/ Calcio

Calcio | 13 luglio 2026, 07:08

Milanese, l'uomo dei sogni: «Il mio calcio popolare e romantico che si fa amare dalla gente. Le emozioni non hanno categoria, e la Solbiatese lo sa»

Il patron nerazzurro guarda sempre avanti: «Stupito da quante persone hanno sempre creduto in noi. Siamo un "incubatore" di sogni e abbiamo giocatori che sanno trascinare il pubblico. Ripartiamo dall'effetto-promozione, puntando su zoccolo duro e bravi giovani. Denni Scapinello? Lo abbiamo riportato dove deve stare». Sugli incontri con il sindaco Galimberti: «La sua idea è più che rispettabile ed è giusto dire che unendo le risorse si può ambire a categorie molto più importanti». Il rapporto con l'amministrazione di Solbiate: «Buono e corretto. Con un primo cittadino che è anche tifoso ci possono essere confronti». Acquisti: ecco Riboli, Valisena e Pandullo per cominciare. Raduno lunedì 27 a Gallarate, cinque le amichevoli

Claudio Milanese e il capitano della Solbia Mattia Gabrielli stretti in una morsa dopo la promozione in Serie D. Sotto in gallery il patron con mister Gatti (foto Alessandro Umberto Galbiati)

Claudio Milanese e il capitano della Solbia Mattia Gabrielli stretti in una morsa dopo la promozione in Serie D. Sotto in gallery il patron con mister Gatti (foto Alessandro Umberto Galbiati)

Il grande sogno è questo: un calcio popolare e romantico che regala sogni ed emozioni. E che torna a farsi amare dalla gente. 

«Io credo nell'anima che risale dal campo e ammalia gli spalti. Credo nel calcio di una volta che porta i tifosi allo stadio perché sentono addosso la maglia e si innamorano di un giocatore e di un progetto che non muoiono in base al risultato: a volte non si riesce a tagliare il traguardo e altre volte sì, ma intanto sei lì, ci provi e ci riprovi, arrivi sempre in fondo»: Claudio Milanese è in forma, "vede" la Solbiatese come la «squadra di quelli che ci mettono passione» e come «incubatore di sogni» anche in Serie D, dove è tornata dopo 15 anni e rispetta tutti ma non invidia nessuno, neppure chi partirà per vincere il campionato perché «noi seguiamo la nostra strada, abbiamo un gruppo fatto di giocatori che trascinano chi viene a vederci (da Gabrielli a Monteiro Barbosa e Scapinello) insieme al nostro allenatore, l'uomo giusto al posto giusto, a cui aggiungeremo i giovani che servono in questa categoria». 

Il patron nerazzurro usa parole antiche e perdute come magia, imprevedibilità, complicità di un gruppo che ottiene risultati perché «si diverte e fa divertire il pubblico, mischiandosi con i tifosi dopo la partita», e torna sempre lì, a un calcio che «regala sogni» nella vita di tutti i giorni come li ha regalati, per esempio, Haaland suonando il tamburo e facendo remare una nazione di vichinghi. O come accade in uno dei suoi film preferiti, "L'uomo dei sogni" con Kevin Kostner, in cui un contadino dell'Iowa sente una voce misteriosa che gli dice: "Se lo costruisci, lui tornerà". Una voce che lo trascina in una missione impossibile, a costo di farsi dare del pazzo, verso quel sogno che gli altri non vedevano. Ma lui, sì.

Claudio Milanese, cosa resta ai 500 che hanno seguito la Solbiatese alla finale di Coppa Italia persa a Firenze e, due anni dopo, allo spareggio promozione vinto a Soncino?
«Io mi rapporto al calcio con un approccio romantico, probabilmente fuori dal tempo e non in linea con la realtà di oggi. Credo che il calcio debba dare emozioni alla gente e che, per farlo, sia necessario creare situazioni che permettano alle persone di vivere queste emozioni: giocatori, dirigenti e addetti ai lavori devono respirare un'aria positiva. Un calcio amorfo che ragiona troppo di tecnica e orientato al business perde la sua essenza. Siccome le emozioni non conoscono categorie, chi è venuto a Firenze per la finale di Coppa Italia e chi a Soncino per la finale playoff ha vissuto un sogno. Una volta è andata male e l'altra bene, ma l'emozione è la stessa. Anzi, bene incanalata forse la delusione ci ha legato persino di più».

E a lei cosa hanno lasciato quei momenti?
«Esattamente quello che hanno lasciato alla gente: ho provato emozioni fortissime e sono contento di avere contribuito a crearle».

Dopo una promozione molti sostengono che serva rivoluzionare la squadra perché sia all'altezza della categoria superiore, altri come il giornalista Giancarlo Pigionatti scrivevano sulla Prealpina che "l'effetto promozione" va cavalcato, confermando il gruppo vincente che con la sua alchimia otterrà comunque di più. Lei come la pensa?
«Sono più dell'idea di Pigionatti. Credo che i giocatori che hanno vissuto insieme un'esperienza fatta di sacrifici, sofferenza e vittorie possano trascinarsi quell'effetto positivo anche nella stagione successiva. Per questo partiremo dal blocco dello scorso anno».

