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Storie | 07 febbraio 2021, 07:00

Da Germignaga all’America a bordo del Titanic: il nuovo libro di Claudio Bossi ripercorre la storia di tre sopravvissuti

In uscita tra una settimana “Margaretha-Frölicher Stehli / Germignaga e il Titanic”, l’ultimo risultato delle ricerche dello storico varesino, da anni punto di riferimento per tutto quello che riguarda il celebre transatlantico e il suo tragico epilogo. Un secolo e nove anni dopo l’affondamento, lo scrittore ci regala un altro «uno spaccato di vita» sulla storia di una famiglia svizzera e del nostro territorio agli inizi del Novecento

Da Germignaga all’America a bordo del Titanic: il nuovo libro di Claudio Bossi ripercorre la storia di tre sopravvissuti

Maestoso. Imponente. Inaffondabile.

Esatto, stiamo parlando proprio di lui: il transatlantico RMS Titanic, ricordato per la sua fine, ma riportato alla vita grazie a Claudio Bossi, scrittore e storico che ha dedicato la sua esistenza a scoprire tutti i lati nascosti di una delle più famose tragedie navali degli ultimi secoli.

Nato nel 1957 a Gallarate e oggi cittadino di Oggiona Santo Stefano, Bossi ha cercato in ogni angolo del mondo notizie e documenti riguardo i passeggeri della nave, con particolare attenzione ai quaranta italiani che erano a bordo, le cui storie sono sempre passate sotto silenzio.

Ogni parola dello scrittore trasmette emozioni, passione, impegno e soddisfazione, tutto quello che ha provato lui in questi anni dopo ogni scoperta, ogni nome che è riuscito a collegare a un volto, a una storia.

Insieme a lui vogliamo fare un salto indietro nel tempo, dal giorno in cui, da bambino, guardò un film che gli avrebbe cambiato la vita, fino ad arrivare al giorno d’oggi, con il suo nuovo libro, Margaretha-Frölicher Stehli / Germignaga e il Titanic, in uscita mercoledì 17 febbraio, pubblicato con l’editore varesino Pietro Macchione.

Un bambino che legge storie, un uomo che fa la storia

L’interesse per la storia accompagna Claudio Bossi fin dall’infanzia, grazie a suo padre, abbonato a Storia illustrata, una famosa rivista in voga negli anni 60, nonché il primo a fargli conoscere la vicenda del Titanic, attraverso il libro (e relativa versione cinematografica) Titanic Latitudine 41 Nord.

Il giovane futuro scrittore non lo sa ancora, ma dal quel momento il transatlantico entrerà in lui, diventerà parte integrante della sua vita.

La tragedia del Titanic interessa così tanto a Claudio che lo porta a frequentare le biblioteche di Gallarate e Varese per consultare i giornali dell’epoca. Ecco la prima sorpresa: «Con mia somma gioia, dai numeri del Corriere della Sera e La Stampa del 1912 ho scoperto che a bordo della nave c’erano diversi italiani, nulla in confronto a passeggeri americani e inglesi più noti». Una notizia che lo motiva ancora di più a proseguire con le ricerche, almeno fino all’adolescenza, quando le sue attenzioni vengono rivolte altrove…

Passano i mesi, gli anni, Claudio inizia a lavorare, si sposa, forma una famiglia. Poi, un giorno, accade l’inevitabile: il Titanic “riemerge” dagli abissi della sua memoria. Il ricordo di quel giorno è ancora fresco: «Era il primo settembre 1985, ero a cena, a tavola con mia moglie, vedo alla tv che l’oceanografo Robert Ballard ha scoperto il relitto del Titanic. Allora mi sono fatto una promessa: ne volevo sapere di più degli altri su questa tragica vicenda».

Il Titanic ricomincia a vivere

Da quel giorno, ogni vacanza estiva di Claudio è dedicata alle ricerche che lo hanno condotto all’estero, da Liverpool, per consultare gli archivi della White Star Line, compagnia navale proprietaria del Titanic, a Belfast, città in cui il transatlantico è stato costruito, a Londra e Southampton, luogo da cui è partito, per cercare documenti originali, giornali inglesi, insomma, tutto quello che lo avrebbe aiutato a ricostruire sia gli eventi della notte tra il 14 e il 15 aprile 1912, ma anche, e soprattutto, le storie degli italiani che erano a bordo.

«Nel 1980, non ero del tutto soddisfatto, così ho deciso di andare in America e in Canada, nazione quest’ultima in cui sono sepolte 309 persone recuperate dal luogo della tragedia e ci sono atti con i dati di queste persone (età, colore degli occhi, dei capelli, gli abiti che indossavano), dettagli fondamentali per poterli identificare. Questo materiale, molto utile per la ricerca degli italiani, ha generato, nei primi anni 2000, un sito web dedicato al Titanic».

Nel 2010, la Giunti Editore lo contatta per dare forma cartacea al materiale pubblicato online. Un sogno che diventa realtà per Claudio: «Da bambino che ricopiava i testi storici sono diventato uno storico e, dal 2012, un personaggio pubblico. Era l’anno del centenario del naufragio, la mia presenza veniva richiesta per partecipare ad eventi per raccontare la storia dei nostri italiani», tanto che la decisione di lasciare il lavoro e dedicarsi alla scrittura e all’attività di conferenziere viene quasi da sé – nel 2015, è anche vincitore del Premio Nazionale Cronache del Mistero.

Il Titanic, ormai, è diventato parte della sua vita.

La storia di un transatlantico, la vita dei passeggeri

L’aspetto più interessante della vicenda del Titanic, che infatti Claudio Bossi vuol far emergere, riguarda il lato “umano” della tragedia, ovvero «le persone a bordo: cerco di dare risalto ai risvolti sconosciuti, a tutti coloro che non sono mai stati considerati, non hanno mai avuto una loro storia. I quaranta italiani, per esempio, erano così giovani che non hanno avuto futuro, mi sembra corretto ricordare anche il sacrificio di questi camerieri che servivano l’aristocrazia».

«Allora, la manodopera era altamente qualificata, il Titanic poteva rappresentare una svolta, un trampolino di lancio anche per trovare lavoro presso i ricchi ospiti - spiega lo storico, che aggiunge - Di questi quaranta, ne sono sopravvissuti tre: uno, Emilio Portaluppi detto “Picasass”, era di Arcisate».

Bossi si sofferma anche sul film che, forse, ha reso più celebre la storia del transatlantico, il Titanic di James Cameron del 1997: «Non è così sbagliato dal punto di vista storico, tendo a vederlo come un fatto di cronaca più che come documentario. Ci sono licenze poetiche, ad esempio l’episodio in cui Jack Dawson sfonda la porta e viene redarguito da un cameriere è realmente accaduto, ma il protagonista era un giovane tennista americano. Oppure, l’auto in cui Jack e Rose si nascondono era davvero a bordo della nave, ma a pezzi».

Il regista, quindi, ha ripreso e fatto suoi momenti e azioni reali, avvenuti magari in altre circostanze, per trasformarli secondo il suo modo di vedere, anche, è probabile, per andare incontro ai gusti del pubblico.

Il film è riuscito, comunque, a dimostrare quello che il Titanic era in realtà: un microcosmo, uno specchio della società dell’epoca, a partire dalla suddivisione dei passeggeri in classi - e dal relativo prezzo del biglietto: la prima era riservata agli aristocratici, ai benestanti, agli industriali, che potevano permettersi di spendere l’equivalente, oggi, di circa 90.000 euro a persona, viaggiavano con la servitù (non riportati sul registro passeggeri se non con il nome della famiglia “… and servant”) e avevano diritto a suite con tutti gli agi; la seconda era quella della nascente medio-borghesia; in terza si trovavano i poveri, coloro che vedevano nell’America una speranza di vita migliore e che avevano fatto sacrifici per comprare un biglietto da, oggi, circa 300 euro.

Quello che non è cambiato in questo secolo (e più) trascorso dalla tragedia è il fascino, il mistero che aleggia ancora intorno al Titanic, un nome che provoca sempre emozioni contrastanti: «Quando pensiamo al relitto sepolto 3810 metri sotto l’oceano, ci sembra di vedere ancora la nave in tutta la sua grandiosità e ricchezza, come dovesse tornare, da un momento all’altro, a solcare di nuovo le acque del mondo. Il Titanic rilascia ancora, ogni tanto, una bolla di verità sulla sua tragica fine, è vivo, respira, perché ogni volta che esce una notizia la gente è incuriosita». Può sembrare un paradosso, ma è insito nell’animo umano, infatti, essere attratti più da un evento negativo che da una buona notizia.

