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Opinioni | 22 giugno 2023, 08:28

L'OPINIONE - «Che cavolo fa quella. Tanto qualcuno ci penserà»: se questo è il primo pensiero di fronte alla donna stesa in viale Borri

La fotografia che una nostra lettrice varesina ci ha inviato e l'indifferenza, quasi il cinismo delle persone che transitavano a piedi o in automobile. Il valore di una vita umana sopraffatto dalla tranquillità personale e dall'istinto a non “sporcarsi le mani”: non dovrebbe rappresentare la normalità, e non invece quasi una notizia di cronaca, che alla fine qualcuno si sia fermato e avvicinato?

L'OPINIONE - «Che cavolo fa quella. Tanto qualcuno ci penserà»: se questo è il primo pensiero di fronte alla donna stesa in viale Borri

Una giovane donna è stesa sull’asfalto, all’inizio delle strisce pedonali all’incrocio tra viale Borri e via Guicciardini, vicino a sé ha una borsa color fucsia, è immobile. La fotografia che una nostra lettrice ci ha inviato (clicca QUI) racconta molte cose, il disagio esistenziale, che spinge una persona a sdraiarsi per terra e a lasciarsi sopraffare dal resto del mondo, accada quel che accada, e dall’altro l’indifferenza, quasi il cinismo, delle persone che in quei momenti transitavano da quelle parti, a piedi o in automobile.

«Tanto qualcuno ci penserà», oppure «che cavolo fa quella», sono stati probabilmente alcuni dei pensieri di chi guidava, e magari suonava il clacson nella speranza che la poveretta si alzasse e lasciasse libera la strada, dopo un sit-in di protesta. Di certo qualcuno avrà ripreso la scena con il cellulare, perché oggi tutto è spettacolo, follower sui social, riscontro personale, in una società dove l’egoismo e il culto di sé non finisce di dilagare.

Un uomo brucia nella sua macchina? Filmiamo e postiamo, anzi gli diamo pure dell’imbecille, ma di soccorrerlo non se ne parla. I tragici fatti di Roma, con l’uccisione del piccolo Manuel Proietti da parte di ragazzotti invasati per i like di Youtube, quella del concessionario di automobili del Casertano, ammazzato brutalmente per aver richiamato all’educazione un diciassettenne, ma anche l’allenatore dei ragazzini picchiato dai genitori fino a perdere un rene, sono l’esantema di una malattia gravissima, che dice dell’abbattimento sconsiderato del valore di una vita umana, ridotta a pretesto per il narcisismo di molti e l’indifferenza di altri.

La ragazza sulle strisce pedonali, che secondo la nostra lettrice non chiedeva aiuto, ma sicuramente lo cercava con tutta sé stessa, è il simbolo della nostra società di singoli, iper connessi ma soli come cani, incapaci di essere solidali con l’altro, di ascoltarlo e aiutarlo, terrorizzati dal contatto e dallo scambio tanto da pensare soltanto alla tranquillità personale, a non “sporcarsi le mani”, perché prima o poi il samaritano arriva, nella vita quotidiana come nella politica.

E se non arrivasse più? La lettrice ha scritto che alla fine alcuni passanti si sono fermati e avvicinati alla donna sdraiata, cosa che dovrebbe rappresentare la normalità, e invece diventa quasi una notizia di cronaca. L’avanzata inarrestabile della tecnologia, lo spettro dell’intelligenza artificiale sono pericoli reali, che ci allontanano sempre di più dalla nostra condizione di esseri umani empatici e compassionevoli, presentandoci una realtà virtuale che pervade le nostre menti facendoci confondere il vero con le costruzioni degli algoritmi.

In più, il bombardamento mediatico di fake news, di video che mescolano fatti reali con invenzioni virtuali, ci fanno sembrare perennemente immersi in una sorta di videogame, e qualcuno si sarà anche chiesto se la ragazza fosse sdraiata per un malore oppure perché stesse magari girando un video da postare su Instagram, protagonista di qualche assurdo gioco seguito su internet.

La solitudine e il continuo ripiego su sé stessi, la mancanza di curiosità intellettuali, di passioni reali, genera automaticamente la violenza, soprattutto nei giovanissimi, incapaci ormai di qualsiasi azione non mediata dall’uso dello smartphone, di cui sono dipendenti come da un Grande Fratello, e che ha sostituito genitori ed educatori.

Non è soltanto Varese «che non si ferma davanti a nulla», come scrive la lettrice, ma è il mondo di oggi, comandato dalla legge del profitto a ogni costo e dell’io elevato a sistema, un mondo in cui un essere umano steso a terra diventa un oggetto, come un Jersey da evitare nei lavori in corso, di cui ci si dimentica al prossimo semaforo.

Mario Chiodetti

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