/ Calcio

Calcio | 26 maggio 2022, 10:51

FINALE PLAYOFF -3 Masu, presidente della Sanremese: «Vorrei la C o anche la B con 4-5 giocatori del posto e strutture all'altezza»

L'imprenditore nautico che ha rilevato e rilanciato i liguri alla vigilia della finale con il Varese: «Scandalosa la tassa di ripescaggio, dovrebbero contare i meriti non i soldi. La base di tutto è promettere e mantenere, nel lavoro come nel calcio. Non sopporto la presunzione. Del campionato mi è piaciuta la competitività, non l'atteggiamento a volte un po' troppo favorevole al Novara. A Sanremo ultrà e fedelissimi sempre presenti, ma c'è poco pubblico per i risultati ottenuti. Ai tifosi biancorossi do il benvenuto e dico che...»

FINALE PLAYOFF -3 Masu, presidente della Sanremese: «Vorrei la C o anche la B con 4-5 giocatori del posto e strutture all'altezza»

Alessandro Masu è il presidente-patron della Sanremese ma, per chi lo conosce, è molto di più: imprenditore nel campo nautico, ha ridato serietà e progetti ambiziosi e duraturi al club ligure e, quando parla, lascia sempre il segno con umiltà, schiettezza, concretezza.  

Con lui abbiamo parlato della finale playoff di domenica a Sanremo (ore 16, in partenza dalla Città Giardino tre pullman e almeno 200 tifosi biancorossi) per quello non è solo una finale playoff ma è un incrocio tra squadre-società che guardano alla serie C e che hanno creduto, in momenti diversi, di poter prendere il Novara. 

Presidente Masu, cosa rappresenta per lei e per la Sanremese la finale playoff con il Varese? 
Faccio un passo indietro a fine luglio, quando ho comprato la società: se mi avessero detto "vai a fare la finale playoff con il Varese", avrei messo la firma. Per come è andata la stagione, e per come abbiamo vinto a Novara (5-1), un minimo di rammarico c'è. Con un pizzico di cattiveria e cinismo in più, soprattutto se penso ai 5 punti su 6 persi con la Lavagnese poi retrocessa, avremmo potuto rimanere attaccati agli azzurri.

Ha fatto importanti investimenti: perché ha scelto la Sanremese e la serie D? E, soprattutto, lo rifarebbe?
Sicuramente lo rifarei. Dal punto di vista imprenditoriale, in serie D avrei investito solo qui: per chi, come me, fa della nautica il suo lavoro, Portosole è uno sbocco importante. L'investimento ha comunque avuto un ritorno e lo avrà anche nei prossimi anni per le opportunità e i canali commerciali che mi si sono aperti.
Dal punto di vista sportivo, Sanremo ha la forza per reggere la categoria anche nei professionisti ed è l'unica piazza a Ponente in cui investire nel settore giovanile perché dall'altra parte ci sono il Genoa e la Samp, lo Spezia e l'Entella... La Liguria è stretta e lunga, ma penso di avere un po' capito la mentalità: all'inizio c'è tanta diffidenza, e lo dico da "ligure" adottato da Torino ma, se capiscono che fai qualcosa di buono, poi ti premiano.

Dallo scetticismo al sogno promozione: qual è stato il momento cruciale?
Nel calcio ho avuto la fortuna di fare subito bene e lo scetticismo iniziale si è tramutato in risultati positivi e in un campionato anche trionfale, se consideriamo da quanti anni non si lottava a questi livelli e visto che l'obiettivo iniziale era migliorare la classifica della scorsa stagione.
Ieri abbiamo partecipato alla festa dei tifosi in cui sono stati premiati i migliori giocatori: mi sono permesso di dire che se i premi individuali sono importanti, questo obiettivo è stato raggiunto con professionalità e organizzazione. Siamo rimasti compatti a -14 dalla vetta o quando eravamo quattordicesimi dopo 6 giornate: altri presidenti avrebbero sbaraccato o cambiato l'allenatore. Io sono fortunato ad aver trovato un tecnico come Matteo Andreoletti e lui lo è stato altrettanto nel trovare un presidente che l'ha sempre sostenuto e fatto lavorare come voleva: ne è nato un bel connubio e una bellissima annata.

