentre la consigliera comunale Maria Grazia D'Amico ha evidenziato come a Varese esistano già reti associative importanti che andrebbero ulteriormente rafforzate.
Il problema principale resta quello degli spazi. Le celle rimangono chiuse per circa 16 ore al giorno; nelle restanti otto i detenuti possono accedere ai passeggi, agli spazi comuni e a una piccola palestra, utilizzabile però soltanto da due persone alla volta per cinquanta minuti. L'aula destinata alla socialità più ampia può contenere appena una quindicina di persone alla volta.
Ogni cella ospita tre detenuti, disponendo di un letto a castello e di un letto singolo. Le condizioni della struttura sono critiche: al piano terra ogni cella è dotata di una doccia, ma molte risultano non funzionanti; ai piani superiori ci sono soltanto quattro docce comuni per piano. Sono stati segnalati anche bagni deteriorati, infiltrazioni e perdite d'acqua. Fino a pochi giorni fa ventilatori e fornelli erano disponibili soltanto per chi poteva acquistarli autonomamente: dopo le proteste per il caldo messe in atto dagli stessi detenuti, grazie a una donazione promossa attraverso il cappellano del carcere don Matteo Rivolta ogni cella dispone ora di un ventilatore.
Altro grave problema: il personale carcerario risente della carenza di organico. Attualmente operano nei Miogni 52 agenti di Polizia penitenziaria, a fronte dei 67 previsti per una struttura da 53 posti. Sei unità sono impegnate nelle traduzioni dei detenuti e tredici svolgono funzioni amministrative. Gli educatori sono soltanto due a tempo pieno e uno di loro andrà presto in pensione.
Sul fronte sanitario sono presenti medico e infermiere, ma non esiste un servizio sanitario attivo 24 ore su 24: fuori dagli orari ordinari interviene la guardia medica.
Circa la metà dei detenuti è tossicodipendente, anche se secondo gli operatori il dato reale potrebbe essere ancora più elevato. Attualmente interviene il Sert su chiamata, mentre è stata evidenziata la necessità di creare un'unità dedicata alle dipendenze stabile all'interno del carcere. Un progetto che oggi si scontra - anche qui - con la cronica mancanza di spazi.
Nonostante le difficoltà proseguono le attività scolastiche e lavorative, dalla ciclofficina all'orto fino ai laboratori di cucina, anche se durante il periodo estivo il numero dei partecipanti diminuisce.
Galimberti: «Nel PGT la proposta per ampliare il carcere»
Una possibile risposta ai problemi di spazio è stata, come anticipato, annunciata da Galimberti e percorrerà l’iter del PGT in corso di approvazione: «Il Comune - ha spiegato il primo cittadino - ha già previsto nel PGT la possibilità di annettere il comando della Polizia locale, che confina con il carcere, alla casa circondariale stessa. La nostra disponibilità c’è, le risorse ci sono e l’accordo fra i ministeri competenti pure: questo darà modo di ricavare una superficie maggiore a disposizione dei detenuti e della polizia penitenziaria».













