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Varese | 19 novembre 2020, 08:30

«Illuminare le Tre Croci sarebbe un'emozione indescrivibile»: la bellissima proposta de La Varese Nascosta

Il gruppo Facebook nato per riportare alla luce le bellezze nascoste del nostro territorio esprime un desiderio: «Guardare verso il nostro amato monte e vedere le Tre Croci illuminate che brillano». E lancia un appello: «Se qualcuno può aiutarci ci contatti»

Le Tre Croci sorvegliano Varese dal Campo dei Fiori dalla notte dei tempi (foto tratta dalla pagina Facebook La Varese Nascosta, come quelle della gallery)

Le Tre Croci sorvegliano Varese dal Campo dei Fiori dalla notte dei tempi (foto tratta dalla pagina Facebook La Varese Nascosta, come quelle della gallery)

Il gruppo Facebook La Varese Nascosta ha espresso un desiderio: ripristinare le luci delle Tre Croci al Campo dei Fiori. «Vorremmo sapere a chi chiedere i permessi e se qualcuno sa qualcosa riguardo l'impianto delle luci e magari darci una mano - scrivono - Per noi di Varese guardare verso il nostro amato monte e vedere le Tre Croci illuminate che brillano sarebbe sicuramente un'emozione indescrivibile».

Di seguito la storia delle Tre Croci come solo il gruppo che svela i segreti di Varese sa raccontare. 

I lavori di costruzione del complesso denominato Sacro Monte, iniziarono il 25 marzo 1605 e si conclusero nel 1687. Nel 1636 vennero piantate tre Croci di legno, che rimasero in sede fino al 1900. Lo sviluppo sul massiccio del Campo dei Fiori ebbe inizio più di cento anni fa, grazie ad un varesino, il signor Carlo Ciotti, che iniziò ad esplorare le alture in cerca di selvaggina fresca, ma una volta arrivato in vetta scoprì il panorama mozzafiato che si poteva ammirare e decise sul finire del 1800 di fare un rifugio chiamato "Albergo Paradiso" onde poter permettere ai turisti di rifocillarsi.

Sempre Carlo Ciotti, in concomitanza al Giubileo, fece sostituire le tre grandi Croci in legno di cui quella centrale in marmo bianco ricavata dal marmo della cava Ciotti, alta 12 metri, pesante 300 quintali, appoggiata su un basamento di marmo rosso (la cava in questione rimane vicino alla pensione Irma in prossimità della Madonnina) la croce fu lavorata da Ludovico Pogliaghi. L'opera venne inaugurata il 23 settembre del 1900 alla presenza del cardinale Andrea Ferrari con un grandissimo evento popolare.

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Nel 1931 vennero restaurate e recintate dagli alpini di Varese. Monsignor Tarcisio Pigionatti il 23 maggio 1974 rimesse a nuovo le tre Croci (rifatte in cemento armato) in occasione della Festa dell'Ascensione ed inauguró la via Sacra che porta verso l'altare delle Tre Croci al Campo dei Fiori, dedicata a tutte le specialità delle Forze Armate e a ricordo dei Caduti senza Croce. Da allora, ogni 15 di agosto, con una sobria ma solenne cerimonia vengono ricordati i “Caduti senza Croce” sparsi in tutto il mondo.

UN ANEDDOTO
In occasione dal venticinquesimo anniversario del restauro delle Tre Croci e del Sacrario, Monsignor Pigionatti spinse l’amico don Luigi Colnaghi, direttore ed anima del "Prealpi", a comporre un brano intitolato "Le tre Croci" ed eseguito per la prima volta proprio in quel 14 maggio 1977.

Le Tre Croci
Stan Tre Croci là sul Monte che dal vento son sferzate,
che dal sole son baciate e lo sguardo han verso il ciel.
Quante Croci nelle piane! Quante rocce insanguinate!
Quante vite, ahimè, stroncate: baldi giovin tutti in fior!
Ogni uomo è una croce duramente a terra inflitta,
ma se crede nella vita può guardare verso il ciel.
Sono venti, son bufere che ti sferzano ogni giorno;
ma, se ami chi sta attorno anche il sol ti bacerà

LA LEGGENDA DELLE TRE CROCI

I secoli sono scrigni del tempo… racchiudono tesori e sogni.
Il Sacro monte ha storia antica, una storia dove i culti e la fede, gli usi e le tradizioni si allacciano in una armoniosa fusione. Le leggende si sa, sono un misto tra sogno e realtà e qualcosa di vero sempre celano .
Secoli fa i boschi erano sovrani e coloro che si ritiravano nei luoghi presso il Sacro Monte erano eremiti o donne dedite alla fede e spesso definite “selvagge” poiché il vivere lontano dai borghi era un’ isolarsi pericoloso e pieno di sacrifici per i tempi. Fu allora che le croci sorsero... Croci a ricordare la preghiera e la fede… 

Quando una croce, veniva a essere innalzata vi era abitudine di porsi in preghiera ai suoi piedi. Ed ecco una fanciulla inginocchiarsi con fare aggraziato. Non era monaca ma dedita alla solitudine e nei boschi trovava conforto. Si era lì rifugiata poiché aveva perso ogni caro a causa di un epidemia e tra i boschi e gli eremiti si sentiva sicura. Nel borgo nessuno si sarebbe occupato di lei, povera e bella… sarebbe stata creduta Strega o donna da poco e di sposarsi per convenienza non ne voleva sapere. 

In quei luoghi pregava il divino e onorava la natura. Si pose dunque a ripulire l’area da sassi e erbacce dove nuova croce avrebbe trovato dimora. Era un segno di rispetto  per chi l’aveva accolta e fu allora che sulla valle, il Monte  e il borgo  scese una musica celestiale. Una nube dorata che avvolse i boschi come una nebbia luminosa e gli animali giunsero dalla foresta, gli uomini e le donne dai villaggi. C'è chi dice che fossero Dei, chi angeli, chi gli Spiriti della foresta… ma la risposta la diede la fanciulla: quella musica è l’Universo stesso incantato nel vedere che l’amore non ha confini. I secoli passarono e di quelle antiche croci rimane il ricordo in quella località che ora viene chiamata proprio "Tre Croci". Quei musici misteriosi non sarebbero mai più apparsi ma lasciarono la nostalgia di quella  melodia che era pura arte. 

Valentina Fumagalli

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