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Busto Arsizio | 17 aprile 2024, 09:28

FOTO. Pasti in corsia: lamentele per pietanze fredde, scondite e scarse

Cibo e ospedale, un binomio proverbialmente difficile. Oggi le lamentele, corredate da foto, arrivano da Busto Arsizio. Una degente: «Ti fanno scegliere tra diversi piatti, ma poi mangi quello che c’è. Tra non molto esco. E non posso fare a meno di pensare a chi resta ricoverato a lungo»

La porzione di formaggio che la degente "Anna" ha voluto immortalare

La porzione di formaggio che la degente "Anna" ha voluto immortalare

C’è un problema pasti, all’ospedale di Busto Arsizio. Almeno stando a testimonianze su qualità e quantità del cibo distribuito in corsia. Le segnalazioni, e le lamentele, sono diverse. Nei giorni scorsi, una persona particolarmente contrariata, che preferisce mantenere l’anonimato (per comodità, la chiameremo Anna), si è spinta oltre: ha inviato qualche immagine e ha accettato di parlare del suo “pane quotidiano”. Doverosa premessa: «Non sono ricoverata per problemi che influenzano in modo pesante quello che mangio. Devo passare le mie giornate qui, pranzo e cena potrebbero essere momenti buoni per rompere la routine. Non lo sono, anche se non ho chissà che pretese. Mi aspettavo qualcosa di meglio, a dir poco. E non sono la sola».

Il nervosismo dovuto al cibo, dopo i primi giorni di degenza, scatta in anticipo rispetto al pasto vero e proprio. «Ci vengono comunicate delle opzioni ma spesso non ho avuto quello che ho scelto. Forse c’è un problema di quantità: se molti pazienti decidono per lo stesso piatto poi non ce n’è per tutti. Di certo, più volte ho mangiato quello che c’era, non quello che avevo deciso... Io non mi faccio particolari problemi ma sicuramente ci sono persone con gusti più limitati… Comunque, per fare un esempio,  l’altro giorno ho scelto la pasta. Ho mangiato minestrone. Freddo».

Sì, perché un altro problema sembra essere legato alla temperatura delle pietanze. «Cibo che dovrebbe essere caldo – conferma Anna – non lo è. Poi la quantità… Nel vassoio, spesso, c’è poca roba, magari scondita. E anche la qualità non è il massimo, diciamo così. Le foto non possono rendere il gusto e la consistenza ma, insomma, quando arriva il prosciutto cotto, nel piatto ci sono due fette sottili e umide. Goccioalano».

La domanda è inevitabile: come reagisce il personale? «Conosce le lamentele. E, da quello che sento, le comprende, dice di avere fatto segnalazioni. Non ho motivo di dubitarne, vedo infermieri e infermiere che lavorano con professionalità e attenzione. Sgobbano. Anche a loro scappano commenti su quello che viene servito. Poi vedo pazienti che si fanno portare roba dai parenti o che mandano indietro il cibo. So che qualcuno ha chiesto informazioni per inviare una protesta scritta. Io, se tutto va come dovrebbe, tra qualche giorno sarò fuori. Ma non posso fare a meno di pensare alle persone, magari anziane, che restano ricoverate a lungo»

Stefano Tosi

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