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Calcio | 09 luglio 2026, 08:02

Pro Patria verso l'iscrizione? Travagin: «Ho fatto la mia parte, ora tocca a Finnat. Ma a Busto tutto mi è contro, dopo questo me ne vado»

La mediazione del sindaco avvicina alla fumata bianca per partecipare alla Serie D. Ma il neopresidente va verso l'addio: «Sono qui da pochissimi giorni, sono stato aggredito e insultato ma ho fatto il mio dovere, senza rancore, per salvare la squadra»

Pro Patria verso l'iscrizione? Travagin: «Ho fatto la mia parte, ora tocca a Finnat. Ma a Busto tutto mi è contro, dopo questo me ne vado»

Nemmeno 48 ore alla scadenza del 10 luglio per l'iscrizione al prossimo campionato di Serie D. I tifosi della Pro Patria vivono ore di attesa, nella speranza che qualcosa si muova. Gli ultimi due giorni sembrano aver portato una ventata di moderato ottimismo, soprattutto dopo l'incontro che ha visto il sindaco Emanuele Antonelli ricevere Giancarlo Travagin nel proprio ufficio. Un intervento, quello del primo cittadino, che sembra aver sbloccato la situazione. 
E' infatti più conciliante la posizione del neo-presidente (forse ancora per poco) del club di via Ca' Bianca. Iscrivere e vendere il club sembra essere la volontà dell'imprenditore piemontese.

«Ho fatto quello che era di mia competenza per iscrivere la società alla Lega» esordisce con fermezza Travagin, spiegando di aver completato l'iter burocratico concordato con l'amministrazione comunale. «La mia parte, quella che dovevo fare secondo gli impegni presi direttamente con il sindaco, l'ho fatta ed è completamente in regola. Adesso manca la parte di Finnat».

L'imprenditore spiega che il destino dell'iscrizione è ora vincolato al saldo delle quote da parte del socio di minoranza: «Nelle parole dello stesso Bassi, l'accordo era chiaro: "Travagin fa la sua parte e io faccio la mia". Io ho dovuto provvedere in questi giorni a saldare tutti i conti in sospeso con la FIGC, effettuando pagamenti. Ora sto aspettando il documento che attesti l'avvenuto pagamento della quota dovuta da parte del 49%. Se loro non vorranno partecipare e la squadra non si iscriverà, non dipenderà certo da me. Io e il sindaco siamo allineati. Gli altri, invece, sono ancora lì che ci stanno pensando».

Decisivo il meeting con Antonelli: «Il sindaco è intervenuto perché è una persona seria e perbene, e ha a cuore la Pro Patria. Mi ha chiamato ricordandomi che la società è un patrimonio del territorio, dei giovani e di Busto, e io ne sono pienamente cosciente. Ma se dall'altra parte si sta degenerando, non è un problema mio».

Il clima pesante vissuto dal giorno del suo insediamento ha spinto Travagin a confermare l'intenzione di farsi da parte. Una sorta di "sign and trade" come nel campionato NBA: «Sono qui da pochissimi giorni, se escludiamo il fine settimana sono appena tre o quattro giorni di lavoro effettivo. Eppure sono già stato dipinto come il male assoluto, sono stato menato e se vado allo stadio vedo ancora lo striscione che mi dice di andarmene. Nonostante l'aggressione su cui la magistratura sta indagando, io sono qui a iscrivere la società senza rancore verso nessuno. Penso che chiamerò Striscia la notizia, è una situazione assurda».

Da qui, la conferma della volontà di lasciare il club in tempi rapidissimi: «Tutto mi è contro qui a Busto Arsizio. Quando trovi solo negatività, odio, disprezzo e tanta ignoranza sobillata da gente che rema contro a quello che sto facendo di buono, diventa inutile restare. Quindi me ne vado, non ci penso un minuto di più. L'unica cosa che volevo fare prima di lasciare era iscrivere la squadra, e l'ho fatto. Il mio dovere l’ho compiuto».

Il presidente uscente difende infine con forza la trasparenza dei propri conti e la propria onorabilità personale: «La mia gestione parte da zero, io non ho creato un solo centesimo di debito. I debiti pregressi appartengono alla passata gestione Finnat-Testa. La gestione Travagin è a "più cento". Cosa deve dirmi la gente? Il sindaco stesso ha ricordato che quando una persona investe anche solo un euro nella Pro Patria bisognerebbe dirgli grazie. Io ho messo cifre importanti, eppure ho ricevuto sputi e insulti gratuiti. Io sono una persona seria e vorrei essere giudicato solo per il lavoro che faccio e per quello che costruisco. I prossimi giorni saranno decisivi».

Sembrerebbe tutto apparecchiato per quel finale che in tanti, in queste settimane, in forme differenti, hanno sperato. 

Giovanni Ferrario


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