È il Bach più sontuoso a chiudere l’edizione numero 26 della Stagione Musicale Comunale, quello delle quattro Suites composte in momenti diversi della vita, come il continuo variare della musica fa comprendere appieno. A cesellare i capolavori, gli splendidi musicisti dell’Akademie für Alte Musik Berlin, l’Akamus diretta con grande sobrietà ma straordinaria efficacia dal violino di Georg Kallweit.
Basilica di San Vittore non gremita come il solito, ma comunque oltre 300 persone arrivate a salutare una stagione luminosa, con vertici assoluti -basti pensare al Beethoven di Lonquich, al miracolo sonoro del Tallis Scholars, alla magia schumanniana di Pietro De Maria o al talento infinito di Philippe Herreweghe- “disegnata” con grande perizia dal direttore artistico Fabio Sartorelli.
Meno accattivanti, a un primo ascolto, dei pirotecnici Brandeburghesi, le Suites vanno gustate a poco a poco, cercando nelle pieghe della musica, indagando nell’animo bachiano, capace di caleidoscopiche variazioni di stile e di toni, strizzando a volte l’occhio alla cantabilità italiana senza perdere di vista il rigore e la precisione teutonica, e lasciando a volte briglia sciolta al divertimento, come dimostra l’arcinota Badinerie della Suite n. 2, tra le più gettonate per le suonerie dei cellulari, scritta per l’amico flautista Pierre-Gabriel Buffardin.
Anni di lavoro e di esperienza hanno portato l’Akamus ad altissimi livelli di rigore, unito a emozione e fantasia, un equilibrio perfetto, con esecuzioni impeccabili, senza una sbavatura, in cui si palesa un infinito amore per la musica e la lezione bachiana, frutto anche di un’estrema serietà professionale. I musicisti berlinesi ci sono piaciuti soprattutto nella seconda parte del concerto, caratterizzato dalle Suite n. 1 e n. 3, con uno stacco di tempi leggermente più veloci e un coinvolgimento totale in ciò che il Kantor ci ha trasmesso, una infinita diffusione di bellezza e di moralità.
La splendida Suite n. 3 in re maggiore ha mostrato infatti l’assoluta qualità dei fiati -superlativi gli oboi e le trombe- e la purezza degli archi, culminata nella celeberrima Aria, sostenuta magistralmente dal basso continuo, per anni cavallo di battaglia dei vocalist degli Swingle Singers. Finale con un bis di Georg Philipp Telemann, un altro sommo protagonista del Barocco tedesco, non certo secondo a Bach per talento e inventiva.
Di queste musiche oggi c’è bisogno come il pane, per portare un poco di bellezza a un mondo in piena catastrofe e, nel nostro piccolo, la speranza è che la Stagione Musicale Comunale possa rinnovarsi in autunno con nuove e stimolanti proposte. Tutti noi ne abbiamo davvero bisogno.
