Inoltre, questa è stata anche la prima tragedia vissuta in diretta: «Grazie al telegrafo di Marconi, i mass media ne hanno dato un ampio risalto e suscitato interesse già all’epoca» e il ritrovamento del relitto non ha fatto che intensificare l’entusiasmo e dare ancora più “concretezza” alla vicenda.

Il Titanic ha avuto vita breve, solo quattro giorni dalla partenza all’affondamento, un arco temporale sufficiente, però, a renderlo il simbolo non solo della tragedia, ma anche e soprattutto dell’arroganza, della presunzione. L’uomo si credeva, e si crede tutt’ora, invincibile, pensa di avere le capacità per sopraffare la natura, di essere superiore, di essere più forte di qualsiasi ostacolo gli venga posto davanti. Fino a quando arriva una montagna di ghiaccio - o, perché no, un virus - ad affondarlo.

Un nuovo libro: la storia di una famiglia sopravvissuta

L’idea per il nuovo libro, Margaretha-Frölicher Stehli / Germignaga e il Titanic, in uscita mercoledì 17 febbraio, è arrivata da colui che ne diventerà l’editore: il varesino Pietro Macchione, il quale, in occasione di un evento a Luino, ha saputo dal sindaco che un cittadino era a bordo del Titanic.

Chiedere conferma a Claudio Bossi è stato un passaggio obbligato. In realtà, spiega Claudio: «Non è esattamente così, in realtà si tratta di una famiglia svizzera di imprenditori nel settore tessile, i Frölicher-Stehli, proprietari di vari stabilimenti di cui uno a Germignaga, il “Setificio Stehli”, ora dismesso».

Questa fabbrica, acquistata nel 1885 da Emil Stehli, padre di Margaretha Emerentia, protagonista del libro di Claudio, agli inizi del Novecento dava lavoro a tutto il territorio intorno a Luino, era diventata una vera potenza, tanto da spingere Maximilian Josef Frölicher, marito di Margaretha, a interessarsi al mercato americano. Per questo, il 10 aprile 1912, i due coniugi e la loro figlia, Hedwig Marguerite, si imbarcano a bordo del Titanic. «Il particolare interessante - racconta lo storico - è che la coppia era registrata sul diario dei passeggeri come “Frölicher- Stehli”, con entrambi i cognomi. Erano passeggeri di prima classe, a differenza di Portaluppi, in seconda; quindi, attraverso la loro storia, scopriamo un mondo del tutto diverso».

Per fortuna, la famiglia sopravvive all’affondamento del transatlantico, raggiunge l’America, continua la propria vita e «in memoria di questo insperato salvataggio, a Natale regalano ai dipendenti venti lire dell’epoca».

Come nella storia di Emilio “Picasass” Portaluppi, ancora una volta il Titanic è cornice di nuove vicende, di una storia di tre persone che si intreccia in modo inevitabile con quella del nostro territorio nei primi anni del XX secolo; nel nuovo libro di Bossi c’è tutta la storia di Germignaga, della fabbrica, della famiglia mentre era a bordo, ma anche dei costumi dell’epoca, dei viaggi, della bella vita.

Quello che Claudio Bossi ci racconta, con i suoi libri, è uno spaccato di vita, attraverso le sue parole ci conduce a bordo di quella “nave dei sogni” nata per regalare felicità, emozioni, speranze e diventata, invece, una tra le più grandi tragedie (e i grandi misteri…) dell’ultimo secolo.

Se questa storia vi ha intrigati (almeno tanto quanto è stato per noi!) e volete scoprire di più sul Titanic, potete visitare il sito www.titanicdiclaudiobossi.com e la pagina Facebook Titanic di Claudio Bossi, oltre a leggere i diversi libri scritti dal nostro autore.

Il libro Margaretha-Frölicher Stehli / Germignaga e il Titanic sarà disponibile nelle librerie dal 17 febbraio, ma è già prenotabile sul sito di Pietro Macchione Editore.

Giulia Nicora

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