/ Un Occhio sul Mondo

Un Occhio sul Mondo | 14 marzo 2026, 09:00

“E intanto in Cisgiordania”

Il punto di vista di Marcello Bellacicco

“E intanto in Cisgiordania”

Se si volesse sintetizzare in un'unica frase ciò che sta avvenendo in Cisgiordania, ormai da tempo, si potrebbe dire che Israele sta completando in silenzio ciò che non può dichiarare ufficialmente. Nella sostanza, sta espandendo e consolidando il suo controllo del territorio palestinese senza ricorrere a particolari azioni eclatanti, soprattutto in termini militari, ma piuttosto con l'attuazione di un processo graduale, ma sistematico che utilizza strumenti amministrativi, infrastrutturali e demografici.

Negli ultimi anni, la zona sotto l'egida dell'Autorità Nazionale Palestinese è stata progressivamente penetrata e modificata, combinando l'iniziale espansione degli insediamenti di miliziani fortemente ideologizzati, abilmente spacciati come coloni e la conseguente creazione dell'organizzazione amministrativa ed il finale consolidamento infrastrutturale.

Questa modalità, che necessita di un'accurata pianificazione al più alto livello governativo, di un controllo ferreo, di un'esecuzione rigorosa e disciplinata e, soprattutto, di una totale indifferenza morale e di un profondo disprezzo del Diritto Internazionale, consente di ottenere l'acquisizione territoriale desiderata, senza la proclamazione di un'annessione, che comporterebbe ricadute negative in ambito diplomatico o addirittura sanzioni.

Pertanto, senza ricorrere ad un atto politico, ma con una continua sequenza di provvedimenti amministrativi, circa settecentomila cittadini israeliani sono ormai residenti stabili tra Gerusalemme est e la Cisgiordania, mentre il 70% del territorio dell'Area C (che costituisce gran parte della Cisgiordana), prevista dal Trattato di Oslo (1995), è ancora saldamente sotto il governo civile e militare di Tel Aviv, mentre sarebbe dovuta gradualmente passare sotto il controllo dell'ANP – Autorità Nazionale Palestinese, a seguito di un accordo permanente, che Israele si è guardato bene dal formalizzare.

Anzi, i Governi israeliani che si sono avvicendati in questi 30 anni da Oslo, senza distinzione politica, hanno adottato un approccio che ha costantemente agevolato la crescita ed il consolidamento dei loro insediamenti e boicottato lo sviluppo palestinese.

L'imposizione del Diritto Civile israeliano, la realizzazione di una rete stradale esclusivamente riservata ai coloni, il sistematico indebolimento della struttura finanziaria palestinese, attraverso interventi materiali di natura anche violenta (es. abbattimento di uliveti, distruzione delle infrastrutture aziendali e artigianali di proprietà palestinese), blocco sistematico dei trasferimenti fiscali e rilascio discriminatorio di permessi di costruzione quasi esclusivamente agli Israeliani sono solo alcuni esempi dei citati provvedimenti amministrativi che, de facto, stanno implementando un'annessione tanto sostanziale quanto silente.

Ormai stucchevole é poi la cosiddetta “narrativa di copertura” con cui Israele pretenderebbe di giustificare agli occhi del mondo, questa sua azione colonizzatrice della Cisgiordania.

La prima immancabile ed immarcescibile motivazione è la sicurezza contro la minaccia terroristica, in nome della quale Tel Aviv si sente autorizzata, sostanzialmente solo da se stessa, a compiere qualsiasi atto, anche al di fuori di qualsivoglia forma di legittimazione internazionale, compreso un bell'attacco preventivo all'Iran, mettendo nel caos il mondo intero. Quello stesso mondo che, secondo l'arroganza israeliana, non dovrebbe perciò permettersi alcuna critica, a meno di non essere accusato di essere a favore del terrorismo, mentre la realtà dei fatti é che terrorismo e atteggiamento aggressivo di Israele appartengono allo stesso cane, che continua a mordersi la coda. E questo il mondo l'ha capito ormai da tempo e si tratterà di vedere sino a che punto sarà disposto a sopportare le pesanti conseguenze economiche, commerciali ed energetiche che le “tragiche piroette” di questo cane comportano. E questo nonostante sia scesa, nel campo della propaganda israeliana, anche la corazzata del “fattore antisemitismo”.

Il secondo espediente che alimenta la narrativa di Tel Aviv è la retorica della trattativa permanente, con periodiche dichiarazioni di disponibilità se non di apertura di negoziati che, però, non si traducono mai in proposte o atti concreti, somministrando così alla Comunità internazionale un clima di perenne attesa, utilissimo a coprire l'annessione strisciante cisgiordana.

Questo é il sistema, ma ora veniamo ai fatti dell'ultimo periodo, che registra una intensificazione ed un'accelerazione senza precedenti sia dell'annessione che del consolidamento di un clima di apartheid, che anche l'ONU ha stigmatizzato.

