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Sport | 19 marzo 2026, 07:01

A Varese arriverà una "patente a punti" per le società sportive

Premiare (economicamente) i club del territorio che promuovono comportamenti corretti e penalizzare quelli dove, invece, si registrano episodi di maleducazione, insulti e tensioni sugli spalti: è questa l’idea su cui sta lavorando la Commissione Sport del Comune di Varese. La leva economica sarebbe il cuore del progetto e verterebbe sui contributi: ecco come

A Varese arriverà una "patente a punti" per le società sportive

Premiare le società sportive che promuovono comportamenti corretti e penalizzare quelle dove, invece, si registrano episodi di maleducazione, insulti e tensioni sugli spalti. È questa l’idea su cui sta lavorando la Commissione Sport del Comune di Varese, che nel corso dell’ultima seduta ha avviato il confronto su un progetto destinato a far discutere.

Il punto di partenza è un problema sempre più evidente nei campi di gioco, soprattutto a livello giovanile, dove troppo spesso i protagonisti non sono gli atleti ma i genitori. Dal dibattito è emerso con chiarezza come i comportamenti scorretti arrivino più frequentemente dalle tribune che dal campo: insulti, pressioni e atteggiamenti sopra le righe rischiano di rovinare il clima sportivo e di incidere negativamente sulla crescita dei ragazzi. Da qui la volontà di intervenire non solo con richiami generici, ma con un sistema strutturato capace di incentivare le buone pratiche.

Tra le ipotesi più concrete emerse in Commissione c’è quella di introdurre una sorta di “patente a punti” per le società sportive. L’idea, introdotta dall'assessore allo Sport Stefano Malerba - è semplice nella sua impostazione: ogni società partirebbe con un punteggio iniziale che verrebbe progressivamente modificato nel corso della stagione, diminuendo in presenza di squalifiche, multe o comportamenti antisportivi e aumentando invece grazie a iniziative positive, come progetti educativi o campagne sul tifo corretto. A incidere non sarebbero solo i comportamenti degli atleti, ma anche quelli dei dirigenti, dei genitori e del pubblico.

Il cuore del progetto è rappresentato dalla leva economica. Nel confronto è emerso in modo piuttosto netto come intervenire sui contributi sia probabilmente l’unico strumento realmente efficace per modificare i comportamenti. L’ipotesi sul tavolo è quindi quella di prevedere premi economici per le società più virtuose, accompagnati da possibili penalizzazioni per quelle che accumulano episodi negativi. Non si esclude nemmeno un meccanismo a saldo zero, in cui le risorse sottratte alle società meno corrette vengano redistribuite a quelle più meritevoli.

Resta tuttavia aperta la questione più delicata, quella del monitoraggio. Stabilire criteri oggettivi per valutare i comportamenti non è semplice. Tra le soluzioni ipotizzate c’è l’utilizzo dei referti arbitrali e delle sanzioni ufficiali, ma anche il coinvolgimento di studenti del liceo sportivo come osservatori volontari sui campi, con il compito di raccogliere elementi utili a una valutazione complessiva dell’andamento delle partite.

Durante il confronto sono emerse anche alcune criticità. Una delle principali riguarda le differenze tra le discipline sportive. Il calcio, per esempio, viene considerato un contesto più complesso e problematico rispetto ad altri sport, mentre discipline individuali come il tennis o il pattinaggio presentano dinamiche completamente diverse e generalmente più controllate. Questo rischia di creare squilibri nelle valutazioni, motivo per cui si sta ragionando sulla possibilità di distinguere tra sport di squadra e sport individuali.

Proprio per la complessità del tema, tra le proposte emerse c’è anche quella di avviare il progetto con una fase sperimentale, senza premi né penalizzazioni, per testare il sistema e raccogliere dati utili prima di renderlo pienamente operativo.

F. Gan.

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