Cosa le è piaciuto e cosa, invece, no di questa serie D?
Mi è piaciuta la competitività: dalla prima all'ultima in classifica, non c'è stata una partita scontata. E poi il livello tecnico: anche a 50 punti rischiavi di non essere salvo.
Non mi è piaciuto, a un certo punto, l'atteggiamento un po' troppo favorevole nei confronti del Novara. Se è vero che una rondine non fa primavera, ci sono i 10 rigori in 10 partite e il gol clamorosamente inesistente di Varese... Una squadra che ottiene 85 punti non lo fa per caso, ma alcuni risultati sono stati un po' "particolari".
Se vince il Novara, stringo la mano al Novara ma, come avevo detto a inizio campionato, "noi non siamo inferiori, anche se avremo qualcosa da pagare".
C'è poi il rammarico di aver giocato le partite fondamentali con 200 spettatori: i nostri ultras arrivano in capo al mondo, ma la città non si è avvicinata nemmeno con una squadra capace di fare 77 punti. Domenica scorsa in semifinale c'erano 120 persone...

Tutti quelli che arrivano a Sanremo, vedono che la tribuna è inagibile o semi-agibile: è un caso più unico che raro. Come vanno le cose? 
Ho preso la società l'ultimo giorno utile per l'iscrizione, ho chiesto all'amministrazione di renderla agibile per non fare figuracce nei confronti degli ospiti e ho avvertito una sorta di diffidenza nei miei confronti: posso anche capirla perché per 15 anni hanno vissuto con dirigenze che ripartivano sempre da zero e poi fallivano.
Con i risultati stiamo dimostrando che siamo persone serie: l'amministrazione ci ha dato una parziale agibilità di 164 posti e ha dato inizio alle pratiche per l'agibilità totale che dovrebbe arrivare a metà agosto. In più ha stanziato fondi per i campi di Pian di Poma dove c'è settore giovanile: la nostra vittoria più grande è stata questa e cioè aver vinto battuto la diffidenza. Se iniziano i lavori e le date vengono rispettate, la Sanremese è pronta a fare la Lega Pro. Certo, prima dobbiamo vincere con il Varese che, dopo il Novara, mi ha impressionato più di tutti.

Arriveranno tanti tifosi da Varese: come li accoglierete?
Sono un appassionato di calcio e per me domenica sarà una grande gioia vedere coreografie e tifo, così come è accaduto al Franco Ossola e al Piola: quando sono uscito dal campo, a Novara hanno anche applaudito.
I tifosi del Varese hanno vissuto il calcio vero e seguono la loro squadra anche in serie D, sono una parte integrante di questo movimento: da presidente di una squadra di calcio, sarei orgoglioso di avere tifosi così caldi e vicini alla squadra.

Come ha scelto Andreoletti e cosa l'ha convinta?
Mi sono bastate poche parole a cena: prima di prendere la Sanremese, sono andato a vedere le ultime 9 gare dello scorso anno e sono rimasto impressionato per come faceva giocare la squadra, perfino troppo bene...
Gli ho detto: se rimani e sposi il progetto, è facile che io prenda la società, altrimenti potrei ripensarci. Lui mi ha stretto la mano senza firmare alcun pezzo di carta e io mi sono sentito in dovere morale di mettergli a disposizione il meglio che potessi, a partire dai giovani più bravi del girone, che poi in D fanno la differenza. Da La Rotonda a Giacchino, Nouri, Conti, Aita... faremo fatica a trattenerli. Abbiamo lavorato bene come team e Andreoletti è stata una piacevole conferma. La sua intenzione è di rimanere e le condizioni ci sono: faremo il possibile, anche perché avevo detto che la mia speranza era quella che potesse fare la serie C con noi. Capisco, però, che ci siano sirene di società blasonate e importanti che arrivano anche dalle vostre parti... 

Chi vince domenica avrà la quasi certezza di vedersi proporre il ripescaggio in C a un prezzo comunque costoso (350mila euro). Se glielo chiedessero oggi, cosa risponderebbe?
Dico innanzitutto che quella tassa di ripescaggio è scandalosa, perché il titolo e il diritto a partecipare alla serie C si acquisiscono per meriti e non per i soldi che ci metti. Se inoltre fai iniziare una stagione a un club da meno 350 mila euro... poi non puoi lamentarti se qualche società non arriva in fondo. 
Se ci fosse proposto, noi siamo pronti ad accettare la domanda di ripescaggio. L'unica differenza tra la Sanremese e il Varese è rappresentata dalle strutture: in questo momento le nostre non sarebbero idonee alla C non per inadempienze della società, ma della città. Mi auguro che le parole e i tempi comunicati dall'amministrazione vengano rispettati: altrimenti me lo si dovrebbe dire subito, prima di rischiare un clamoroso autogol.

