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Basket | 28 settembre 2022, 12:22

Il "nostro" Bruno, quello varesino, quello del basket: «Gli regalai la maglia biancorossa, aveva gli occhi lucidi»

Dietro al comico famoso in tutta Italia, c'è sempre stato un appassionato di pallacanestro. Arena amava la palla a spicchi e nella Divarese degli anni 80 era stato allenatore e istruttore di minibasket. I ricordi di Franco Ferraro e Max Ferraiuolo: «Anche sul campo il personaggio Bruno era la persona Bruno: istrionico, amabile, genuino. Non l'ho mai visto cambiare. L'ultima volta al palazzetto i nostri sguardi si sono incrociati e hanno "parlato" di un tempo che non tornava più»

Nella foto di copertina un giovane Bruno Arena, nelle vesti di istruttore di minibasket, vicino a un altrettanto giovane Max Ferraiuolo, all'epoca giocatore della Divarese Varese

Nella foto di copertina un giovane Bruno Arena, nelle vesti di istruttore di minibasket, vicino a un altrettanto giovane Max Ferraiuolo, all'epoca giocatore della Divarese Varese

«Qualche anno fa è tornato al palazzetto e gli abbiamo consegnato una canotta della Pallacanestro Varese. Eravamo nel tunnel degli spogliatoi, prima della partita: gliel’ho data e ci siamo abbracciati. Poi i nostri sguardi si sono incrociati: aveva gli occhi lucidi e li avevo anch’io. È stato uno sguardo potente il suo, uno sguardo che diceva tutto, uno sguardo che parlava dell’amore di quest’uomo per la Pallacanestro Varese e per la pallacanestro in generale, ma anche dei bei tempi andati che non potevano più tornare».

C’è un Bruno Arena (leggi QUI la notizia della sua morte) diverso da quello che tutta Italia ha imparato a conoscere, mattatore di palcoscenici, attore di film con successo al botteghino incorporato, comico capace di ritagliarsi con originalità gloria e fama in un mondo difficilissimo.

È un Bruno Arena non famoso, più intimo, solo “nostro”, solo varesino. È il Bruno Arena che amava il basket e la Pallacanestro Varese.

Più di un tifoso: l’ex Fico, ben prima di essere Fico, era stato un allenatore e istruttore di minibasket. E, tra le altre (anche la Gavirate femminile, per esempio, con grandi risultati), non in una società qualunque, ma proprio nel club 10 volte campione d’Italia. Siamo negli anni 80, epoca Divarese.

In quel ruolo lo conobbe Max Ferraiuolo, anima biancorossa, allora in prima squadra: «Ogni tanto noi giocatori andavamo ad assistere alle sue lezioni e così feci la sua conoscenza. Il personaggio Bruno era la persona Bruno: istrionico, aperto, bravo nel rendersi amabile, uno che ti metteva sempre nella predisposizione di sorridere. E io non l’ho mai visto cambiare, nonostante la fama poi conquistata durante la sua carriera».

«Quando ci si incontrava - continua Max - anche molti anni dopo, lui ricordava sempre quei tempi passati in società, con affetto e nostalgia. E parlare con lui di pallacanestro era assai gratificante, vista la sua competenza».

Maestro e appassionato, Bruno, finché la salute lo ha sorretto ma talvolta anche dopo, sotto le volte di Masnago appariva spesso durante i match. Ed era una festa per tutti. 

Indimenticabili, d’altronde, le sue frequenti comparsate insieme a Max Cavallari nella stagione di grazia 1998/1999, quella dello Scudetto della Stella (lo potete vedere immortalato anche nel video da “collezionisti” che alleghiamo qui sotto, “L’anno della Stella”, al minuto 24.56). Era Bruno parte attiva di una comunità “imprigionata” in un sogno che faceva parlare l’Italia e che al Lino Oldrini attirava personaggi dello spettacolo, calciatori, politici, vip più o meno famosi, attratti come se ci fosse una calamità dalla magia dei Roosters. 

Lo rammenta molto bene il cantore dei campioni d’Italia, il giornalista varesino Franco Ferraro, anch’egli oggi commosso: «Aveva, Bruno, un talento limpido - ci scrive - Nelle vene come in quel viso anarchico e dolce ad un tempo. Aveva tempi perfetti e pause comiche, spesso più efficaci delle parole, delle battute. E la sintonia con Max aveva un che di magico nella sua naturale spontaneità, mica come certi comici di oggi, costruiti in laboratorio, provette, o poco più. Mi piace ricordarlo con questa foto (vedi sotto ndr). Più giovani, felici. E il destino ancora lontano».

Fabio Gandini


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