Gentile redazione,
so che ciò che trovo sul giornale a volte può piacermi e altre no, anche se mi fa respirare sempre libertà. Per questo vorrei raccontarvi un episodio e girarvi una foto che ho scattato ieri sera prima delle 20 in viale Borri, vicino alla vecchia entrata dell'ospedale di Circolo.
Stavo tornando a casa quando ho visto una donna, credo molto giovane, stesa a terra proprio sulle strisce pedonali. Vicino a lei una valigia. Ho subito pensato a un malore o a un investimento ma, impietrita dalla paura, mi sono accorta che non era così. Lei, infatti, urlava "lasciatemi qui, lasciatemi stare". Mi sembrava un grido disperato, non di dolore, un gesto drammatico di chi non sapeva più come chiedere aiuto forse per la sua condizione o lo stato in cui si trovava, magari senza accorgersi. Ma è solo la mia sensazione, ovviamente.
Tanti, come me, sono rimasti paralizzati in auto, senza avanzare nemmeno di un metro, così come alcuni pedoni che camminavano si sono fermati. Qualcuno urlava: «Chiamate l'ambulanza». Altri si avvicinavano per confortare la ragazza a terra, che replicava: «Lasciatemi stare, lasciatemi qui».
Altri, però, si sono messi a suonare il clacson pur di passare. Alcune auto, incuranti della persona a terra e prima ancora che fosse arrivata un'ambulanza, sono passate velocemente sfiorando il suo corpo: forse erano attese a casa dai familiari, magari erano nervose per la giornata di lavoro.
Ciò che, soprattutto oggi, dopo quasi ventiquattro ore, mi resta dentro di questo episodio magari come ne accadono tanti altri simili ogni giorno, e apparentemente da superare in fretta per chi si trova soltanto spettatore di passaggio, è la sensazione di una città dove alcuni - sui social si comportano perfino come se avessero sempre ragione e fossero sempre la maggioranza - si lamentano chiedendo più rispetto, più ordine o più cura senza ammettere mai che a volte i primi a migliorare dovremmo essere noi varesini. Io, ieri, l'ho pensato e ve lo scrivo.
L'ho pensato perché a Varese, e magari non solo a Varese, non ci si riesce a fermare neppure per un attimo di fronte a una persona che chiede aiuto, sfiorandole la testa con le ruote come un fastidio da superare in fretta e furia, pur di continuare la propria vita. O continuano a camminare veloci sulla propria via, come se non esistesse nessun altro capace di fermare quel percorso verso chissà dove.
Ecco, VareseNoi: mi domando e vi domando se è davvero quella che è racchiusa in questa immagine e in questa piccola mia esperienza quotidiana la Varese a cui voglio bene da sempre o a cui voler bene, una Varese che non si ferma davanti a nulla.
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