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Basket | 24 aprile 2026, 15:33

Lego, con la valigia di cartone sul trono della piccola Europa

Marco Legovich, ex vice allenatore di Bialaszewski, Mandole e Kastritis alla Pallacanestro Varese, ha condotto lo Dziki di Varsavia alla conquista dell’European North Basketball League. Una promessa mantenuta per il “giovane vecchio” del nostro basket, partito dall’Italia in modalità “all in” per ridare un senso al suo grande amore per questo sport dopo che il destino gli aveva tolto tanto, troppo. Missione compiuta: veni, vidi, vici

Marco Legovich portato in trionfo dai suoi giocatori: la ENBL è sua (Crediti Andreas Bez-https://www.enbleague.eu/)

Marco Legovich portato in trionfo dai suoi giocatori: la ENBL è sua (Crediti Andreas Bez-https://www.enbleague.eu/)

All in.

Aveva salutato tutti ed era partito l’estate scorsa, Marco Legovich, chiudendo e portandosi via una valigia di cartone come quelle di una volta, migrante del basket alla ricerca di una strada nuova, di un futuro, di un senso a un amore grande. Di quelli che ti tolgono il respiro e firmano una vita.

All in. Davanti all’ignoto.

Un “giovane vecchio”, Lego, cestisticamente parlando: Trieste tatuata nel cuore a crescerlo, ex più giovane capo allenatore della Serie A e un libro di storia già da scrivere nonostante non abbia ancora compiuto 34 anni. Perché ne ha viste tante, il nostro, ottenendo meno - molto meno - di quanto la sua passione e la sua bravura da enfant prodige abbiano seminato, vittima molto più che artefice di una retrocessione che più accidentale e sfortunata non avrebbe potuto essere, proprio a casa sua, e del caos tecnico che ha inopinatamente marcato la Varese di Scola, prima che due anni di abbonamento al fondo classifica consigliassero un’inversione a U, sulla quale peraltro anche lui ha messo un piccolo, ma significativo e finale zampino.

Già Varese, non felice, ma comunque sua, nell’affetto conquistato che ha doverosamente ripagato l’impegno, la serietà, la sincerità. Affetto che oggi sgorga a piene mani per questo figliolo lontano, senza accusare i chilometri di distanza. L’ex vice di Bialaszewski, Mandole e Kastritis è infatti salito sul trono della piccola Europa targata ENBL, la European North Basketball League, conquistando da condottiero il secondo trofeo della storia dello Dziki Varsavia, giovane e ambiziosa società della capitale polacca. Implacabili i “cinghiali” nelle final four che si sono concluse ieri sera: prima hanno mandato al tappeto i rumeni del Voluntari (87-80), favoriti per il titolo, poi - nell’ultimo atto - il Manchester, abbattuto 109-97 grazie soprattutto ai 24 punti, 6 assist e 5 rimbalzi della stella Landrius Horton.

E grazie al magistero di Legovich, accolto in Polonia come si accolgono coloro a cui ci si affida per migliorare, per fare un salto in avanti, per costruire qualcosa di duraturo lì dove alberga il desiderio di imparare. E allora “all in”, tutto dentro, messaggio da ripetere ogni giorno nello spogliatoio, dal primo allenamento all’ultimo, come un mantra: all in per un gruppo di giocatori affamati, che dal “basso” di un basket non di primo piano cercano l’affermazione per spiccare il volo nell’Europa che conta; e all in per lui, soprattutto per lui, ancora in piedi dopo tutti i colpi del destino ma con quel senso di cui sopra da ritrovare in una luce nuova che spegnesse i momenti di buio trascorsi.

Nessuno si offenderà se dall’inglese passiamo al latino: veni, vidi, vici.

Certo che c’è un senso, caro Lego.

Fabio Gandini


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