«Comunico ergo sum».
Ha riadattato Cartesio alla sua lunga militanza nel mondo dei media Gerry Scotti per infiocchettare, con un colpo da maestro, la cerimonia che oggi lo ha visto protagonista a Varese.
Uno dei più grandi mattatori della storia della televisione italiana ha ricevuto la laurea magistrale honoris causa in Scienze e tecniche della comunicazione da parte dell’Università dell’Insubria, a premiare una carriera prima radiofonica, poi soprattutto televisiva, di grande impatto, lungo la quale ha saputo “entrare” nelle case degli italiani con grande semplicità ed efficacia.
La circostanza è diventata un grande avvenimento nel pomeriggio dell’ateneo varesino: Aula Magna di via Ravasi piena e grande attesa per l’arrivo del conduttore, 69 anni, originario della provincia di Pavia. Scotti si è prima intrattenuto nel rettorato, dove è stato ricevuto dal senato accademico e dalle autorità cittadine, tra cui il prefetto di Varese Salvatore Pasquariello, il sindaco Davide Galimberti e il presidente della Provincia Marco Magrini, e ha salutato l’arrivo per l’occasione del ministro dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini.
Poco dopo, ecco la sua apparizione in sala, salutato da un’autentica ovazione: «Gerry Scotti ha saputo costruire con il suo pubblico un rapporto autentico e di fiducia, ed è percepito come uno di famiglia, un amico, un interlocutore per giovani e diversamente giovani» ha detto la rettrice Maria Pierro, nell’introduzione della cerimonia. «Il conferimento della laurea magistrale honoris causa trova ragione non solo nell'indiscutibile successo di una carriera di rara longevità e continuità, ma anche nella particolare qualità di un percorso professionale che ha saputo conservare intatta la propria credibilità».
A farle eco le parole della professoressa Paola Biavaschi, direttrice del Dipartimento di Scienze Umane: «Gerry Scotti ha saputo portare all'interno del mezzo televisivo un linguaggio partecipativo, diretto e capace di trasformare lo spettatore da semplice fruitore a interlocutore. La sua capacità di instaurare un legame di fiducia con milioni di spettatori, fondato sull'empatia e su uno stile comunicativo che rifugge dall'enfasi e dall'artificio per privilegiare autenticità, chiarezza e rispetto, ne fa un modello esemplare di comunicatore democratico».
La laudatio è stata affidata a Giulio Facchetti, professore ordinario di Glottologia e Linguistica: «Il conferimento della laurea magistrale honoris causa in Scienze e tecniche della comunicazione a Gerry Scotti intende riconoscere che una determinata esperienza professionale ha generato conoscenza, ha prodotto modelli interpretativi della realtà e ha contribuito a definire pratiche che, pur sviluppandosi al di fuori dell’accademia, risultano pienamente coerenti con gli oggetti di studio e con le finalità formative della disciplina. La sua vicenda professionale costituisce un caso esemplare di costruzione e gestione della relazione comunicativa all’interno dell’ecosistema mediale contemporaneo».
Significative anche le parole del ministro Bernini: «Sono certa che il percorso di Gerry non sia stato una grande favola comunicativa. Immagino che ci siano stati momenti accidentati e momenti difficili. Ed è anche questo l’insegnamento che dobbiamo trasmettere ai nostri studenti. Una cosa che chiedo sempre al mondo dell’alta formazione è spiegare alle studentesse e agli studenti che sbagliare è sano. Non bisogna avere paura di sbagliare. Chi ha paura di sbagliare non vive, o vive soltanto a metà». E ancora: «Gerry Scotti ha saputo sempre alimentare la propria curiosità intellettuale rimanendo se stesso. Il talento da solo non basta: servono professionalità, impegno e capacità di innovarsi».
Dopo i saluti da remoto del presidente della Lombardia Attilio Fontana («In un tempo in cui la comunicazione è spesso veloce e talvolta urlata, il suo stile ci ricorda l’importanza della misura e dell’umanità, dimostrando che l’intrattenimento ha anche una funzione sociale: creare fiducia e parlare a tutti con credibilità e rispetto») e la proiezione di un video che ha riproposto alcune sue apparizioni televisive, è stata la volta del momento più atteso: la lectio magistralis dell’insignito.
Nella quale Virginio Getty Scotti (il suo vero nome) ha saputo mischiare ironia, conoscenza e, ovviamente, grande comunicatività, prendendo spunti concreti da una parabola di vita che lui stesso ha definito poggiata su alcuni pilastri fondamentali: la provincia, la periferia, la musica, lo studio, la pubblicità, la radio e la televisione.
«Quando mi hanno detto che volevano darmi la laurea mi sono chiesto perché e poi ho pensato: “perché sono 50 anni che faccio questo”. Ho iniziato in una radio nella primavera del ’76. Non so fare da mangiare e non ho hobby, la mia famiglia mi dice che so fare solo questo. Voi state dando la laurea a uno che praticamente da 50 anni fa il badante di vostra madre o il babysitter di vostro figlio».
Non è mancato un aneddoto varesino risalente al suo periodo da studente ginnasiale. Dopo aver ricevuto la pagella con le insufficienze in latino e greco, il padre lo portò insieme alla madre al Sacro Monte di Varese, un po’ per trovare un ristorante in cui mangiare qualcosa, un po’ per pregare nel santuario mariano: «È andata bene, abbiamo mangiato benissimo e la preghiera ha funzionato: ho recuperato con l’8 sia in latino che in greco».






























































