«Il golf è completamente diverso da tutti gli altri sport. In qualsiasi disciplina il punteggio è progressivo: qui vince chi fa meno. In qualsiasi disciplina ci sono dei limiti, c’è ripetitività: qui ogni colpo è sempre diverso, ogni colpo non andrà mai dove lo hai giocato il giorno prima. In qualsiasi disciplina amatori e professionisti non possono giocare insieme: qui sì, l’handicap esiste per questo, esiste per far giocare due universi così diversi completamente alla pari… Il golf è una sfida contro se stessi, di pazienza e determinazione. E non esistono fortuna e sfortuna: ogni colpo dipende solo da te».
Se ci fosse un inno, un manifesto, una poesia dedicata al golf, un qualcosa capace di scolpire sulla pietra il senso ultimo del colpire una pallina su un prato verde, nel tentativo di mandarla in buca, queste parole ci entrerebbero di diritto. A pronunciarle è Vittorio Bersotti, direttore del Golf Club Varese.
Il loro fascino pare essere magnetico anche per i novizi dei legni e dei ferri. E d’altronde chi non ha mai desiderato sfidare i propri limiti? Chi non rifugge la monotonia in ciò che fa nella propria vita? E a chi non piace immergersi in quel verde e in quella pace che di questo sport sono ovunque cornice? Le risposte sono scontate, ma se il golf non è lo sport più praticato del mondo allora qualche problema esiste. Anzi: è sempre esistito. O percepito. Un problema di fondo: il golf è sempre stato visto, qui in Italia, come qualcosa di elitario. E di costoso. E quindi irraggiungibile, per molti.
Un velo, che per lungo tempo ne ha nascosto la bellezza. Qualcuno ne ha gioito, probabilmente, e qualcuno ne ha sofferto, così come c’è sicuramente qualcuno che ha perso delle occasioni. Mentre il mondo, intorno, cambiava…
«IL GOLF È UNA SFIDA CONTRO SE STESSI,
DI PAZIENZA E DETERMINAZIONE.
E NON ESISTONO FORTUNA O SFORTUNA:
OGNI COLPO DIPENDE SOLO DA TE»
E allora arriviamo a oggi, a un nuovo inno, capace di sconvolgere paradigmi sovrapposti in decenni: «Il golf non è più radicato solo nell’orgoglio di essere socio di un club, nella membership, nel far parte di un’identità. I tempi sono cambiati».
Non parla solo in generale, Bersotti: lo fa soprattutto dal punto di vista di colui che da due anni è direttore a Luvinate dopo aver ricoperto lo stesso ruolo a Sanremo. Muri abbattuti in Liguria, muri abbattuti qui: «Abbiamo rivalutato lo statuto, eliminando alcuni “cancelli”: prima non c’era il permesso di “entrare” senza possedere azioni, senza essere presentato da altri soci, senza - e penso ai giovani - essere figlio di un socio. Ora è tutto più libero».
Non è solo “filosofia”: «Posto che i soci rimangono centrali, fondamentali e primari nella nostra attività, vogliamo favorire la conoscenza del nostro sport e quindi abbiamo studiato dei percorsi ad hoc per neofiti: la prova è completamente gratuita, basta portare voglia, un paio di scarpe da ginnastica e un abbigliamento casual. Tutto il materiale lo mettiamo noi. Una volta provato, il club ti costruisce un percorso “tailor made”, cioè fatto su misura, con diverse agevolazioni per i primi anni. Tra esse anche quella che riguarda gli under 16: non pagano nulla, se non la tessera federale. Si tratta di passi che segnano un cambiamento netto rispetto al passato».
L’Italia, e nello specifico Varese, si stanno così adeguando al mondo anglosassone, nel quale il golf è sempre stato vissuto senza barriere e status symbol. Un mondo nel quale non è infrequente vedere persone sui metropolitana e autobus con una sacca da golf sulle spalle, un mondo in cui i campi sono addirittura pubblici e il loro accesso è a offerta libera.
