Primo, secondo, dolce, caffè e ammazza caffè. Per tre persone. Tutto tipico, compresi pizzoccheri, polenta e salsiccia. A 2500 metri circa di altitudine.
Totale alla cassa? A seguire il filone degli “scontrini da incubo” che sta caratterizzando l’estate italiana 2023, tra un sovrapprezzo per il taglio di un toast, 60 euro per due espressi e una cena di tigelle a più di 800 euro, vien da ipotizzare una risposta catastrofica.
Invece no: 65 euro in tutto. Con tanto di scontrino regolarmente battuto e pagamento con carta di credito. Ripetiamo: a 2500 metri, in un rifugio di montagna.
La buona nuova arriva dal passo Gavia e il locale in questione è il rifugio Arnaldo Berni, nel Comune di Santa Caterina Valfurva. A raccontarla l’assessore al Bilancio del Comune di Varese Cristina Buzzetti, in questi giorni in vacanza con la famiglia a Bormio.
«Non è giusto far apparire solo la parte distorta del nostro turismo - afferma raggiunta al telefono da VareseNoi - Sì, lo abbiamo letto, c’è chi se ne approfitta, ma non tutti cercano di fare la cresta o si macchiano di irregolarità». Il suo ferragosto è stata una bella conferma del concetto appena espresso: «In alta montagna ci si aspetta di pagare di più, non fosse altro per le difficoltà di approvvigionamento e trasporto. Poi siamo in vacanza, a ferragosto e in un posto abbastanza rinomato come la Valtellina. Invece per poco più di 60 euro in tre abbiamo mangiato tanto e benissimo, serviti in maniera impeccabile e alla cassa i titolari non hanno battuto ciglio quando abbiamo chiesto loro di pagare con la carta: si sono collegati all’hotspot con il cellulare e hanno effettuato la transazione».
La morale è semplice e condivisibile: «Non metto in dubbio che ci siano in giro delle situazioni “sbagliate”, ma l’immagine del nostro turismo solo come spenna-clienti non è veritiera. Le eccezioni negative paiono in certi momenti dover diventare la regola, invece sono appunto solo eccezioni».














