Riceviamo e pubblichiamo dal deputato del Movimento 5 Stelle Antonio Ferrara.
Questa settimana in Commissione parlamentare è iniziato ufficialmente l’iter del disegno di legge n. 2669, con cui il Governo intende riaprire la strada alla produzione di energia nucleare in Italia.
Anche se la provincia di Varese non è oggi indicata tra i siti potenziali per nuovi impianti, è necessario essere pragmatici: il nostro territorio ospita già l’impianto Ispra 1, dove sono presenti materiali e rifiuti radioattivi ancora in gestione provvisoria. Questo rende Varese parte integrante del dibattito nazionale sul nucleare e sulle scelte che riguardano sicurezza, salute e responsabilità pubbliche.
Nel corso delle audizioni è emersa un’impostazione che richiama territori come quello di Ispra in quanto già interessati dalla presenza di materiali radioattivi, senza che sia stata prima definita una soluzione definitiva per la loro gestione. Un approccio che rischia di spostare l’attenzione dal problema principale: chiudere il capitolo delle scorie esistenti prima di aprirne uno nuovo.
In Commissione abbiamo ascoltato affermazioni che faticano a confrontarsi con la realtà.
Si è sostenuto che una centrale nucleare possa essere costruita in sei anni, quando l’esperienza internazionale dimostra che tra autorizzazioni, contenziosi e cantieri i tempi reali superano spesso i quindici anni.
Alla domanda su quale sarebbe la quota di intervento economico dello Stato, la risposta è stata che il nucleare si farà “a costo zero” per i cittadini: una formula che non trova riscontro nelle esperienze europee, dove il sostegno pubblico è sempre stato determinante.
Tutto questo avviene come se fossero stati dimenticati due referendum popolari, svolti nel 1987 e nel 2011, con i quali gli italiani hanno espresso una chiara contrarietà al nucleare. Oggi la stessa scelta viene riproposta senza un confronto trasparente su costi, tempi e responsabilità verso i territori.
La realtà è che, al momento, i principali benefici sembrano concentrarsi nelle operazioni finanziarie legate al settore, mentre ai cittadini restano i rischi ambientali e sanitari e un futuro energetico rinviato a un domani indefinito, quando e se gli impianti vedranno davvero la luce.
Per territori come quello di Varese, che già convivono con la presenza di rifiuti radioattivi nel sito di Ispra 1, il tema non può essere trattato con leggerezza né con slogan. Servono scelte fondate su dati certi, trasparenza e rispetto delle comunità locali.
Come Movimento 5 Stelle continueremo a chiedere chiarezza sui costi, rispetto della volontà popolare espressa nei referendum e tutela dei territori. Prima di parlare di nuovo nucleare, è indispensabile chiudere definitivamente il capitolo delle scorie esistenti, a partire proprio dall’impianto di Ispra 1.
Il resto, allo stato attuale, assomiglia più a una prospettiva finanziaria che a una politica energetica concreta e responsabile per il Paese.
Antonio Ferrara














