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Territorio | 05 febbraio 2023, 10:50

Zoe Cristofoli torna sulla rapina subita in casa sua a Cassano Magnago a ottobre: «Quella sera mi sono ritrovata una pistola alla testa. Mio figlio tirato dalle braccia»

Dopo la rapina ai danni di Roby Facchinetti, l’influencer, compagna del calciatore del Milan Theo Hernandez, si è sfogata nelle storie di Instagram ricordando l'incursione di quattro mesi fa dei rapinatori nella propria abitazione: «A chi mi dovrei rivolgere per trovare giustizia?»

Foto dal profilo Instagram dell'influencer. Storia Instagram dalla pagina Facebook "SeriAnews.com"

Foto dal profilo Instagram dell'influencer. Storia Instagram dalla pagina Facebook "SeriAnews.com"

A distanza di quasi quattro mesi dalla rapina in casa di Zoe Cristofoli e Theo Hernandez a Cassano Magnago (leggi qui), l’influencer è tornata a parlare sui social, in seguito a quanto accaduto nella villa di Roby Facchinetti (leggi qui).

Con delle storie Instagram, Zoe ha parlato di ulteriori dettagli legati alla rapina e del trauma che ne è conseguito.

«Ancora una volta la stessa storia. Dopo mesi nessuna novità. Anzi mi sveglio e ogni giorno notizie identiche. – scrive l’influencer riferendosi a quanto accaduto nella villa di Facchinetti – Stesse dinamiche, stese bande, stessi animali…».

E prosegue: «Lavori una vita, compri cose in modo pulito e poi ti entrano in casa mentre ceni o mentre esci dal cancello… Ti picchiano e spaventano quasi a morte, toccano tuo figlio, ti rubano tutto quello che hai… Ti portano via la voglia e la serenità di vivere. Ebbene oggi parlo io».

E ha deciso di parlare, rivolgendosi a chi, a parere suo, non ha fatto abbastanza: «Si può vivere così? Nella speranza che qualcuno faccia qualcosa? E intanto questa gente vive nel nostro Paese allegra e spensierata… Perché vi assicuro, parlavano italiano meglio di me. Ma non erano per nulla italiani (parlavano poi nella loro lingua). E quindi mi chiedo, a chi mi dovrei rivolgere per avere giustizia? Ma una c… di giustizia dov’è?».

Poi il ricordo del trauma di quella sera: «Mi sono ritrovata una pistola alla testa… Non so le botte che ho preso… Calci, pugni e schiaffi in faccia. Hanno cercato di soffocarmi con le mani… Mio figlio tirato dalle braccia… Tirata per aria dai capelli, 3 uomini contro di me».

L’influencer, ha poi sottolineato la mancanza di empatia nei confronti di chi subisce questi gesti: «Nessun rimborso assicurativo, perché insomma, ti devono prendere per il culo pure le assicurazioni. Nessun giornale ha approfondito perché era una “semplice rapina”: sapete, ormai queste cose sono normali, non ci si può fare nulla, succedono. Danno la colpa alle persone vicino a te e dicono “è colpa tua, te la sei cercata”. Quella sera arrivati i Carabinieri hanno guardato se qualcuno era gravemente ferito, per fortuna niente sangue… E quindi dai, non è successo nulla. Perché si muovesse qualcosa doveva scappare il morto?».

E una seconda storia, riportata dalla Gazzetta dello Sport, ha continuato: «E poi è colpa tua che vivi, lavori, stai bene. Allora sei stronzo e te lo meriti. Parliamo di gente armata. Non solo pistole, ma è possibile tutto ciò? Gente straniera che vive qui e lavora qui, ve lo assicuro, per parlare così bene italiano. Sapere termini che nemmeno userei. E voi non fate un c... per proteggerci e tutelarci! Giustizia. Non per me per noi ma per tutti gli italiani. Che devono vivere nella paura anche di girare per strada sereni anche in Duomo a Milano. Perché qualcuno ti potrebbe strappare la borsa dalle mani. L’orologio. I soldi dal bancomat. I sacchetti del negozio dove hai appena comprato. Magari a fatica con il tuo stipendio, dove poi paghi valanghe di tasse..»

L’influencer, sempre come riportato dalla Gazzetta dello Sport, ha sottolineato che: «Non ho nulla contro gli stranieri» ricordando che anche il papà di suo figlio, Theo Hernandez, è straniero: «Non sono una scrittrice, ho scritto solo la verità. Dovevo dire che erano italiani se erano stranieri? Magari sono pure italiani di origini straniere ma nati in Italia. Quindi nessuna discriminazione, dai basta... Ho scritto in un momento di rabbia... Rabbia che mi perseguita ogni giorno dopo quello che ho subito, e non lo auguro a nessuno, nemmeno alle famiglie di questi animali». 

 

Michela Scandroglio

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