Il pubblico stima e apprezza i patron e gli imprenditori, sempre più rari, che indicano la rotta, puntano sui valori e soprattutto mantengono la parola data. Insomma, persone come lei...
È sempre stata la mia prerogativa di vita, sia nel lavoro che con i dipendenti: compilo io la busta paga di tutti anche dopo 15 anni, scrivendo ogni volta nome e cognome di chi lavora con me... Così, quando chiedo qualcosa, vengo sempre ripagato. Magari prometto 100 euro in meno, ma entro inizio mese pago regolarmente. Questa è la base: promettere e mantenere.

C'è troppo poco pubblico a Sanremo rispetto a ciò che avete fatto?
All'inizio c'era molta molta diffidenza, oggi non finiscono di ringraziarmi per aver mantenuto le promesse e non aver mollato la presa a gennaio. Chi c'è, merita applausi ma allo stadio i tifosi sono troppo pochi per gli investimenti che si fanno. Da questo punto di vista, i tifosi del Varese rappresentano un "esempio" positivo e lo testimoniano i numeri di quelli che arriveranno domenica al Comunale.

Si complimenterebbe con gli avversari anche in caso di sconfitta?
Lo dico sempre: se esco dal campo e ho dato tutto, trovando un avversario che si è dimostrato più bravo, sono il primo a fargli i complimenti. E sarò il primo, in questo caso, a farli al Varese. Ma se perdo per essere stato più presuntuoso, mi incazzo. 
Siamo andati a vincere a Vado al 94' senza merito e io, per prima cosa, sono andato dal presidente Tarabotto scusandomi. Mi ha risposto: "In trent'anni di calcio, non mi è mai capitato che un presidente avversario mi dicesse una cosa simile". Ma questa è la mia filosofia di vita.

Ogni imprenditore che investe nel calcio ha un sogno segreto: il suo, a Sanremo e nel futuro, qual è?

La Sanremese merita di stare in Lega Pro e, perché no, anche di salire in serie B. Così come lo merita certamente il Varese per qualità di vita, importanza della città, blasone e tifo. Io vorrei farlo investendo sul vivaio per far crescere giovani che tra 3-4 anni possano venir buoni per società professionistiche. Il mio modello è il Sudtirol, che arriva a certi risultati senza spendere cifre folli, per questo ho portato nel vivaio professionisti seri.
Ho fatto il settore giovanile del Toro quando era uno dei più forti vivai d'Italia e lì ho imparato regole di vita che devono valere anche nel calcio.
Il mio sogno è vedere nei professionisti la Sanremese o un'altra piazza che mi può dare la possibilità di avere in prima squadra 4-5 giocatori del posto e strutture all'altezza.

Se non avesse fatto calcio a Sanremo, l'avrebbe fatto in una piazza come Varese?
Sì, nel momento in cui l'amministrazione comunale mi fosse venuta dietro. Se non hai uno stadio e un centro sportivo dove far allenare i tuo i giovani, non puoi far calcio.

Andrea Confalonieri


Vuoi rimanere informato sul Varese e dire la tua?
Iscriviti al nostro servizio gratuito! Ecco come fare:
- aggiungere alla lista di contatti WhatsApp il numero 0039 340 4631748
- inviare un messaggio con il testo VARESE CALCIO
- la doppia spunta conferma la ricezione della richiesta.
I messaggi saranno inviati in modalità broadcast, quindi nessun iscritto potrà vedere i contatti altrui, il vostro anonimato è garantito rispetto a chiunque altro.
VareseNoi.it li utilizzerà solo per le finalità di questo servizio e non li condividerà con nessun altro.
Per disattivare il servizio, basta inviare in qualunque momento un messaggio WhatsApp con testo STOP VARESE CALCIO sempre al numero 0039 340 4631748.

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A MARZO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare" su Spreaker.

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore