La guerra in Ucraina, la città di Varese, il ruolo della politica, il disagio giovanile: sono diversi gli argomenti toccati dal prevosto di Varese monsignor Luigi Panighetti nell'omelia dell'ultima messa dell'anno celebrata stasera in Basilica San Vittore e conclusa con il canto finale del Te Deum di ringraziamento.
La riflessione del prevosto è partita dal tema della pace con riferimento non solo alla guerra in Ucraina, ma anche alla repressione in atto in Iran, ai femminicidi, all'eutanasia, all'aborto, alle logiche di egoismo.
«La pace nel testo biblico non è solo assenza di guerra, ma l’uomo che vive in pienezza la sua esistenza in rapporto con Dio, con se stesso, con gli altri, col creato. L’etica della pace è etica di comunione e condivisione capace di difendere la dignità umana e il rispetto delle diversità. La pace è un cammino di riconciliazione nella comunione fraterna e in un impegno condiviso: c’è un “artigianato della pace” che coinvolge ciascuno di noi in prima persona» ha sottolineato monsignor Panighetti.
Come rispondere ad una situazione tanto scoraggiante?
«Innanzitutto non abituandoci ritenendo che non possiamo fare nulla, quasi fossimo spettatori impotenti che non si lasciano interpellare da ciò che accade perché le nostre occupazioni prendono inesorabilmente il sopravvento. Certamente ci sono gesti personali o associati che possono essere compiuti per vivere l'incontro e contrastare situazioni di dolore e di morte. La nostra città anche in questi anni ne ha saputi mostrare molti» ha aggiunto il prevosto, il quale ha citato un passaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la sua recente visita a Varese.
Un pensiero di John Huizinga secondo cui: «considerava ottimisti non coloro che ignoravano le difficoltà, ma coloro che, pur prendendone atto e avendone consapevolezza, non perdevano la speranza, non perdono la speranza, anche quando tutto sembra senza prospettiva e via d’uscita».
Monsignor Panighetti si è poi concentrato su due questioni chiave: la presenza dei cattolici nella società e nella politica.
«Si tratta di una eredità da custodire sottraendola a strumentalizzazioni di varia matrice. C’è bisogno di ravvicinare la Politica ai cittadini per far tornare i cittadini ad interessarsi nuovamente della Politica. I cattolici sentono la responsabilità di contribuire alla elaborazione di progetti per lo sviluppo sostenibile ed umano della società. Viene da chiedersi se la politica è disponibile ad ascoltarli e ad avvalersi delle risorse da essi offerte che si pongono nell’orizzonte dei principi della dottrina sociale della Chiesa».
Poi un passaggio su un altro argomento che sta molto a cuore alla Chiesa varesina, quello del disagio giovanile.
«Tra le varie emergenze aggravate dalla pandemia dobbiamo considerare le dipendenze e il disagio giovanile: la questione rientra nel grande tema dell’educazione su cui le nostre comunità sono da sempre impegnate a vari livelli. Come adulti dobbiamo sempre tenere presente il bisogno fondamentale di amare ed essere amati che attraversa ogni età della vita. Laddove questa dinamica non si realizzi, dove questo bisogno non viene soddisfatto si cercano surrogati» ha osservato il prevosto.
Inevitabile uno sguardo sull'anno nuovo.
«A parere degli esperti l’anno 2023 non sarà più facile di quello che si conclude. Non possiamo perciò nutrirci di un illusorio ottimismo, bensì invocare la Sapienza dello Spirito Santo per custodire nel nostro cuore l’esperienza che fruttifica il bene. L’essere umano è un “Io” in connessione, in relazione: è libero in relazione perché ogni nostra azione ha premesse e conseguenze che vanno al di là di noi. La sapienza che ci è chiesta è quella di avere il coraggio di andare oltre l’autoaffermazione individuale ed aprirsi all’altro da noi» le parole di monsignor Panighetti.
Come in tutta la Diocesi anche a Varese nell'anno pastorale in corso si è inaugurata l'Assemblea Sinodale Decanale che sta muovendo i primi passi.
«Ringrazio sacerdoti, religiosi, religiose, laici che stanno collaborando al progetto che vuole essere strumento per contribuire al cammino delle Comunità Cristiane al fine di cogliere meglio le esigenze del nostro territorio in chiave missionaria, cioè per una più efficace presentazione della salvezza cristiana. Molto lavoro ci attende: il Principe della Pace continui ad accompagnarci sulla strada della storia e a sostenerci con la forza della sua Grazia» ha concluso il prevosto di Varese.