A dicembre l'Autorità fondiaria israeliana, quindi un ente puramente amministrativo, ha deliberato un bando per la costruzione di quasi 3.500 abitazioni in una zona molto particolare della citata Area C, una striscia di terra che, una volta insediata dai coloni, andrà a tagliare in due tutta la Cisgiordania, interrompendo la possibilità di collegamento tra i principali centri palestinesi, tra cui Ramallah, Gerusalemme est e Betlemme. Una mossa letale che Tel Aviv ha in testa sin dagli anni '90, ma che la Comunità Internazionale, in un modo o nell'altro, era riuscita sinora a stoppare. Immediatamente dopo, il Gabinetto di Sicurezza israeliano ha approvato la creazione di 19 nuovi insediamenti, portando a 68 quelli approvati dal Governo di Netanyahu in soli 3 anni e a 210 quelli complessivi. Questo nuovo piano prevede anche il trasferimento forzato delle comunità palestinesi di questa zona.

Nel contesto di questa urbanizzazione d'invasione, pur se ufficiosamente perché illegali (alcuni perfino per la legge israeliana), si pongono i cosiddetti “avamposti”, che hanno teoricamente natura agricola o di pastorizia ma che, in realtà, costituiscono sempre più la copertura degli atti prevaricatori o addirittura violenti delle frange ultra ortodosse, che si definiscono coloni, ma che sono vere e proprie milizie armate. Solo nel 2025 ne sono stati creati 86 e, con il loro “lavoro sporco”, forniscono un contributo determinante per l'epurazione dei Palestinesi, rendendo loro la vita impossibile.

A metà febbraio scorso, il colpo di grazia, con una maestria tanto perfida quanto illegale, in quanto unilaterale da parte del Governo israeliano, il quale ha stanziato quasi 70 milioni di dollari per procedere alla registrazione (accatastamento) delle terre dell'Area C, trasferendo tale competenza al Ministero della Giustizia. Il malefico trucco sta nel fatto che gran parte di tale territorio, ovviamente, non è registrato presso Israele, per cui i proprietari di fatto palestinesi devono cercare di dimostrarne la proprietà, ma secondo le procedure legali israeliane. Già di per se stesso si tratta di qualcosa di quasi impossibile, ma qualora qualche padrone riuscisse a presentare la richiesta, ci pensa il Ministero a cortocircuitare il tentativo, non accettando la documentazione fondiaria ottomana, da secoli vigente in Cisgiordania. In questo modo subdolo, quasi il 60% delle terre occupate sono ormai statalizzate da Tel Aviv, ottenendo così un'annessione di fatto.

Purtroppo però la prepotente presenza israeliana non si concretizza solo con le spoliazioni terriere a danni dei Palestinesi, ma troppo spesso si macchia anche del loro sangue, come successo pochi giorni fa, allorché nei pressi di un checkpoint delle IDF-Israel Defence Force a Tammun, villaggio della Cisgiordania occupata in prossimità di Tubas, una famiglia di 6 persone è stata massacrata dal fuoco dei soldati israeliani. 4 morti e due feriti il conto finale, con due figli malconci ma sopravvissuti, altri due figli morti con i due genitori, tra cui il padre che lavorava periodicamente in Israele, per cui non si poteva di certo definire un Palestinese sospetto, visti i controlli ferrei che vengono riservati a questi lavoratori.

Ma questa storia non è un caso isolato, perché solo nella zona di Tubas, dal 2023 sono stati uccisi dai militari di Tel Aviv 44 Palestinesi, compresi donne e bambini.

Sul caso le autorità israeliane hanno fatto le dichiarazioni di rito, in merito all'apertura di un'indagine, preannunciando che la reazione dei soldati è derivata dal fatto di sentirsi minacciati. Una versione di facciata che non porterà molto probabilmente a nulla, perché l'ultima incriminazione di un militare per un evento del genere risale al 2019, mentre da allora, come certificato dall'ONU, sono state uccisi più di 1.400 Palestinesi, di cui oltre 320 bambini. I morti per mano dei finti coloni, invece, sono “solo” 6, ma solo nelle ultime due settimane. E tutto questo nell'assordante silenzio generale da parte dei politici del sedicente mondo civilizzato occidentale, i Cittadini del quale, però, sembrano essere invece molto più consapevoli, perché cominciano a comprendere, con la sola chiave di lettura della loro umanità, la realtà dei fatti.



 

Generale Marcello BELLACICCO

Autore del Libro “Noi ci abbiamo creduto” - Diario di 6 mesi di missione in Afghanistan

Disponibile su Amazon https://amzn.eu/d/hBkxyYn

Esperto di Politica Internazionale di cui parla sul suo Canale Youtube “Free Mind

Disponibile su https://youtube.com/@freemindita?si=3NIJrMVgCbS5tAd1

Marcello Bellacicco

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A MARZO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore