Nel cuore elegante del cortile quadrato del Museo del Tessile, giovedì sera non è andata in scena soltanto una sfilata. È salita in passerella la vita. Quella che inciampa, combatte, cade e poi trova il coraggio di rialzarsi. Tra drappi, piante ornamentali e una passerella trasformata in un raffinato vialetto di rinascita, “Vesto il mio io – La cura è come un abito creato su misura” ha regalato alla città una serata intensa ed emozionante.
Un pienone assoluto, nessun posto libero. E soprattutto occhi lucidi. Perché ogni abito raccontava molto più di uno stile: custodiva una ferita, una rinascita, un’identità ritrovata.
L’inedita collaborazione tra Asst Valle Olona e Acof Olga Fiorini ha dato vita a un progetto che unisce bellezza, cura, creatività e umanità. Sei donne operate al seno — Anna, Romina, Loredana, Grazia, Elena e Rosita — hanno affidato pensieri, paure, speranze e ricordi a piccoli scrigni consegnati agli studenti della scuola di moda. Da quelle parole sono nati abiti unici, cuciti non solo sul corpo ma sull’anima.
A spiegare il senso profondo dell’iniziativa sono state la chirurga Paola Ceriani e la psico-oncologa Maria Marconi: la cura, hanno raccontato, deve essere “su misura”, proprio come un vestito capace di restituire a una donna il diritto di riconoscersi ancora.
Perché la bellezza, qui, non nasce davanti a uno specchio. Nasce nel momento in cui si torna ad essere se stesse.
Ad aprire la sfilata è stata Anna, accompagnata dalle note de “I migliori anni della nostra vita” di Renato Zero. Un ingresso potente, simbolico, che ha subito dato il tono alla serata. Poi una dopo l’altra le protagoniste hanno attraversato la passerella tra applausi, musica e commozione. Romina ha sfilato accanto al marito Dario, in uno dei momenti più toccanti dell’evento.
A presentare la serata la giornalista Chiara Milani, mentre tra il pubblico erano presenti numerose autorità: Emanuele Monti, presidente della commissione Welfare di Regione Lombardia, il sindaco Emanuele Antonelli, l’assessore alla Cultura e deputata Manuela Maffioli, la presidente del consiglio comunale Laura Rogora, il presidente della commissione Cultura Orazio Tallarida, il direttore generale di Asst Valle Olona Daniela Bianchi, Cinzia e Mauro Ghisellini di Acof.
Proprio Daniela Bianchi ha riassunto il significato più autentico del progetto: «Nasce dal cuore dei nostri operatori sanitari, dalla forza delle pazienti e dal cuore dei docenti e degli studenti dell’Olga Fiorini. Questo evento dimostra che sanità significa prendersi cura della persona nella sua totalità, non soltanto di un pezzettino».
Anche l’assessore regionale Francesca Caruso, attraverso un videomessaggio, ha voluto sottolineare il valore umano dell’iniziativa: «Dietro ogni cucitura c’è una storia personale, il desiderio di sentirsi accolti. C’è cura e dignità. La vera cura passa dalla relazione e dalla capacità di restituire identità e autonomia alle persone».
E proprio di identità parlavano gli abiti. Ogni tessuto, ogni linea, ogni dettaglio creativo diventava il riflesso di un percorso di vita. Le donne si sono raccontate alle studentesse, trasformando dolore e speranza in eleganza, colore e sorriso.
Il sindaco Antonelli ha definito la serata «emozionante», ringraziando Asst, associazioni e modelle per aver trasformato il cortile del museo in uno spazio di straordinaria umanità. Mentre Emanuele Monti ha parlato di «grandissima emozione» e di una concreta dimostrazione di “umanizzazione delle cure”.
Ad accogliere il pubblico, all’ingresso, anche un messaggio struggente lasciato da una donna malata: parole incorniciate che hanno colpito tutti come un pugno gentile al cuore.
«Una volta scompigliate le carte, marcatori sballottati, esami e tumore metastatico alle ossa, altro giro altra giostra. Non so cosa mi aspetta, come andrà. Vivo e sopravvivo. La vita ci spariglia sempre tutto, non si può programmare nulla. Speri di avere quello che desideri, ma resta desiderio».
Eppure, in quella sera di maggio, tra musica, applausi e abiti cuciti sulle emozioni, il desiderio più grande sembrava finalmente prendere forma: sentirsi ancora vive.




















