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Opinioni | 11 luglio 2023, 13:37

Anticiclone delle Azzorre dove sei? Caldo secco, brezza e temporalini ingoiati di Scipione, Caronte e Cerbero

Le previsioni di 2-3 gradi in più ogni anno, il Niño e la Niña a ballare il tango sull’Oceano per arrivare a rompere i marroni all’Europa, se compaiono lampi e tuoni ci sono anche chicchi di grandine come palline da golf e allerte della protezione civile o zanzare tigre mentre una volta la sera bastava uno zampirone o quater pass e 'na bireta alle Grotte di Valganna. I condizionatori? Confinati su qualche rivista americana... Oggi suda perfino il pinguino De Longhi

Il nostro Mario Chiodetti all'arrivo dell'anticiclone africano

Il nostro Mario Chiodetti all'arrivo dell'anticiclone africano

Quando il colonnello Bernacca incominciava a citare le Azzorre, si era certi che l’estate era arrivata, calda ma pacata come l’Edmondo, che non alterava mai il tono della voce nemmeno quando l’isoterma di zero gradi saliva di quota e la temperatura sfiorava i 30 gradi. Appunto, sfiorava. Ma dove cavolo erano le Azzorre? E perché l’anticiclone benefico arrivava proprio da là? Potevano nove isole sparse per l’Oceano Atlantico influenzare il clima a migliaia di chilometri e invitare noi di Varese ad andare al lago, al Campo dei Fiori, oppure a starcene belli tranquilli in giardino a prendere il fresco, perché la sera la temperatura scemava e si stava benone? Potevano.

L’anticiclone oggi scomparso, divorato da quello maledetto subtropicale foriero di caldo asfissiante e afa sfinente, aveva il suo massimo di pressione sopra le isole e poi si spostava o a nord oppure a est, arrivando da noi puntuale ad aprire l’estate meteorologica. Portava un bel caldo secco, accompagnato sempre da una leggera brezza e quando la temperatura saliva arrivava un temporalino serotino a mitigarla e la mattina dopo si stava d’incanto.

Adesso al posto di Bernacca c’è il crudele Sanò, che con il suo ilmeteo.it sadicamente battezza gli anticicloni africani con nomi ancor più maledetti, Scipione, Caronte, Cerbero, per rigirare il coltello nella piaga dei 40 gradi, suo chiodo fisso assieme alla bolla algerina dei 50 e passa che dovrebbe esplodere sull’Italia. Se non son 45 no li volemo, e il suo sito è un unico grido d’allarme apocalittico a partire già da febbraio, con le previsioni a lunghissimo termine di non si sa quali centri meteo sparsi per il pianeta, l’ultimo dei quali a Bologna, che predicono ogni anno almeno 2-3 gradi in più della media da Bolzano a Palermo per tutta l’estate. E poi il Niño e la Niña a ballare il tango sull’Oceano per arrivare a rompere i marroni all’Europa con un surplus di gradi da aggiungere a quelli africani.

Sanò e compagni, perfidi, ammanniscono continue docce scozzesi ai visitatori del sito, un giorno avanzando l’ipotesi di “un’estate senza estate”, soprattutto dopo le piogge scorse, e l’altro evocando proiezioni per luglio e agosto da togliersi, oltre alla canottiera, pure la pelle e tenere in permanenza la testa nel freezer.

Intanto si suda, se arriva un temporale, minimo è da allerta alla Protezione Civile, con chicchi di grandine grossi come palline da golf, siamo perseguitati da milioni di zanzare tigre che come sentono arrivare il vento subsahariano si ringalluzziscono, mentre una volta la sera arrivava soltanto qualche Culex pipiens timidina e bastava uno zampirone a tenerla lontano, al massimo una sfregatina di limone sulla pelle. Queste qui invece mordono h24, sono killer silenziosi e oltrepassano pure lo scudo spaziale di dieci passate di Autan dedicato. E non muoiono. Mai. Ne abbiamo beccate due a gennaio, col cappotto termico.

Ah le Azzorre, con le estati miti e ventilate - spesso la sera se si saliva di quota ci voleva il golfino - i pomeriggi in barchetta sul lago avanti e indietro dall’Isolino Virginia senza paura dell’insolazione anche a luglio, e all’imbrunire, quando il termometro magari lambiva i 30 ecco le Grotte di Valganna, quater pass e ‘na bireta. Il condizionatore? Visto magari su qualche rivista americana, in casa non c’era nemmeno un ventilatore, al massimo un ventaglio nelle ore dal tiepido al quasi caldo.

Oggi suda perfino il pinguino De Longhi, si sta tappati in casa con condizionatore a pattina, tre ventilatori posizionati con strategie da von Kaunitz, ghiaccio a portata, respiro corto e timore del colpo di calore, collasso o infartino a scelta se si esce di casa per comperare l’insalata. La bicicletta è riposta, della barca si son perse le tracce.

L’estate è vista come un incubo, chi scrive incomincia ad agitarsi già in aprile compulsando tre o quattro siti meteo - in primis quello della Svizzera - nella fallace speranza che a lungo termine Sanò si sbagli, e per qualche oscuro disegno di isobare e Hectopascal l’anticiclone delle Azzorre possa ricomparire in luglio e agosto permettendo anche qualche ora di lettura sul balcone. Nulla di tutto questo, implacabile arriva la bolla africana e Sanò ci dà una carezza dopo le frustate, dicendo ogni tanto che prima o poi - molto poi - arriverà un temporale in qualche non ben identificata località delle Alpi con grandine grossa - altra sua passione - a spezzare l’afa mostruosa con l’aria che sembra da tagliare a fette. Dietro l’angolo, insomma, c’è “l’evento estremo”, che ilmeteo.it sventola come lo spaventapasseri per i corvi.

Tra le previsioni di fine luglio che «lasciano di stucco», le «settimane roventi» e le colorazioni violette e mattone delle mappe con i famigerati 47 sulla Sardegna, ci apprestiamo a passare luglio e agosto di pura sofferenza, vagando per casa come orsi ammaestrati, seminudi e catatonici, mentre l’umidità sale al 60 per cento, la pressione arteriosa vacilla, e le zanzare sembrano filtrare persino dai muri.

Sanò, per favore, dicci che a settembre farà fresco, non arriverà più sabbia dal Sahara, Niño e Niña se ne andranno da dove sono venuti e gli eventi estremi saranno rari come il Gronchi rosa. A qualcosa ci si deve pure attaccare!

Mario Chiodetti

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