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Territorio | 19 settembre 2020, 13:18

Besozzo dà il benvenuto a don Marco Ruffinoni: «Non chiudiamoci a riccio»

Il sacerdote novello che si occuperà di pastorale giovanile ha voluto ringraziare i parrocchiani per l'accoglienza con un messaggio sull'informatore della comunità pastorale: «Siamo chiamati ad essere comunità viva, gioiosa, ardente, capace di accompagnare ogni bambino, ragazzo, adulto e anziano»

Besozzo dà il benvenuto a don Marco Ruffinoni: «Non chiudiamoci a riccio»

La comunità pastorale di Besozzo e Brebbia ha dato il benvenuto a don Marco Ruffinoni, il giovane sacerdote novello di 25 anni, originario della Valsassina, che ha fatto ufficialmente il suo ingresso in parrocchia con una Messa celebrata all'oratorio Ca' Marchetta e concelebrata con il parroco don Giuseppe. 

Il sacerdote che è stato ordinato il 5 settembre dal vescovo Delpini e che si occuperà di pastorale giovanile nella comunità pastorale ha voluto inviare un messaggio di ringraziamento, attraverso l'informatore parrocchiale, per l'accoglienza ricevuta. 

«Semplicemente “giorni di grazia”. Non ho altro modo per descrivere questi giorni che ho vissuto tra l’ordinazione presbiterale e tante “prime Messe” nelle comunità che mi hanno visto crescere, in particolare Introbio e quelle della Valsassina, e le comunità che mi hanno accolto in questi anni da seminarista, a partire da Besozzo e Brebbia, ma anche Senago, Castelletto di Senago e Varedo - scrive don Marco - Dimorare nello stupore e vivere di gratitudine. È l’invito del nostro Arcivescovo durante l’omelia della nostra ordinazione, lo scorso 5 settembre, così da generare una vera e propria “riforma” della Chiesa, che la renda lieta, grata, capace di irradiare gioia perché vive di un dono che riceve. Nella mia storia riconosco la presenza di tante persone che hanno donato qualcosa perché quel piccolo germe di vocazione che era custodito nel mio cuore germogliasse: la mia famiglia, la mia comunità della Valsassina, le mie suore, i miei sacerdoti».

«L’invito per tutti vuol essere quello di non “chiudersi a riccio”- prosegue il giovane sacerdote - guardando con sconforto a questo tempo complesso, ma quello di essere una comunità viva, gioiosa, ardente, capace ancora di generare, custodire, accompagnare ogni bambino, ragazzo, adulto e anziano. C’è una certezza forte della nostra fede: Dio chiama sempre, e continua a chiamare ogni uomo a seguirlo per strade che solo lui conosce. Certamente ci vuole la disponibilità di ciascuno a dire il proprio “sì, eccomi”, ma ci vuole anche una comunità capace di accompagnare e soprattutto pregare. Non serve molto più di questo». 

Matteo Fontana

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