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Hockey | 15 settembre 2023, 20:45

Galbiati, i Mastini in un clic: «La foto del mio cuore? Odoni inginocchiato con la Coppa Italia»

Sette domande all’uomo che racconta il mondo giallonero con le immagini: «Fotografare questi ragazzi è passione: sono un loro tifoso e lo sarò per sempre». I “suoi” scatti da copertina: «Le lacrime di Merano, la gioia delle due finali vinte, Czarnecki contro il Fassa e il colloquio “silenzioso” tra Malfatti e Devèze: il “double” nacque lì…»

Daniele Odoni inginocchiato davanti alla maglia di Marco Fiori dopo aver appena vinto la Coppa Italia: è una delle foto più belle scattate dal nostro Alessandro Galbiati

Daniele Odoni inginocchiato davanti alla maglia di Marco Fiori dopo aver appena vinto la Coppa Italia: è una delle foto più belle scattate dal nostro Alessandro Galbiati

Sette domande al cantore per immagini dei Mastini. Sette domande a chi ha saputo fondere la passione per un lavoro con la passione sportiva. Sette domande a chi è capace di dare un “volto” alle nostre emozioni ghiacciate. Sette domande a… Alessandro Galbiati. 


Qual è la foto che racchiude lo spirito dei Mastini da te fatta in queste stagioni?

«Non ce n’è una sola, ma tante. E se dovessi essere scontato, direi quella fatta dalla tribuna in finale di Coppa Italia, con tutta la gente sul ghiaccio a festeggiare. Tuttavia, se proprio devo essere sincero, quella che mi rimane impressa è quella di Odoni inginocchiato con la coppa sotto lo striscione di Marco Fiori: me la porterò sempre dentro…».

Qual è il momento in cui sei stato orgoglioso di fotografare i Mastini?

«Quel momento è arrivato ancora prima di scattare una foto: è arrivato quando abbiamo stretto l’accordo per farlo. Li è dove è iniziato tutto un percorso di crescita personale e professionale che spero possa continuare in futuro e questa intervista è motivo d’orgoglio».

Sei stato il primo a dire questa frase: «Non ho mai visto un coach dei Mastini applaudire il pubblico come ha fatto Czarnecki dopo la partita con il Fassa»: perché ti ha colpito? Cosa ti ha lasciato questo gesto?

«Mi ha colpito il fatto che in 4 anni che fotografo questa squadra mai mi era capitato di vedere un gesto del genere da parte di un allenatore: Czarnecki si interfaccia ogni giorno con i tifosi e con la città come nessun altro prima. Ma mi colpì anche una scena tra Teo (Malfatti) e Devèze in panchina a Varese l’anno scorso dopo la seconda sconfitta consecutiva subita in casa all’inizio: un colloquio silenzioso fatto di sguardi, non volava una mosca o almeno sembrava, mentre tutto intorno la gente passava… Beh secondo me quella “chiacchierata” ha portato al double…»

Quali sono i giocatori che racchiudono lo spirito dei Mastini?

«Uno lo ho già citato prima, ma non posso fare differenze quando si tratta di ragazzi che dopo aver fatto una giornata di lavoro o prima di iniziare un turno notturno, magari in ospedale, sono li a sudare duramente per uno sport che li appassiona».

Fotografare i Mastini è passione e sacrificio: cosa ti hanno lasciato questi anni al loro seguito? Perché è così bello fotografarli?

«Perché prima che fotografo sono tifoso di questo fantastico sport e di questa città. Quello con i Mastini è stato un percorso fantastico, con emozioni sia positive che negative. Un percorso di crescita che spero non finisca mai: vorrei continuare per sempre a fotografare questi ragazzi. E il bello deve ancora venire: per la prima partita casalinga ho in mente una sorpresa per loro».

Hai mai visto piangere qualcuno per i Mastini, magari mentre lo fotografavi? 

«Sì, tantissima gente, mi ricordo alla MeranArena la “delusione” della finale contro i padroni di casa, e la gioia invece in casa nelle due finali vinte…»

Cosa “dicono” i volti dei giocatori quest’anno secondo te?

«Preferisco non commentare per il momento… Come il mio direttore, Andrea Confalonieri, non voglio ancora sbilanciarmi…».

Andrea Confalonieri e Fabio Gandini


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