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Hockey | 20 gennaio 2024, 06:56

UN ANNO FA/1 Gli spilli di Devèze, il siluro di Schina, i miracoli di Perla: cronaca di un trionfo

Prima di vivere le nuove Final Four, riportiamo indietro le lancette al 21 e al 22 gennaio 2023, quando il Varese costruì un trionfo che attendeva da 27 anni. Dagli stimoli del coach in conferenza stampa al gol del 3-1 di Franchini contro il Caldaro, ecco come andò quell’indimenticabile cavalcata

Dopo 27 anni Varese alza un nuovo trofeo: è la prima Coppa Italia della storia giallonera

Dopo 27 anni Varese alza un nuovo trofeo: è la prima Coppa Italia della storia giallonera

Ventuno e ventidue gennaio 2023: un anno fa le prime Final Four varesine di Coppa Italia di hockey su ghiaccio e un trionfo indimenticabile.

E allora eccolo il bigino di quei giorni frenetici, di quelle emozioni a stretto giro di posta, una dopo l’altra, di quelle partite giocate con il coltello fra i denti, di quella tensione spezzata da giocate ancora impresse nella memoria, di quella festa finale per la conquista di un trofeo atteso per 27 anni dal ghiaccio giallonero e per 24 dallo sport cittadino in generale.

Venerdì 20 si parte con la conferenza stampa, a 24 ore dal primo ingaggio. Prende in mano il microfono coach Claude Devèze: «Chi temo? La mia squadra». Cinque parole e il caricone è piazzato sul banco… Il canadese sa perfettamente l’effetto che farà il suo verbo, l’ha sempre saputo: la sua squadra, nei due match delle finali, non sbaglierà un tocco…

Profetico Michael Mazzacane, «il cambio di passo durante la stagione non è stato programmato ma è qualcosa in cui abbiamo sempre creduto», mentre il presidente Carlo Bino inizia a “leggere il futuro”: «Vivete l'evento dal primo secondo all’ultimo, pensando che un giorno potrete dire "io c’ero”», dice rivolgendosi al pubblico. Avrà ragione.

Intanto serpeggiano i dubbi sulle condizioni di Alessio Piroso, colpito duro al ginocchio nei quarti contro Bressanone: «Sono un elefante, ci sarò», rassicura lui. Sarà di parola.

Sabato 21 all’Acinque Ice Arena non si vede un buco libero già un’ora prima di Varese-Appiano, la seconda semifinale: nella prima il Caldaro si sbarazza abbastanza facilmente del Valdifiemme (4-1).

Davanti a due muri gialloneri, quello della curva e quello della tribuna, parte il match contro gli altoatesini. La gara è equilibrata e nervosa: insieme al forcing psicologico del Caldaro già in finale, il primo periodo della semifinale giallonera sarà ricordato come uno dei momenti più difficili della due giorni. La partita non si sblocca, anche se la differenza tra le due squadre è evidente: serve un jolly. Che arriva: all’ultimo secondo del tempo, Schina sgancia un siluro dalla linea blu della sua metà pista, con il disco che si insacca alle spalle di Paller. Sui gradoni dell’Acinque Ice Arena c’è qualcuno che giura di non aver mai visto un gol del genere…

Da qui è discesa, anche se bisogna attendere altri 20 minuti per vedere il 2-0: a 26” dalla seconda sirena è “l’uomo del destino”, Drolet, a far esplodere i tifosi. Il 3-0 arriverà nel terzo periodo, la firma è ancora una volta del pretoriano di Devéze. 

È finale.

Bino, nel dare a tutti l’appuntamento per il giorno dopo, la commenta così: «Ho visto la nostra gente felice e mi è venuta la pelle d’oca». Non hai ancora visto nulla in realtà, presidente…

Siamo a domenica 22, l’ora x sono le 19. I “lucci” sono due “clan familiari” (i Vinatzer e i Virtala, tre e due fratelli ciascuno), i “lucci” fanno paura, i “lucci” sono l’antagonista, il “cattivo” per eccellenza di una favola ancora da scrivere.

La finale è a viso apertissimo, Varese e Caldaro decidono di giocarsi la coppa senza nascondersi. Al 20’ è 0-0, ma il taccuino delle occasioni già scoppia di note: il nome Perla ricorre, ma mai quanto ricorrerà fra un po’. A inizio secondo periodo la pressione dei Mastini aumenta e arriva l’1-0 di Franchini: il catino varesino esplode, ma poi si mette in preghiera… Con lo svantaggio, infatti, il Caldaro inizia a martellare la difesa giallonera, che in porta ha però un giocatore che presto verrà fatto santo: Perla salva una, due, tre, quattro e cinque volte, poi viene steso da Erschbamer che si becca penalità partita.

Al 40’ è ancora 1-0: ci pensa Drolet a fare il bis, anche se il raddoppio non chiude i giochi. Il muro Perla mostra una crepa, l’unica in 120 minuti: ci si infila Teemu Virtala, riaprendo la contesa. In via Albani è ancora lunga, la battaglia si fa durissima, la sofferenza indicibile. Un altro miracolo del giovane portiere di casa precede un timeout in cui gli altoatesini si giocano tutto, togliendo il loro portiere. Può essere la mossa decisiva, in un senso o nell’altro. Il destino, però, ha da tempo scritto il suo nome prediletto, sebbene nessuno ancora lo sappia: è quello dei Mastini. Dopo l’ennesimo, torrido, ingaggio davanti alla porta giallonera, il disco finalmente si allontana e finisce sul bastone di Franchini: la porta del Caldaro è vuota, la cavalcata dell’italoamericano entra di diritto negli almanacchi della società, sottolineata metro dopo metro da un’Acinque Ice Arena che scioglie tutta la sua adrenalina in un urlo di gioia rimasto strozzato 27 anni: gol, 3-1, Coppa Italia.

Il resto sono caschetti che volano in aria, abbracci, sul ghiaccio e fuori, interviste, lacrime, sigari, sorrisi, ancora lacrime. Quelle di capitan Vanetti rimangono dentro: ha chiuso un cerchio.

Daniele Odoni si inginocchia con la coppa sotto lo striscione dedicato a Marco Fiori: sarà per sempre questa l’immagine più toccante del trionfo.

Fabio Gandini


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