«Varese ha bisogno ancora oggi più che mai di risalire ed arrivare in serie B: ne ha bisogno la città, ne hanno bisogno i tifosi. Bisogna creare infrastrutture per i giovani, puntare su un progetto a medio termine e trovare investitori appassionati e legati al territorio come accade a Cittadella con Gabrielli»: parole di Edoardo Gorini, difensore, capitano, bandiera. Basterebbero queste tre parole per definire l'attuale allenatore del Cittadella in serie B e nel cuore dei tifosi biancorossi per il suo primato ineguagliato e ineguagliabile di 252 presenze con la maglia del Varese dal 1994 al 2003.
Edoardo, una laurea in storia medievale, nasce a Venezia il 28 febbraio 1974: a otto anni tira i primi calci al pallone insieme al fratello nell'Alvisiana (ora Pro Venezia) sotto la super visione del padre, anche lui allenatore. Fatta tutta la trafila del settore giovanile passa al Corsico nel 1993. La stagione successiva arriva al Varese e si ferma sino al 2003, protagonista della scalata targata Claudio Milanese a un passo dal cielo della serie B proprio nella fatal Cittadella.
In serie B Gorini ci arriva e gioca con l'Albinoleffe, poi passa al Pavia e al Ravenna, quindi in quel Cittadella a cui si lega per la vita e dove termina la carriera di giocatore nel 2013. Entra subito nello staff dei veneti ricoprendo il ruolo di responsabile tecnico e collaboratore di mister Claudio Foscarini. Nel 2014 viene promosso vice allenatore e ricopre questo incarico per sette anni, sino al 19 luglio 2021, quando diventa allenatore della prima squadra.
Mister, che ricordi ha di Varese?
Molto belli, a parte il tempo visto che allora pioveva sempre. Battute a parte, mi sono trovato benissimo, seppure all'inizio non avrei voluto staccarmi dai miei compagni al Corsico. Per fortuna, mi consigliarono bene e ancora oggi sono super contento della scelta fatta.
In biancorosso ho trovato un ambiente bello, con compagni di squadra straordinari ed una tifoseria competente e preparata che ci stava vicino.
I tifosi mi hanno anche "perdonato" un calcio di rigore importantissimo fallito contro il Como: ancora adesso ci ripenso, con un poco di rabbia e nostalgia. Il riconoscimento e la riconoscenza ricevuti quando sono tornato da giocatore con il Cittadella li porto ancora nel cuore.
Lei è un esempio di attaccamento alle società e alla maglia...
Fa parte del mio carattere e del mio modo di essere. Varese e Cittadella mi hanno fatto dare il massimo e sono i miei due capisaldi. Tra l’altro, si assomigliano pure e hanno molte cose in comune come ad esempio una tifoseria che ti fa vivere la maglia e l'ambiente, oltre alla voglia di puntare sui giovani per farli emergere.
Soddisfatto del suo Cittadella?
Certamente sì. E una società sana, con la famiglia Gabrielli appassionatissima e capace di compiere scelte proporzionate ai mezzi economici a disposizione. In società ci sono persone che collaborano da oltre vent’anni, dal magazziniere al massaggiatore. Il nostro sogno è la serie A, ma l'obiettivo è mantenere la categoria e lanciare qualche buon calciatore.
A proposito: si parla sempre di più del rilancio dei settori giovanili: cosa ne pensa?
È una bella cosa, però ci deve essere una rivoluzione culturale ed è necessario creare strutture idonee in tal senso. Poi bisogna dar loro fiducia, inserendoli e, se sbagliano, insistendo nel farli giocare. Insomma, se si vuol far giocare i giovani bisogna puntare sulla loro crescita, magari talvolta a scalpito del risultato immediato, imposto da logiche economiche e strategie di marketing. Oggi nel calcio non si ha mai tempo...
Segue ancora il Varese?
Certamente, sono un super tifoso. Varese ha bisogno ancora oggi più che mai di risalire ed arrivare in serie B: ne ha bisogno la città, ne hanno bisogno i tifosi, che hanno visto giocare a Masnago grandi calciatori. Bisogna creare infrastrutture per i giovani, puntare su un progetto a medio termine e trovare investitori appassionati e legati al territorio come il nostro presidente Gabrielli.
Ha ancora legami con Varese?
Ogni tanto mi sento con il grande e storico giornalista Claudio Piovanelli e con l’amico Michele Marocco, ma spesso anche con Borgetti e Zago.
Saluto tutti e a tutti dico "forza Varese": il mio sogno è rigiocare al Franco Ossola Varese-Cittadella, sapete tutti in che categoria...













