Oltre 7.800 ettari monitorati, più di 635 chilometri percorsi sul campo e circa 4.000 segnalazioni raccolte ha hanno permesso di fotografare in modo dettagliato la presenza di oltre 30 specie neofite invasive nei bacini dei fiumi Breggia, Faloppia, Lanza, Lura e Seveso.
Sono i numeri della campagna sistematica di rilievo delle piante neofite invasive lungo le aste fluviali di confine tra le Province di Como e Varese e il Canton Ticino, lavoro svolto dal team del capofila svizzero di progetto - CSD Ingegneri SA di Lugano - nell’ambito del progetto Interreg Italia – Svizzera “SINTAB - Sviluppo Integrato per la Natura Transfrontaliera e la Biodiversità”.
Grazie a questo progetto per la prima volta un’indagine coordinata tra Italia e Svizzera sta mettendo in rete dati, metodologie e competenze con un unico obiettivo: capire dove e come si stanno diffondendo le specie vegetali aliene che minacciano biodiversità, agricoltura e sicurezza idraulica. «Abbiamo davanti una mappa viva del territorio. – spiega Luca Solcà, Direttore di CSD Ingegneri SA -. Sapere esattamente dove si trovano le infestazioni è il primo passo per combatterle in modo efficace e condiviso tra i due Paesi».
Le specie sotto osservazione. «Durante i rilievi sono state censite 29 specie invasive, tra cui alcune vecchie conoscenze ormai ben radicate: il Poligono del Giappone, la Buddleja (o Albero delle Farfalle), l’Ambrosia, l’Ailanto, la Balsamina ghiandolosa e l’aggressiva Verga d’oro (Solidago) – ci spiega Simona Piubellini, responsabile del progetto per CSD Ingegneri SA –. Particolare attenzione è stata riservata alle specie legate agli ambienti fluviali, vere autostrade naturali per la diffusione di nuove infestanti». Accanto alle piante più note, sono emerse presenze meno appariscenti, ma ugualmente preoccupanti, come le infestazioni di Elodea canadensis nei corsi d’acqua o l’espansione rapida di Spirea japonica negli ambienti seminaturali.
«Le neofite non sono solo un problema estetico – prosegue Simona Piubellini -, alcune di esse riducono la biodiversità locale, altre danneggiano argini e coltivazioni, altre ancora possono creare rischi sanitari, come nel caso dell’Ambrosia, altamente allergenica».
Un confine senza barriere per le piante. Il monitoraggio ha confermato un dato ormai evidente: per le specie invasive il confine amministrativo non esiste. Semi trasportati dall’acqua, terreni incolti, giardini privati e aree verdi urbane diventano punti di partenza per nuove colonizzazioni.
Per questo il progetto SINTAB ha adottato strumenti comuni di rilevamento – come l’applicazione “InvasivApp” di “Infoflora” – e ha sviluppato una metodologia capace di dialogare tra sistemi normativi diversi.
E ora cosa succede? La conclusione della prima campagna di monitoraggio segna solo il punto di partenza. Nei prossimi mesi i dati raccolti verranno analizzati e trasformati in mappe dettagliate, indispensabili per pianificare interventi mirati e definire strategie di gestione coordinate nel territorio insubrico tra Italia e Svizzera. Sì, perché le neofite invasive non sono solo un problema ambientale, ma anche economico: i costi di gestione, manutenzione e ripristino possono diventare molto elevati per enti locali e agricoltori. Da qui l’importanza di un approccio preventivo e coordinato.
«Per il contenimento delle specie sarà fondamentale il coinvolgimento del territorio – afferma Jessica Anaïs Savoia, Project manager di SINTAB -. Sono infatti necessarie azioni tempestive ma soprattutto programmate e continuative. Nella fase di stesura dei protocolli condivisi di monitoraggio e gestione sarà decisivo il ruolo di Comuni, enti locali come il Parco Pineta di Appiano Gentile e Tradate (capofila di progetto) e il Parco Campo dei Fiori (altro Partner strategico) che coordinano gli interventi nei PLIS della Bevera e quello del Lanza, ma anche l’allineamento con tecniche e tempistiche di controllo e manutenzione adottate in Canton Ticino, specialmente nel Mendrisiotto, così da rendere efficaci gli interventi sui due confini».
Il messaggio finale è dunque chiaro, il monitoraggio è solo l’inizio: la vera sfida è trasformare la conoscenza in azioni condivise per difendere il territorio e la sua biodiversità.














