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Varese | 09 dicembre 2023, 15:03

1930-2023: MOLINARI ADDIO. Varese resta senza scarpe (e anche un po' senz'anima)

Dopo 93 anni di attività la città saluta un altro negozio storico, che ha visto passare generazioni di imprenditori, professionisti e sportivi famosi. Entrare da Molinari è come fare un tuffo di un passato fatto di boiserie alle pareti e di divani eleganti. La titolare Paola Molinari: «Il rapporto umano è fondamentale, noi lo abbiamo sempre curato e ora stiamo ricevendo tantissimo affetto». Chi arriverà al suo posto? «Si occuperà di tutt'altro»

Paola Molinari e Maria Grazia Boschini nello storico negozio all'angolo tra via Avegno e piazza Repubblica

Paola Molinari e Maria Grazia Boschini nello storico negozio all'angolo tra via Avegno e piazza Repubblica

Un altro addio, doloroso e improvviso, un altro nome familiare ai varesini che scompare, dopo 93 anni di attività nel cuore della città. Pochi si aspettavano che anche Molinari, sinonimo di calzature eleganti di alta qualità, chiudesse i battenti, tanto si era abituati a vedere le vetrine allestite con gusto e competenza all’angolo tra la piazza della Repubblica e via Avegno.

Viene tristezza ora invece vedere i cartelli con la liquidazione dell’assortimento, con sconti che vanno dal 30 al 50 per cento, e ci si rende conto che ormai il commercio a Varese non è più familiare ma preda dei franchising e delle grandi catene di distribuzione, con negozi fatti con lo stampino e uguali in ogni parte d’Italia.

Entrare da Molinari è come reimmergersi in un altro mondo, con le boiserie alle pareti, i divani eleganti, il taglio del negozio di classe, fatto per una clientela esigente e scelta, come usava un tempo, quando il cliente si sentiva amato e coccolato e si instaurava un rapporto quasi di amicizia con titolari e commesse.

«Rappresento la terza generazione in negozio, lo fondò nonno Alberto nel 1930 assieme a nonna Ernesta, poi subentrò mio padre Ambrogio. Io sono qui dal 1983 come titolare, ma ci lavoro da 45 anni. Il primo negozio era in via Manzoni al 6, dove abitava il nonno, casa e bottega come una volta», racconta Paola Molinari.

«Nel 1962 fu costruito il palazzo dove siamo adesso, per qualche tempo i miei tennero entrambi i negozi. Abbiamo sempre trattato calzature di livello medio-alto, di tipo tradizionale, e seguito i clienti uno a uno, e questo amore ci sta ritornando, ora che stiamo per chiudere. Abbiamo avuto decine di attestazioni di stima e manifestazioni di affetto, e ci sono clienti che acquistano da noi da 40 anni. Il rapporto umano è fondamentale in un negozio, e noi lo abbiamo sempre curato».

Chi entrava da Molinari trovava marchi quali Gravati, Testoni, Rossetti, Clarks, Saxone e Mephisto, il meglio per uomo e donna. «Un tempo avevamo anche un assortimento per bambino, poi abbiamo puntato sugli accessori per uomo e donna». Con Paola Molinari, in negozio ci sono Maria Grazia Boschini e Cristina Favagrossa, da 35 anni la prima, e da 25 la seconda. Si definiscono le “tre sorelle”.

«Sono gli uomini i più esigenti, guardano sempre il pelino, anche perché ragionano di più, mentre le donne sono più istintive. Abbiamo sempre avuto scarpe sia eleganti sia sportive di molte tipologie diverse, certo con prezzi un po’ più alti», spiega Maria Grazia Boschini. Non per niente da Molinari si servivano le famiglie importanti di Varese, di imprenditori e professionisti, i cestisti della grande Ignis e i calciatori del Varese in serie A.

Accanto al dispiacere per non alimentare più il contatto con i clienti c’è rammarico per il periodo cupo per i piccoli negozi a conduzione familiare: «Innanzitutto la vendita online ci ha massacrato, ma la cosa che più mi fa rabbia è che arrivano persone, soprattutto giovani, che provano un modello di scarpa, magari non trovano subito il loro numero, lo fotografano con il cellulare e vanno immediatamente online ad acquistarlo quando ancora siedono sulle nostre poltrone. Un comportamento scorretto e maleducato».

«Non abbiamo avuto inoltre sostegno dal Comune, - aggiunge - in centro non esistono soltanto piazza Monte Grappa e corso Matteotti. Non vediamo abbastanza polizia locale, soprattutto la sera. In passato è capitato che abbiamo dovuto pagare di tasca nostra l’illuminazione natalizia perché mancava il collegamento elettrico. E non parliamo della burocrazia affrontata soltanto per esporre i cartelli per la svendita di chiusura» sostiene Paola Molinari.

Ora il negozio che è stato un vanto della città assieme a quello del Calzaturificio di Varese e a Figini, chiude per sempre, ma ancora Paola Molinari non svela il futuro degli spazi: «Siamo in trattativa, chi entrerà comunque si occuperà di tutt’altro».

 

Mario Chiodetti

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