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Basket | 13 febbraio 2022, 22:25

Johan e quelle storie bellissime, scritte dal nulla. Buon viaggio ora, Varese

IL COMMENTO DI FABIO GANDINI - Nell’impresa del Taliercio sono arrivati 45 punti dalla panchina: il Re Mida Roijakkers ha trovato sostanza e speranza là dove nemmeno il più ottimista dei tifosi le avrebbe potute anche solo scorgere. L’olandese è lo scrittore di un miracolo ed è andato a colmare un vuoto di potere lungo un anno e mezzo: la Openjobmetis è finalmente tornata in buone mani

Foto di Fabio Averna

Foto di Fabio Averna

Gli applausi, con le braccia curiosamente protese in alto e in avanti e il tocco delicato e ritmato, a sottolineare le giocate che lo soddisfano. Mani che sbattono l’una sull’altra e elargiscono gratificazioni a chi ha fatto una cosa giusta e deve saperlo. Perché è così che si costruisce la fiducia: chi sta combattendo per te, di gesti del genere si ciba con ogni cellula. Diviene dipendenza fisica e psicologica.

E poi quel volto, di una mimica essenziale, ancestralmente composta in tutte le sue variabili, dal bello al brutto, profumata di contegno nordico, spazzato da un vento forse per costituzione inibente fin dall’alba dei tempi. 

Mentre lui non muove quasi un muscolo, però, noi - molto più "mediterraneamente" - ci agitiamo, in preda a rinnovati deliri di passione. Trasecoliamo. Interrogandoci ancora una volta sulla magia che ammanta il potere di chi non va in campo, non segna, non difende, non corre, non salta. Eppure può cambiare tutto.

Johan Roijakkers ha stravolto Varese. Dove non è arrivato il mercato con le sue porte girevoli, ci ha pensato lui. Perfetto sconosciuto ai più, il merito è stato pescarlo da un mazzo di carte infinito e poi piazzarlo in mezzo alle macerie del terremoto, casa che evidentemente lo veste sartorialmente.

Oggi la sua panchina ha prodotto 45 punti su 93: a memoria non ricordiamo un dato simile qui a Varese, in questi anni di squadre corte e dal talento concentrato in pochi elementi designati dalle possibilità del portafoglio. Se c’è un’evenienza simbolica del Re Mida olandese è proprio questa: aver trovato sostanza e speranza là dove nemmeno il più ottimista dei tifosi l’avrebbe potuta anche solo scorgere.

Johan come Andrea De Carlo, come Gianrico Carofiglio: i suoi giocatori, i suoi superstiti, i suoi soldati, sono diventati storie memorabili da raccontare quasi dal nulla, confezionate con pochi particolari a disposizione. 

Quella di Giovanni De Nicolao è una delle più belle: da giocatore generoso (e bellissima persona) ma incompleto, a leader indispensabile, maturo e versatile. Due anni di interrogativi, senza sapere che bastava dargli fiducia, mettergli in mano il bastone, concedergli di sbagliare. Al Taliercio la consacrazione: il fratello minore, oggi, è sembrato Andrea. 

Quella del capitano. È da quando è arrivato che ogni tanto qualcuno gli sussurra con un sorriso di circostanza “sì, va bene tutto, ma dieci minuti e non di più…”. E han pure provato un paio di volte a farlo fuori: lui si è sempre aggrappato all’amore, anche arrivando a sacrificare se stesso pur di rimanere simbolo, con scelte di fedeltà da basket (e vita) in bianco e nero. Ferrero però è ancora un signor giocatore per questa serie A, con quella mano fatata telecomandata da una testa abituata a comandare, a vincere sulle mancanze, a essere capitana del proprio destino: il Van Gaal della palla al cesto l’ha colto subito. Due ore di conoscenza e il mancino di Bra era già il “Gianca”…

Quella di Keene, saltimbanco surreale nelle disgrazie di Vertemati, sale di ogni pietanza nelle ricette orange. Quella dei giovanotti di casa, dei nostri ragazzi, già abbondantemente raccontata e capace di rinnovarsi ogni domenica. E stasera ci aggiungiamo pure quella di Reyes: se non difendi stai fuori, gli ha fatto capire il Tom Hanks prestato alla panchina. Chiedete a Bramos e a Stone come si è comportato oggi, in retroguardia, il portoricano con il volto da bambino.

Quando i messaggi volano così, dalla pelle al cuore, quando comprendi che chi entra sul parquet è pronto a morire per chi sta fuori, tutto è possibile, persino questo miracolo biancorosso tardo invernale, suggellato dall’impresa in Laguna, un miracolo che ha ridato il senso della scoperta e della trepidazione alle nostre domeniche.

Fra 5 giorni, a Bologna, sarebbe bello completare l’opera, prima della pausa. Per una classifica che già adesso sorride, ma anche per non guardarsi mai più indietro: in questa stagione e pure prima. Da Caja (che sarà l’avversario) al Re Mida di Deurne c’è in mezzo un anno di patimenti, di vuoto di potere, contrasti, sconfitte. Un anno e mezzo di un autobus impazzito che senza guidatore sbatteva da tutte le parti, provocando morti e feriti.

Dopo tutto questo tempo, invece, lo possiamo dire: bentornata in viaggio Varese, sei in buone mani.

Fabio Gandini


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