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Busto Arsizio | 11 aprile 2024, 07:30

Minori mai così in difficoltà: il Comune di Busto chiama a raccolta le realtà del Terzo Settore

Partito un percorso di informazione e confronto, con Proges cooperativa sociale, rivolto ad associazioni, società sportive, parrocchie, scuole per affrontare un’emergenza crescente. Primo incontro sull’affido familiare: 9 i minori che, in città, ne usufruiscono, quasi 700 quelli a carico dei Servizi sociali. Ecco cosa è successo

Il primo incontro di Affi-Darsi, in sala consiliare

Il primo incontro di Affi-Darsi, in sala consiliare

«I minori in carico ai Servizi sociali, con tutela del Tribunale, sono ben più di 200. Se aggiungiamo quelli che restano con la tutela dei genitori, triplicano. È un fenomeno preoccupante, in crescita e probabilmente non percepito». L’assessore ai Servizi sociali di Busto, Paola Reguzzoni, ha introdotto con queste parole, in sala consiliare, l’incontro con cui ha avviato, insieme a cooperativa Proges, un percorso a tema minori destinato al Terzo Settore: associazioni, parrocchie, scuole. Primo capitolo di "Affi-DARSI" dedicato ad affido, vicinanza solidale e affiancamento familiare. Obiettivo: incrementare attenzione e azioni a favore di minori e famiglie, oltre che "stanare" chi sia disposto a mettersi in gioco, aderendo alle diverse forme di accoglienza e sostegno.

Se ne sente l’esigenza, ha fatto presente l’assessore, «…non solo per ragioni economiche ma anche per una diffusa povertà educativa. Serve un intervento globale, purtroppo faticoso, per ricreare il senso di comunità. Il problema, con i suoi costi sociali ed economici, rischia di non avere fine, i genitori di oggi erano in carico da giovani. Vediamo ragazze madri, dipendenze consolidate a 15 o 16 anni, pendenze penali a carico di adolescenti. Il rischio è che una generazione si spenga prima del tempo».

Numeri? I minori a carico dei Servizi sociali, al 26 gennaio 2024, erano 693, il 30 per cento affidati al Comune. I collocati in affido erano nove, l’1,3 per cento. Spese: quasi due milioni all'anno servono per strutture residenziali, oltre 800mila euro servono alla frequentazione di centri diurni.

Le esperte di Proges hanno introdotto i temi dell’affido (forma di aiuto ai minori e alle famiglie, duttile, estesa sul breve e medio periodo, comunque temporanea, a tempo pieno e parziale) e dell’affiancamento famiglia con famiglia (centrato sull’intero nucleo e caratterizzato dalla permanenza in esso del minore) sottolineando ruolo ed importanza di una comunità di appartenenza che deve essere interpellata e sensibilizzata. Per esempio con eventi ad hoc ma anche sfruttando una quotidianità di incontro che, a volte, è già in essere grazie al Terzo Settore.

Tra le parole d’ordine, prevenzione, vicinanza, prossimità, sostegno, comprensione. «C’è bisogno di voi – hanno chiarito, rivolgendosi ai rappresentanti delle varie realtà – c'è bisogno di chi è in contatto con le famiglie, anche in modo informale. Di chi passa tempo con loro». Si punta ad attivare un’azione capillare, con il Comune a fare da cabina di regia.

«Questo percorso – ha sottolineato, a margine, Paola Reguzzoni – proseguirà fino all’estate. È incentrato su informazione, confronto, condivisione di idee ed esperienze. Mi sono rivolta a… tutti. Perché davanti a problemi di queste dimensioni non può essere una singola componente della società a intervenire. Deve passare il concetto che un minore in difficoltà non è figlio, o figlia, di qualcun altro e basta ma è figlio anche nostro. Questo modo di sentire esisteva, nella nostra società. Ma si sta perdendo».  

Stefano Tosi

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