Il Caldaro raggiunge l'Aosta in finale, passando a Pergine 4-0 (gol di Cappuccio, Wieser, Saha e Schmid) e chiudendo la serie sul 3-1: tre vittorie consecutive altoatesine ribaltano l'inerzia dopo il primo blitz trentino alla Raiffeisen Arena. Il titolo se lo giocheranno, non a caso, le squadre con i due portieri migliori, Rohregger e Perla: il talento e la compattezza del Caldaro sono proverbiali e distribuiti su tutte le linee, ma l'Aosta sembra spinto dallo stesso vento che soffiò alle spalle di Pergine e Varese: ha trovato l'alchimia e la quadratura vincenti strada facendo, dopo aver sofferto ed esserne uscito più forte. Tutto può accadere.
Tornando al Varese e in attesa dei bilanci della società, il risultato sportivo è negativo ed è il peggiore degli ultimi quattro anni.
Negativo perché dopo un titolo vinto, un titolo perso in gara 6 a Pergine e l'eliminazione in semifinale in gara 5 a Caldaro di un anno fa, è arrivato un secco 3-0 con tanto di disfatta in gara 2, cosa mai accaduta a Varese da quando i Mastini sono tornati al vertice.
Negativo perché non hanno prodotto gli effetti sperati gli innesti di Buono, troppo in ritardo di condizione per lasciare il segno come accadde a Pergine e Aosta (il suo arrivo a gennaio è stato un azzardo che non ha davvero pagato in termini di punti e capacità di incidere, visto che arrivava da molti mesi di inattività), e di coach Matikainen che, al di là della superiorità dell'avversario, ha sempre dato l'idea di rincorrere le mosse dell'Aosta, senza trovare effettive contromisure. Nell'ultima sfida non abbiamo capito i continui cambi in difesa, né l'approccio sbagliato (come accaduto in gara 2), né l'esilio di Tilaro in quarta linea. Questi suoi Mastini sono sembrati né carne né pesce. Terzi eravamo grazie alle decisive vittorie sull'Appiano e sul Pergine del Varese guidato da Da Rin (noi crediamo che la sua esperienza in una semifinale sarebbe servita) e terzi siamo rimasti, proprio grazie a quei due successi che hanno comunque permesso di difendere la posizione nella classifica avulsa con cui si è concluso il master round.
Queste sono le nostre critiche perché il giornalismo scritto non è un social ed è fatto di critica, anche se non piace o è fuori dal coro, prima che di applausi a prescindere, che comunque il pubblico fa bene a tributare perché anche in questi Mastini tutti hanno dato tutto.
Ma è fatto anche di fiducia e di futuro: l'inserimento di Vanetti in gara 3 (non capiamo perché non sia stato schierato già in gara 1, quando la sua condizione era praticamente la stessa, cioè quella di chi non giocava da un anno, visto quanto equilibrio e quanta intelligenza ha disseminato in pista), così come il ritorno di Piroso dimostrano come questi due giocatori al top della forma possano ancora fare la differenza nella prossima stagione, come non l'hanno potuta fare in questa. Due acquisti fondamentali ancora prima di ricominciare il Varese già li ha.
Fiducia e futuro, parte II: il pubblico, il più numeroso del campionato con quasi 900 persone di media a partita nella prima fase, cresciute a 945 nella seconda fase e a 1.012 nei playoff, è stato davvero straordinario nonostante gli alti e bassi, parecchie gare perse male e il risultato peggiore della storia recente. C'è poi quell'esodo a Santa Giulia per la semifinale di Coppa che nessuno può dimenticare. Più le cose si mettevano male, più la gente si stringeva ai Mastini: ecco il vero e forse unico Mvp della stagione.
Fiducia e futuro, parte III: negli altri sport gli sponsor/sostenitori sono semplicemente sponsor, qui invece sono molto di più. Sono tifosi, ma tifosi generosi e che mettono sempre il cuore davanti al nome della loro azienda sulle maglie dei Mastini. Sono le persone giuste che qualunque società vorrebbe avere al suo fianco. Speriamo non si disamorino mai.
Infine, ma non per ultima, rimane la ferita per quegli insulti vergognosi, che non fanno parte del mondo dell'hockey né dei Mastini, rivolti da qualche persona a Rocco Perla ad Aosta: noi li abbiamo ascoltati e non li possiamo accettare. Perché un gesto di pochi non può rappresentare tutti. Se è vero che a Varese ci sono tante famiglie e tanti bambini al palaghiaccio, come ci viene sempre detto, perché non dovremmo sentirci responsabili di fronte a queste famiglie e a questi bambini? Sfidiamo chi ha insultato Perla a uscire allo scoperto e a ripetere quelle parole. Metta nome e cognome sotto quegli insulti. Come noi lo mettiamo in fondo a questo articolo. In modo che tutti possano giudicare.
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Finale Caldaro-Aosta al meglio delle sette gare da sabato 28 marzo (gara 1 in Alto Adige) all'ipotetica gara 7 dell'11 aprile.
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Le interviste di capitan Vanetti e Rocco Perla dopo gara 4 di giovedì scorso raccolte da Roberto Vedani
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Hockey | 21 marzo 2026, 21:45
La finale è Caldaro-Aosta. Il pubblico da record del Varese merita di più
Mentre gli altoatesini travolgono il Pergine 4-0 chiudendo il conto, resta negli occhi l'Mvp della stagione giallonera: il pubblico (1.012 spettatori di media nei playoff). Negativo il bilancio dell'annata, così come quello di Matikainen e Buono, gli ultimi arrivati: lo 0-3 in semifinale, con tanto di disfatta in gara due (3-9), è il risultato peggiore delle ultime quattro stagioni. Capitolo insulti a Perla: chi li ha proferiti esca allo scoperto e se ne assuma la responsabilità. Il gesto di qualche isolata persona non può essere accomunato a tutti. Le interviste di Roberto Vedani a Vanetti e all'ex portiere giallonero

Capitan Vanetti è rientrato dopo un anno nell'ultima gara ad Aosta e ha fatto vedere di cosa è capace e di cosa sarà capace anche nella prossima stagione (Foto Galbiati)
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