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Busto Arsizio | 24 giugno 2023, 12:08

La street art degli Urban Solid colora l’ex carcere di Busto. «Presto sarà un luogo di cultura»

Lembi di tessuto annodati fra loro sono stati fatti calare dalle grate delle finestre, a rappresentare l’evasione. I primi due erano bianco e rosso, i colori della città, nel giorno della festa patronale. La performance artistica resterà presente come installazione fino all’inizio dei lavori di recupero della struttura

L'installazione artistica ancora in fase di completamento

L'installazione artistica ancora in fase di completamento

L’ex carcere di via Borroni diventa il nucleo di una performance artistica che resterà presente come installazione fino all’inizio dei lavori di recupero della struttura.
Gli autori sono gli Urban Solid, Gabriele Castellani e Riccardo Cavelleri, due artisti del territorio affermati nel panorama contemporaneo della street art a livello internazionale.

Il progetto, intitolato “Get Out” e promosso dall’amministrazione comunale in collaborazione con l’associazione culturale Tracce per la Meta, ha preso il via questa mattina nell’ambito della festa patronale di Busto Arsizio.
Dei lembi di tessuto annodati fra loro sono stati fatti calare dalle grate delle finestre, a rappresentare l’evasione. I primi due erano bianco e rosso, i colori della città.

Un’evasione “mentale” che ciascuno può ritrovarsi a desiderare: «La volontà di essere altrove, appagati, al di là della propria vita, oltre», è stato spiegato.
I teli calati dalle finestre sono stati realizzati con materiali di scarto delle lavorazioni di un’azienda tessile, settore a cui la città è storicamente legata.

«Una performance artistica che ci rende orgogliosi – ha sottolineato la vicesindaco e assessore alla Cultura Manuela Maffioli –. Allo stesso tempo, un gesto di bellezza che regaliamo a questo edificio a cui siamo molto legati e di cui abbiamo approvato il progetto esecutivo di recupero». Un luogo che «avrà uno scopo culturale e permetterà di riappropriarsi di spazi meravigliosi, con aule studio e di lettura dove accogliere i frequentatori della biblioteca».

Paola Surano di Tracce per la Meta ha ricordato come, da giovane praticante avvocato , entrasse in questa struttura che un tempo era un carcere e nel prossimo futuro sarà un luogo di cultura.
Da parte degli artisti, la soddisfazione di essere «ambasciatori in patria»: «È bello che anche questa volta il progetto sia nato da una chiacchierata, da un’idea che viene ascoltata. Con i colori “sfumeremo” quello che è stato un luogo di sofferenza ormai dimenticato e che diventerà uno spazio di ritrovo».

R.C.

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