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Busto Arsizio | 16 aprile 2024, 18:21

L’ultimo saluto a Elio Morello «esempio di semplicità e mitezza»

Il 69enne, una vita trascorsa all’oratorio San Luigi, parrocchia di San Giovanni, è stato ricordato dall’ex coadiutore, don Alberto Beretta, e dall'amico Giuseppe Abenante. La sua figura scolpita nella memoria di ragazzi e famiglie

Le esequie di Elio Morello

Le esequie di Elio Morello

«Elio era presente, era certezza, fedele nel tempo». Don Alberto Beretta, già coadiutore a Busto, oggi parroco a Cinisello Balsamo, ha sintetizzato con queste parole la figura di Elio Morello, 69 anni, salutato per l’ultima volta oggi pomeriggio nella chiesa di Sacconago. E quanti hanno conosciuto Elio hanno annuito, insieme alla famiglia, rivedendolo nella sua “postazione di battaglia”, il bar dell’oratorio San Luigi, a due passi dal centro città.

Come ricordato dall’amico Giuseppe Abenante «…lui c'è sempre stato. Era un riferimento. Chiunque, dalla fine anni Settanta, abbia frequentato l’oratorio, ha conosciuto Elio» (vedi anche QUI). Sotto il suo sguardo sono passate generazioni, bambini diventati giovani e adulti. Poi papà e mamme che, in oratorio, hanno portato i figli, anche loro sfilati davanti al nasone e agli occhi sorridenti di Elio.

Una storia partita da lontano, dai tempi di don Isidoro e don Antonino, quando, la domenica, al San Luigi, al pallone si giocava con foga e disordinatamente, fra crocchi di giovanissimi che si raccoglievano intorno alle radioline, per seguire le cronache della serie A. Lì in mezzo, già allora c’era Elio. Modello di resilienza molto prima che la parola diventasse di moda per essere inflazionata, spesso svuotata.

Eccolo, Elio, nei ricordi delle ultime ore e durante le esequie, in sella alla sua bicicletta, una Graziella, a fare la spola tra casa e oratorio, o il sagrato di San Giovanni la domenica mattina, alla messa dei ragazzi. Lui che non poteva distendere le gambe ma pedalava tutti i giorni, sagoma e movimenti inconfondibili. Eccolo sul campo di calcio, tra i pali e ad  allenare, eccolo a organizzare i tornei serali dell’estate, tra referti e nugoli di zanzare. Eccolo cantare, a sfogare la passione per Celentano e Drupi, lui che non alzava mai la voce per rabbia. Eccolo, soprattutto, nel locale all’ingresso dell’oratorio, a chiacchierare, scherzare, giocare a carte, dare un’occhiata qua e là, presenza fissa e rassicurante.

«Il figlio di Dio – ha affermato don Alberto – è capace di abitare in un luogo. Come Elio, che è stato capace di abitare una città, una parrocchia, un oratorio. È capace di vivere il tempo, il figlio di Dio, quel tempo che Elio ha donato, seguendo dei valori». Parole chiave? «Fedeltà, semplicità, mitezza».

Stefano Tosi

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