Nelle ultime stagioni, al cospetto di Brescia, Varese è passata più volte alla storia. Dalla parte sbagliata di essa.
Forse solo la Virtus Bologna può essere paragonata alla Leonessa per come è stata in grado di sottolineare e fragorosamente punire l’inadeguatezza fisica delle Openjobmetis ascrivibili all’era Scola. Parlano i numeri: il -43 del 2023 al PalaLeonessa, il -41 del gennaio scorso a Masnago, con 118 punti subiti, stesso bottino rovesciato sulla testa biancorossa qualche mese prima, a fine settembre 2024.
Delle mattanze disonorevoli, non delle partite. Tutte finite dentro gli almanacchi che raccontano 80 anni di vita societaria prealpina.
Poi è scoccato sabato 14 febbraio 2026 e la storia è tornata dalla parte giusta, almeno momentaneamente. Vi è tornata improvvisamente, per la verità, dopo un primo tempo durante il quale è parso di “ammirare”, proiettato dal campo, un film molto simile a quelli drammatici sopra evocati, in cui non tanto o non solo a risaltare è stata la predominanza fisica della squadra di Cotelli, ma ancor di più il giogo cui Varese si sottoponeva forzosamente ogni qual volta si trovava in dovere di contenere i fatidici giochi a due tra Della Valle e Bilan. Un rompicapo da anni apparentemente sempre e comunque perdente per Librizzi e soci, quasi un teorema nella sua disgrazia: o rifiuti il cambio difensivo sui blocchi, e allora ti esponi al tiro mortifero dell’esterno; o cambi, ma così il croato si trova a giocare contro un piccolo, con conseguenti, inevitabili dolori.
La mossa difensiva che per la prima volta nelle ultime 7 partite tra le due formazioni ha “rimpicciolito” la Germani e ingrandito Varese è stata congegnata e proposta da Ioannis Kastritis nel secondo tempo: il coach greco ha spostato sorprendentemente Olivier Nkamhoua in marcatura su Della Valle, ovvero un “4” su un “2”, tenendo per il resto Renfro sempre incollato a Bilan e mettendo Moore sul “4” di turno bresciano, chiunque esso fosse. Quando Assui è entrato a dare fiato al finlandese e o al centro ex Sassari, stessa cosa: dritto su Della Valle.
Quale ratio dietro questa decisione? Come spiegato ieri all’Ultima Contesa (leggi QUI), la volontà della panchina varesina è stata quella di escludere definitivamente i propri esterni dal meccanismo perverso innescato dalla coppia Della Valle-Bilan, scommettendo invece sulle gambe di Nkamhoua nel tenere Della Valle come difesa primaria e sulle sue capacità fisiche (ben più adeguate di quelle di un Iroegbu, di uno Stewart, di un Librizzi, di un Alviti...) contro Bilan in caso di cambio difensivo successivo a un blocco; stessa cosa per Renfro, primario su Bilan ma in grado - dopo il cambio - di tenere eventualmente “di gamba” anche la guardia.
Una mossa rischiosa ma brillante e acuta, perché decisiva nel fermare le abitudini dei biancoblù. E che lo scacco matto abbia dato i suoi frutti non lo dice solo la vittoria infine biancorossa, con resurrezione dal -18, ma lo confermano anche una serie di altri numeri molto eloquenti: la Leonessa è passata dai 55 punti segnati nel primo tempo ai 41 della ripresa, dal 64,7% da 2 al 33%, da un “mostruoso” 147.8 di offensive rating a un bassissimo 104, dal +8 al +1 a rimbalzo.
E se è vero che Della Valle, con i liberi e con qualche tripla, per un po’ di tempo si è fermato ma ha poi più che rimpinguato il bottino personale già conquistato nei primi venti minuti, lo spauracchio più grande - Miro Bilan - di punti nella ripresa ne ha segnati solo 6, arrivando addirittura a non prendersi neppure un tiro nel quarto periodo.
A Kastritis ciò che è di Kastritis, un allenatore finito nelle scorse settimane sulle stesse montagne russe - di risultati ma anche di gradimento presso tifo e opinione pubblica - della sua squadra, come normale che fosse, ma che sabato ha messo una chiara firma tattica su una vittoria di assoluto prestigio.














