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Varese | 19 gennaio 2026, 12:59

Addio a Pietro Macchione, l'editore varesino "più varesino dei varesini"

Nato il 19 ottobre 1943 a Donnici inferiore, vicino Cosenza, Macchione era arrivato in provincia alla fine dei vent’anni per insegnare letteratura italiana. La sua casa editrice ha fatto la storia dell'editoria locale. Il ricordo di Mario Chiodetti: la città perde un altro tassello della sua storia culturale, ma di lui rimane moltissimo

Pietro Macchione (foto da La Varese Nascosta)

Pietro Macchione (foto da La Varese Nascosta)

Per raccontare Pietro Macchione servirebbe la sua precisione di storico, l’inesausta passione per le “cose viste” e quella -con pochi eguali- per i libri. Da scrivere e da fare. Lui, per dirla con Amalia Guglielminetti, era uno “che camminava solo”, combatteva le battaglie politiche ed editoriali con quel suo sorriso un po’ obliquo e la voce che andava e veniva, a volte quasi un borbottio, le parole strascicate e sempre un poco di mistero, tipico dell’uomo del sud, ma forse era soltanto riservatezza.

Nato il 19 ottobre 1943 a Donnici inferiore, vicino Cosenza, Macchione era arrivato a Varese alla fine dei vent’anni per insegnare letteratura italiana, dopo la laurea alla Sapienza di Roma in Storia e filosofia, con una tesi sull’Illuminismo rivoluzionario. Attivo a Roma nei movimenti politici giovanili, una lunga militanza prima nel Pci e poi nel Pds, consigliere comunale a Varese per 18 anni, sindacalista nella Cgil, con Raimondo Fassa, sindaco a lungo rimpianto, diventò assessore all’Urbanistica, puntando sulla rivalutazione dell’ex Area Cagna di Biumo.

Ma il tarlo della storia, «sua passion predominante», lo inseguiva ogni giorno, così Pietro diventò a poco a poco più varesino dei varesini, grazie- diceva spesso- ai racconti del suocero Vasconi, e incominciò a scrivere e a pubblicare volumi sull’Aeronautica Macchi, sugli editori locali, sull’Utopia rivoluzionaria del 1889, su Garibaldi e la battaglia di Varese, solo per citarne alcuni, tutti ormai diventati patrimonio comune di chi ama la nostra città e ne vuole conoscere i segreti.

Macchione non si fermava mai, c’era sempre l’idea per un libro, un articolo -ne scrisse decine per “la Prealpina”- un progetto politico, ma alla fine la politica lo stancò e decise di diventare editore, nell’aprile 1994, “papà” di una moltitudine di scrittori di ogni genere e un riferimento bibliografico per il Nord Italia, ingrandendosi man mano e aprendo addirittura, in una città scontrosa e respingente come Varese- una libreria con annessa caffetteria in via Merini, dove facevano bella mostra le sue edizioni.

Collane come le ormai leggendarie “Guide Macchione”, che hanno svelato ogni anfratto del nostro territorio e tradotte in varie lingue, “I Diamanti”, volumi di qualità dedicati alla storia varesina e spesso ai suoi fasti Belle époque (Pietro era un cacciatore straordinario di cartoline d’epoca, aveva rilevato interi archivi), e ancora “Il Vento della Memoria”, libri dedicati alla Resistenza e alla storia del Novecento, la “Green”, per giovani scrittori emergenti, poi i gialli e gli eBook, i libri di montagna, non dimenticando -e questo è un grande merito- il dialetto bosino.

Oggi i suoi autori sono più di 150, le collane 19 e i titoli pubblicati 1.500 (un centinaio all’anno) la Pietro Macchione Editore vanta collaborazioni con il “Premio Chiara” e il “Premio Morselli” e con le università dell’Insubria e di Firenze, e non ha mai dimenticato di mettere al centro dell’interesse il territorio, i nuovi scrittori e l’attenzione ai linguaggi.

In cabina di pilotaggio, fino all’ultimo (lo aiutava nelle ricerche Chiara Zangarini, scrittrice e insegnante) c’era un uomo solo al comando, che girava la città e i dintorni con la macchina carica di libri (viene in mente Vanni Scheiwiller, che li portava a pacchi in treno in giro per l’Italia) e ogni tanto passeggiava lungo la pista ciclabile del lago, la testa immersa nei progetti futuri, le parole sempre trascinate e il sorriso che ogni tanto si apriva, quando l’idea germinava. Forse le critiche che gli venivano rivolte, di dimenticare qualche volta la qualità grafica e di stampa e di pubblicare un po’ tutti, lo ferivano o magari no, fatto sta che Pietro andava avanti con grande volontà, amareggiato forse dalla situazione politica varesina, dal poco amore per la cultura e per la storia locale, di cui lui aveva fatto il punto di forza fin da giovane, amando subito Varese e restituendocela in centinaia di pagine e fotografie.

Ogni tanto ci incrociavamo sotto i portici, anche in estate (non eravamo tipi da vacanze) e Macchione mi incitava a pubblicare con lui un libro su Tamagno, del quale mi sapeva cultore. Non ci siamo riusciti, ma qualcosa insieme lo scorso anno l’abbiamo fatta, lui ha mostrato una grande generosità accettando la proposta di pubblicare a prezzo di costo il libro di Angela Menconi, ospite dell’Istituto Molina e delicata poetessa. Ci sentivamo via telefono per i giri di bozze, con i fogli da correggere lasciati come sempre nella portineria di via Silvestro Sanvito, Pietro ci metteva passione e determinazione, voleva che tutto fosse perfetto, la copertina, la carta avoriata, la legatura. Il libro è uscito e ha fatto la felicità di molti.

Varese perde un altro tassello della sua storia culturale, ma di Pietro Macchione rimane moltissimo e sarebbe importante che le nuove generazioni ne facessero tesoro.

Mario Chiodetti

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