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Economia | 21 luglio 2021, 07:00

Contaminazione dell'acqua: cosa sono i PFAS e come eliminarli

I PFAS sono alcune delle sostanze che vengono definite “interferenti endocrini”, capaci di alterare gli equilibri ormonali.

Contaminazione dell'acqua: cosa sono i PFAS e come eliminarli

Si è iniziato a parlare di PFAS dal 2013, a seguito di uno scandalo che colpì diverse persone legate all’ormai fallita azienda Miteni di Trissino, a Vicenza, che per decenni ha diffuso perfluorati nell’ambiente, inquinando e avvelenando le acque. Gli studi che sono stati fatti a seguito dell’evento, alcuni dei quali piuttosto recenti, hanno dimostrato una contaminazione diffusa di sostanze perfluoroalchiliche, note con l'acronimo PFAS, nell’acqua di alcuni territori italiani,come il Veneto, la Toscana e la Lombardia. Queste sostanze sono state impiegate da diverse aziende chimiche che producono derivati del fluoro e che sono quindi la fonte di tale contaminazione ambientale.

Cosa sono i perfluorati

I perfluorati sono sostanze chimiche che presentano una catena alchilica idrofobica fluorurata nella molecola, costituita di solito da 4 a 16 atomi di carbonio e da un gruppo idrofilico. Si tratta di molecole molto resistenti al degrado, grazie alla loro struttura e al legame tra il fluoro e carbonio. Proprio per questo motivo questi composti presentano un’elevata persistenza ambientale, oltre che alla capacità di bioaccumulo, generando pertanto effetti nocivi sull’uomo.

I PFAS sono alcune delle sostanze che vengono definite “interferenti endocrini”, capaci di alterare gli equilibri ormonali. Senza contare che si tratta di contaminanti chimici emergenti, che vengono segnalati come prioritari sia dagli organismi nazionali che internazionali. Il motivo per cui l’acqua è il principale veicolo di contaminazione risiede nell’ elevata idrosolubilità di queste sostanze, ma sono comunque presenti altri mezzi di contaminazione, come ad esempio il cibo (più nello specifico il pesce) e l’aria.

I PFAS si dividono poi in sottocategorie, tra le quali troviamo i PFOS (acido perfluorooctansulfonico) e PFOA (acido perfluorooctanoico). Questi ultimi richiedono una particolare attenzione in quanto vengono ampiamente utilizzati in diversi settori industriali. Un esempio fra tutti il PTFE (politetrafluoroetilene ), che si trova in commercio come “Teflon” oppure “Goretex”, utilizzati nell’abbigliamento sportivo. Le applicazioni sono potenzialmente infinite, partendo dalla produzione di detergenti, cere per pavimenti, pitture, pesticidi e vernici.

Perfluorati e acqua potabile: cosa dice la legge

Per quanto riguarda l’aspetto legislativo è necessario fare subito alcune precisazioni. Secondo il D.Lgs 31/2001, che riguarda le acque destinate al consumo umano, non vi è l’obbligo di controlli per queste sostanze, ciò significa che non vi sono dei valori limite di concentrazione fissati. Nonostante questo la protezione della qualità dell’acqua prevede comunque un controllo di elementi chimici che, sebbene non vengano specificati dalla normativa, possono essere dei fattori di rischio.

In quest’ottica, quindi, si può parlare dei perfluorati, per i quali sono stati decisi dei livelli massimi di concentrazione di PFOA e PFOS nell’acqua potabile. Le proposte sono arrivate da diversi paesi, tra cui Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Paesi Bassi.

Per quanto concerne l’Italia, i valori limite sono stati stimati sulla base delle indicazioni dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) in merito ai valori massimi tollerabili per esposizione orale e dei consumi stimati di acqua potabile. I valori limite di concentrazione nell’acqua nel nostro paese risultano quindi essere: 0,3 µg/L per il PFOS e 3 µg/L per il PFOA.

Naturalmente, si tratta di dati che possono essere rilevati solo grazie ad apparecchiature complesse e sofisticate, note come spettrometri di massa, che vengono forniti nei laboratori di analisi avanzati.

Per quanto riguarda la situazione in Italia è bene precisare che nel complesso i valori medi non sono allarmanti, ma la contaminazione da perfluorati è una problematica prettamente locale. Come abbiamo visto precedentemente, vi sono territori del Veneto che presentano le aree più contaminate del paese. Nello specifico, è presente un’area di 150 km2 tra Vicenza, Verona e Padova, che presenta concentrazioni di svariate decine di µg/L (per i PFOA), decisamente superiori rispetto ai limiti stabili.

Come prevenire la contaminazione in ambito domestico

Nella propria abitazione è possibile migliorare la qualità dell’acqua tramite dei depuratori d’acqua, erroneamente chiamati anche purificatori acqua di rubinetto per la casa.

Si tratta di impianti in grado di migliorare la qualità dell’acqua agendo direttamente dal rubinetto di casa, ed eliminando tracce di sostanze indesiderate come l’arsenico, i metalli pesanti il piombo i pesticidi e, naturalmente, i PFAS.

Sono poi presenti soluzioni ad ampio spettro, che agiscono direttamente sulla rete idrica. Infatti, secondo l’Istituto Superiore di Sanità l’applicazione di tecnologie come carboni attivi o filtrazione con membrane direttamente nella filiera di produzione e distribuzione dell'acqua può garantire dei giusti livelli di contaminazione (PFOS ≤ 0,03 µg/L e PFOA ≤ 0,5 µg/L). Si tratta di valori decisamente più bassi rispetto a quelli prestabiliti in Italia e che sono quindi l’obiettivo da raggiungere.

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