«LA PROVA È COMPLETAMENTE GRATUITA:
BASTA PORTARE UN PAIO DI SCARPE DA GINNASTICA
E UN ABBIGLIAMENTO CASUAL»
Aprire i confini è stata anche una necessità connessa ai ricavi. Il golf è diventato commerciale, soggiace quindi alle leggi di mercato, le sole quote non bastano più: «Devo fare i complimenti - continua Bersotti - a chi ha gestito questo club prima del mio arrivo, perché ha fatto un lavoro molto accurato. Ma devo gli stessi onori anche alla mia “squadra”: siamo riusciti ad aumentare i ricavi del 43% rispetto all’era pre-covid, arrivando a quasi 500 soci, ma soprattutto siamo riusciti a contenere i costi, lavorandoci ancora e ancora in un momento, come noto, storicamente difficile. E ci stiamo aprendo al “turismo del golf”, proprio come ho cercato di fare a Sanremo: ora a Luvinate arrivano persone dalla Svizzera e dalla Svezia…».
Perché giocare al Golf Club Varese non significa giocare in un campo qualsiasi. E questo è il secondo punto. In uno sport in cambiamento, l’estetica degli ambienti, la morfologia dei campi, le quinte scenografiche restano degli elementi immutabili, dei “must have” che Varese effettivamente possiede e non tutti possono vantare: «”Rischiamo” di avere la club house più bella d’Europa» si fa sfuggire Bersotti, riferendosi a quell’antico convento che la costituisce, edificato nel XII secolo dai Magistri Comancini e casa delle suore benedettine fino alla decisione di San Carlo Borromeo di chiuderla. Il suo magnifico chiostro, i suoi affreschi cinquecenteschi, le nude geometrie dell’ex chiesa costituiscono una perfetta fusione di razionalità ed eleganza regalata dal tempo.
E poi il percorso: 18 buche, una diversa dall’altra, distese su 90 ettari, in grado di testare la bravura di giocatori di ogni livello. I quali, concentrati come sono, forse solo raramente alzano lo sguardo… Quando lo fanno, però, si trovano davanti il lago di Varese, il Monte Rosa e un buon pezzo della catena alpina piemontese, in un quadro naturale impagabile.
«DEVO FARE I COMPLIMENTI A CHI HA GESTITO
QUESTO CLUB PRIMA DI ME, HA FATTO UN LAVORO ACCURATO.
E DEVO GLI STESSI ONORI ALLA MIA SQUADRA
CON CUI CI STIAMO APRENDO AL “TURISMO DEL GOLF”»
A Luvinate si gioca praticamente tutti i giorni. Solo la pioggia e la neve sono un ostacolo: il microclima creato dal sottostante lago aiuta a creare tepore anche durante le giornate invernali, in un campo la cui posizione strategica - 10 minuti da Varese città, 15 minuti dal Lago Maggiore, 15 minuti dall’A8, 35 minuti dal confine svizzero - non si può comprare.
E tra questi balzi dove la cura delle strutture è tutto, è fatica ed è ricerca, a essere curato è anche il gioco di chi si approccia a mazze e pallina. Un altro fattore decisivo: «Con l’appassionato socio Edo Bulgheroni abbiamo creato un’Academy formata da tre grandi professionisti: si tratta di Ivan Campi, Pietro Ricci e Stefania Croce. Abbiamo investito sulla bravura degli allenatori e i risultati si stanno già vedendo: due campioni italiani lo scorso anno, altri due quest’anno, la squadra femminile e quella maschile che giocano entrambe in serie A e due grandi promesse come Francesca Pompa e Giacomo Bersotti…».
Perché non solo del bello vive il golfista… Vale per l’atleta come per l’amatore: conta soprattutto arrivare in buca. Se c’è qualcuno che te lo insegna bene, cosa chiedere di più?






















