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Varese | 23 marzo 2021, 16:26

Nicola Oldrini, imprenditore "cancellato" da un anno e mezzo: «Mi sento stanco e invisibile»

Un'attività pronta a partire ma ferma da mesi, nessun sostegno e nessuna prospettiva. Sono gli "invisibili" della pandemia che Oldrini descrive benissimo e che chiedono risposta ad una sola domanda: «Quanto durerà?»

Nicola Oldrini, imprenditore "cancellato" da un anno e mezzo: «Mi sento stanco e invisibile»

La pandemia ha generato un'emergeza sociale senza precedenti. Riportiamo tutti i giorni gli appelli degli imprenditori senza sostegni, dei lavoratori senza cassa integrazione. Raccogliamo gli sfoghi che spesso, troppo spesso, sfociano in rabbia. Raccontiamo storie di una nuova povertà

C'è tutta una fascia di popolazione di cui però nessuno parla mai. Persone che possono ancora contare sulle proprie risosrse, pur non percependo sostegni, ma che vivono in uno stato di perenne "risparmio energetico" perché non si intravede una luce in fondo al tunnel. Persone che non possono lavorare e restano in attesa di sapere quando potranno ricominciare. Persone che non hanno più un obiettivo nel tempo e che si sentono "invisibili", pur rappresentando potenzialmente la migliore delle risorse per questo Paese

Lo ha raccontato magistralmente Nicola Oldrini, 40 anni, due lauree e una vita trascorsa a creare luoghi del cuore per i varesini e i varesotti. Prima al Twiggy e poi al Circolino di Albizzate, Nicola stava per aprire un nuovo locale a Gallarate quando la pandemia ha fermato tutto. Un progetto nuovo, in cui ha investito risorse ma soprattutto aspettative. 

«Sono disoccupato da un anno e mezzo. Non prendo sussidio di disoccupazione perché allora fui io a licenziarmi. Non credo avrei mai chiesto il reddito di cittadinanza in ogni caso, ma anche se l’avessi fatto, non avrei potuto goderne per motivi di reddito. Quindi sostanzialmente sono inattivo da 18 mesi, mese più mese meno. Anzi no, in realtà sono attivo, perché, nonostante tutto, nel frattempo ho deciso di imbarcarmi in un’attività imprenditoriale, nella quale è finita metà dei miei averi. E, come ogni persona che si imbarca in una nuova attività farebbe, mi sono impegnato nella gestazione della mia nuova creatura. Un lavoro bello e faticoso, sicuramente però non retribuito»

«In questo periodo ho vissuto nella maniera più dignitosa possibile. Ho speso, mi sono speso, non ho guadagnato, ma ho investito. Ho preso delle multe, diverse multe, ma le ho pagate tutte fino all’ultimo bollettino postale. Ho 40 anni, sono nel guado del metà vita, vivo da solo con un cane e raccolgo (quasi) sempre le sue feci. Ora la mia attività è pronta per partire, ma non so ancora quando partirà. Vorrei comprare una nuova casa, e nonostante le rassicurazioni della banca, beh, è chiaro che senza una busta paga non potrò accendere nessun mutuoIntanto però passo il tempo a occuparmi delle burocrazie che il mio Stato richiede vengano ottemperate. Cerco di rassicurare i miei soci che tutto andrà bene, e i miei futuri dipendenti che presto avranno molto molto da fare. Probabilmente mi vaccinerò non prima di agosto o settembre». 

«Beh, non so come dirlo, ma io mi sento invisibile. Anzi, il più trasparente degli invisibili. Senza neanche il privilegio di raccoglierne i benefici di leggerezza. Perché invece la stanchezza la sento addosso, come se avessi il doppio della gravità sui miei 100 e passa chili. In questi mesi ho sentito ogni singolo esponente di ogni singola categoria sociale lamentare e biasimare. Io non ho mai, dico mai, polemizzato. Non avrei mai saputo fare niente di buono nel gestire una situazione grave e inedita come questa. Non ho soluzioni a portata di mano, e per fortuna non spetta a me darle. Mi sono sempre schierato dalla parte delle priorità sanitarie, più o meno a qualsiasi costo e non ho mai subito il fascino del “si muore di covid, ma presto si morirà di fame”. Però oggi mi sento invisibile. E stanco».

Valentina Fumagalli

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