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Calcio | 27 gennaio 2026, 11:39

Beppe Sannino, semplicemente un uomo: «Il mio Varese e la mia vita, tutto un "fun cool"»

In un'intervista alla Gazzetta tutta l'essenza di un allenatore unico: «I tifosi cantavano “oh Sannino mandaci a fan...”, e io lo facevo. Arrivai con 500 spettatori, me ne andai con diecimila e tre anni senza sconfitte in casa. Con Sogliano ci incontrammo alla stazione di Albizzate e mi disse che gli stavo sulle palle, da lì è nato un rapporto splendido. Sono andato via piangendo»

Beppe Sannino, semplicemente un uomo: «Il mio Varese e la mia vita, tutto un "fun cool"»

«Arrivai con 500 tifosi, me ne andai con diecimila. Tre anni senza sconfitte in casa. Invitai subito i giocatori a mandarsi a quel paese. Divenne lo slogan delle due promozioni. Avevo una maglietta con scritto “fun cool”, ma che in italiano si legge come sa. Il rapporto coi tifosi è stato top. Loro cantavano: “Oh Sannino mandaci a fan...”. E io lo facevo. Con Sogliano ci incontrammo alla stazione di Albizzate e mi disse che gli stavo sulle palle, da lì è nato un rapporto splendido. Nel 2011 sfiorammo la Serie A. Sono andato via piangendo, con una lettera dedicata a tutti»: parole e musica di Beppe Sannino, 68 anni, eletto dai tifosi allenatore del secolo biancorosso che consegna alla Gazzetta (leggi QUI) la sua ultima dichiarazione d'amore per Varese e per il Varese.

Gli aneddoti sulla sua gavetta radunata in quella frase ("Siamo minatori che devono rivedere la luce e uscire dal tombino") che ha sempre accompagnato la scalata dall'ultimo posto della Seconda Divisione a una serie B che mancava da 25 anni, sono leggendari: «Pulivo i cessi per l’equivalente di 900 euro di oggi. Lavavo i pavimenti con la segatura, c’erano scarafaggi e quant’altro. E poi aiutavi i pazienti. Inoltre, al manicomio, ho conosciuto la sofferenza vera. Ricordo una pittrice bravissima che ne stava lì a dipingere e ti chiedevi come mai. Al civile, invece, ho visto morire anche amici e tifosi della Vogherese».

Il rapporto con Zamparini e quello con l'Italia sono altre due tappe di un racconto che, quando c'è di mezzo Sannino, è pieno di fuoco, sangue e anima. «Litigai con Zamparini prima di un Palermo-Cagliari 1-1, con gol subito all’ultimo. Mi fece chiamare nella hall per dirmi la formazione. Io gli risposi a modo mio. 'Ma chi si crede di essere?', rispose. Il giorno dopo pareggiamo e mi esonerò, ma era un uomo generoso. Se ci fossimo salvati mi avrebbe dato 500mila euro, ma gli dissi che non li avrei accettati. Io sono così». E poi ancora: «Non vivo sulla luna. So che il meglio l’ho dato e che sono in una fase calante, ma in Italia diventi un personaggio. Ti chiedono se mangi il panettone. E i social sono dilanianti. Alla mia età non voglio entrare in una centrifuga. Io sono uno che è partito dal niente e che si è fatto da solo».

Beppe Sannino, semplicemente unico come i suoi "Unici" biancorossi.

A.C.


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