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Cronaca | 13 maggio 2022, 10:01

Dodici anni di soprusi su moglie e due figli: rinviato a giudizio per maltrattamenti in famiglia

Un 55enne albanese deve rispondere in tribunale a Varese di maltrattamenti in famiglia, lesioni e violenza sessuale. Il dibattimento si aprirà in estate ma l’uomo ha già avuto modo di proclamarsi innocente

Dodici anni di soprusi su moglie e due figli: rinviato a giudizio per maltrattamenti in famiglia

Dodici anni di soprusi e di ansia, quella provata da una donna albanese di 48 anni, residente a Varese, e dai suoi due figli - un maschio e una femmina, ancora minorenni - ogni volta che l’uomo di casa rientrava da lavoro. Spesso lo faceva sotto l’effetto dell’alcol, e da ubriaco si accaniva su di loro, menando le mani, e cercando poi ulteriori sfoghi nel letto coniugale, dove la moglie, in lacrime, veniva costretta a degli squallidi rapporti sessuali. E’ quanto la Procura contesta ad un cinquantacinquenne, anch’egli albanese, che nella giornata di ieri, a conclusione dell’udienza preliminare, è stato rinviato a giudizio. 

L’uomo, difeso dall’avvocato Corrado Viazzo, andrà a processo. Deve rispondere di maltrattamenti in famiglia, lesioni e violenza sessuale. Il dibattimento si aprirà in estate ma l’uomo ha già avuto modo di proclamarsi innocente, respingendo le pesanti accuse con la tesi del padre e marito che si è sempre speso per mantenere i suoi congiunti, cedendo qualche volta al vizio del bere. Lo stesso vizio che - stando a quanto emerso dalle indagini - lo avrebbe trasformato in un soggetto intrattabile, irascibile e prevaricatore, che non accettava alcun tipo di opposizione, tra le mura domestiche, alle sue richieste di denaro, avanzate per bere e per giocare d’azzardo.

Ai dinieghi corrispondevano le esplosioni di rabbia; frequenti, al pari delle volte in cui i figli cercavano di mettersi in mezzo per difendere la madre - che “in quanto donna” non avrebbe dovuto ribellarsi alle volontà del marito - e rimediavano a loro volta le botte. «Non vali niente come uomo», avrebbe urlato il padre in più occasioni a quel figlio che con il corpo faceva da scudo al genitore più fragile, anziché schierarsi dalla parte di quello violento. 

Tutte circostanze che andranno provate nel corso del procedimento, nel quale la moglie dell’imputato - rappresentata dall’avvocato Elisabetta Brusa - si è costituita parte civile allo scopo di ottenere un risarcimento per i danni morali e fisici che la stessa avrebbe patito, dal 2009 fino al dicembre dello scorso anno. Quando per il cinquantacinquenne sono scattate le manette.

Gabriele Lavagno

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