Monteiro Barbosa (25 gol) resterà?
«Lui mi ha detto che vuole restare e noi gli abbiamo detto che saremmo molto felici di trattenerlo. Siamo rimasti su queste basi».

Il ritorno di Danni Scapinello cosa rappresenta per lei e per il club?
«Denni ha sposato il nostro progetto fin dalla Promozione, anche se non è chiaramente un giocatore da Promozione. L'anno scorso, di comune accordo, abbiamo ritenuto giusto per mille motivi che sia lui, sia la Solbiatese facessero un'esperienza diversa. Lui ha dimostrato di poter vincere il campionato anche senza la Solbiatese, e noi abbiamo dimostrato di poter vincere anche senza di lui: questo conferma quello che ripeto sempre ai miei giocatori e cioè che in queste categorie non vincono né i presidenti, né gli allenatori e nemmeno i singoli calciatori, per quanto forti siano, ma vincono le squadre. Adesso siamo entrambi più forti ed è giusto riportare Denni dove deve stare, cioè alla Solbiatese. Anche perché non se ne è mai andato, oltre a essere un giocatore che non può essere discusso».

Cosa rappresenta oggi la Solbiatese nel panorama del calcio provinciale rispetto a quando siete ripartiti?
«Quando mi sono avvicinato e abbiamo iniziato a costruire il progetto Solbiatese il punto di arrivo era la Serie D, cercando di creare un ambiente capace di suscitare interesse e regalare emozioni. Oggi ci siamo arrivati e ci confrontiamo con club importanti come il Varese, la realtà più blasonata, la Varesina e la Pro Patria. La Solbiatese ha tutte le possibilità di ritagliarsi il proprio spazio e dire la sua».

Ripartite dal ds Gorrasi e dall'allenatore Gatti.
«Gorrasi non è mai stato in discussione: c'è dal primo giorno, siamo partiti insieme e andremo avanti insieme. In questi anni non mi è mai passato per la testa di chiedere a Gorrassi se avesse intenzione di cambiare aria. Per quanto riguarda Gatti, ha dimostrato di essere l'allenatore giusto per questo gruppo e questa società. È arrivato in una situazione non facile, si è integrato meravigliosamente nell'ambiente e siamo perfettamente in sintonia sul progetto tecnico. La logica conseguenza è andare avanti assieme».

Qual è l'obiettivo della prossima stagione?
«Capire la categoria, perché non la conosciamo. L'obiettivo è fare un campionato dignitoso, costruire un gruppo futuribile e consolidare quanto abbiamo raggiunto. Poi, siccome parliamo di sogni, dentro di me continuo a pensare che i miei giocatori siano i migliori di tutti. Vedremo cosa dirà il campo».

Quanto conta l'ambiente che avete costruito attorno alla squadra?
«La mia ambizione è vedere undici giocatori in campo con la maglia della Solbiatese e tutti quelli "fuori", sugli spalti, che si sentono addosso la stessa maglia. Tutti devono poter dare il proprio contributo. Si vince insieme e chiunque si avvicina a noi con passione deve poter dare il suo contributo, anche grazie a chi non finirà mai in prima pagina ma è fondamentale. Continuerò a lavorare per migliorare l'amicizia, l'integrazione e l'amore per la maglia di tutti quelli che sono vicini, o si sono avvicinati, alla Solbiatese».

Quando è arrivato a Solbiate pensava di restare così a lungo?
«Fino al raggiungimento della Serie D, e credevo di raggiungerla un anno prima, ero convinto di dover restare. Poi, magari, pensavo di poter rivedere il progetto o magari passare anche la mano avendo costruito qualcosa di solido capace di camminare da solo. Oggi, invece, ho intenzione di restare».

Lei ha partecipato agli incontri promossi dal sindaco Galimberti sul futuro del calcio varesino insieme agli altri imprenditori dei principali club della zona. Che idea si è fatto?
«Il sindaco ha lanciato un'idea più che rispettabile e più che corretta partendo da una semplice riflessione: il nord della nostra provincia esprime realtà importanti ma tutte in categorie inferiori e, considerando che Varese ha il problema dello stadio da affrontare, ha bisogno di un progetto sportivo ambizioso che gli consenta di far marciare di pari passo gli investimenti sulla struttura. La domanda che ne è seguita è questa: invece di disperdere risorse in più rivoli, è possibile concentrarle con pari dignità, trovando una soluzione o una forma di collaborazione per costruire qualcosa di più ambizioso? È una riflessione giusta sulla quale confrontarsi perché, in linea teorica, unendo tutte le risorse è molto probabile che questo territorio possa ambire a categorie molto superiori, ritrovando visibilità e lustro. Non credo che Galimberti voglia espropriare niente a nessuno, ed è giusto confrontarsi con questo concetto rispettabilissimo. Da lì a realizzarlo ci sono poi tantissime difficoltà perché esistono identità, tifoserie, amministrazioni comunali e storie diverse. Servirebbe un grande salto culturale per iniziare una fase nuova: per ora è stato corretto confrontarsi, vedremo in futuro se nascerà qualcosa di concreto».

Com'è il rapporto con l'amministrazione comunale di Solbiate?
«Sempre buono: se siamo arrivati fin qui è anche grazie alla collaborazione con il Comune, che ringrazio. Siamo stati bravi come società perché abbiamo dato il là con investimenti importanti di tasca nostra (i campi sintetici, il padel...), poi è arrivata la convenzione con il Milan che ha permesso di fare un salto determinante per riqualificare un impianto già bello e, ora, il Comune sta completando ulteriori interventi per avere uno stadio all'avanguardia per la nostra realtà e anche per la provincia di Varese, dove il nostro stadio è l'unico insieme allo Speroni omologato per la Serie C. Abbiamo un sindaco a cui sono affezionato che è anche un grande appassionato della Solbiatese di cui è stato presidente per molti anni e, quindi, con lui ci possono essere confronti tra "tifosi", come avviene con tutti i tifosi. Noi siamo sempre stati corretti con l'amministrazione, e altrettanto lo è stata l'amministrazione con noi».

Ci sono persone speciali vicino a questo progetto...
«Penso al cavaliere Sergio Filograna, che è con noi dal primo giorno: ci ha dato una mano enorme e vive tutto con passione. Penso a Mirko Barban, grazie al quale sono entrato nel calcio dilettantistico ed è un punto di riferimento, e a Lele Pivetta, che oltre a essere un grande appassionato è anche molto competente. E penso anche alla presidentessa Silvia Gatti, che in settimana ha consegnato a Roma i documenti per l'iscrizione alla D. È un gruppo di amici veri, persone che fanno sacrifici per il bene della Solbiatese».

A chi dedica questo traguardo?
«Alla gente che ha sempre creduto in noi, a volte stupendo anche me. Ricordo ancora oggi le cinquecento persone che sono venute a Firenze con un caldo incredibile: significa che qualcosa abbiamo mosso. Se siamo riusciti a spostare così tanti appassionati significa che abbiamo costruito qualcosa di importante. È questa la vittoria più bella».

Quando ripartirà la squadra?
«Il 27 luglio da Gallarate per i test atletici, poi andremo come sempre in ritiro a Serina, in provincia di Bergamo. Partiremo con lo zoccolo duro della scorsa stagione, ma dovremo inserire anche tanti giovani per effetto della regola degli under. Molto dipenderà dalla capacità di scegliere bene i giovani».

Girone A o girone B?
«Personalmente sono affascinato dal girone A, ma da dirigente dico che quest'anno è molto impegnativo: ci sono Alessandria, Biellese, Sanremese, Chisola, Sestri Levante, Varese... Forse, paradossalmente, il girone B permetterebbe di giocare un calcio un po' più tecnico e meno battagliero».

____________________

Le ultime sulla squadra e sul mercato

Raduno: nel pomeriggio di lunedì 27 luglio alle Azalee di Gallarate dove inizierà la preparazione, poi tradizionale ritiro a Serina (Bergamo)

Amichevoli:
- sabato 1 agosto Milan Futuro - Solbiatese  (probabilmente a Milanello)
- ⁠mercoledì 5 agosto (in ritiro a Serina) Solbiatese - Cremonese Primavera 
- ⁠domenica 9 agosto Casatese - Solbiatese 
- ⁠venerdì 14 agosto Tritium - Solbiatese 
- ⁠ mercoledì 19 agosto Vergiatese - Solbiatese 
- ⁠domenica 23 agosto Coppa Italia

Neo acquisti:
- Lorenzo Riboli, attaccante, 25 anni, 14 gol con il Ciliverghe e 9 gol con il Codogno in Eccellenza
- Nico Valisena, centrocampista, 21 anni, in arrivo dalla Varesina
- Giuseppe Pandullo, difensore laterale, 19 anni, in arrivo dal Pavia

In uscita
Cocuz, Galli, Minuzzi, Lonardi, Bobbo, Fiorella, Cavalleri

Andrea Confalonieri


Vuoi rimanere informato sul Varese e dire la tua?
Iscriviti al nostro servizio gratuito! Ecco come fare:
- aggiungere alla lista di contatti WhatsApp il numero 0039 347 2523606
- inviare un messaggio con il testo VARESE CALCIO
- la doppia spunta conferma la ricezione della richiesta.
I messaggi saranno inviati in modalità broadcast, quindi nessun iscritto potrà vedere i contatti altrui, il vostro anonimato è garantito rispetto a chiunque altro.
VareseNoi.it li utilizzerà solo per le finalità di questo servizio e non li condividerà con nessun altro.
Per disattivare il servizio, basta inviare in qualunque momento un messaggio WhatsApp con testo STOP VARESE CALCIO sempre al numero 0039 347 2523606.

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A LUGLIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore