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Economia | 09 luglio 2020, 11:19

La Liuc premia l'azienda con il miglior passaggio generazionale

Al via la decima edizione nazionale del premio "Di padre in figlio" promosso dal'ateneo di Castellanza con la collaborazione di Credit Suisse e Kpmg: «Le imprese famigliari si trovano ad affrontare sfide cruciali nella fase di emergenza odierna».

La Liuc premia l'azienda con il miglior passaggio generazionale

 

Decima edizione per il premio nazionale "Di padre in figlio", promosso dall'università Liuc di Castellanza, che premia l'azienda che ha vissuto il miglior passaggio generazionale.

Dieci anni di “premio” sono già di per sé un traguardo considerevole. La valenza diventa ancora maggiore data l’entità delle sfide che le imprese familiari si trovano ad affrontare nella fase di emergenza odierna. Capacità di reazione, proattività, resilienza saranno i tratti cruciali che l’iniziativa in oggetto si propone di premiare. La partecipazione è libera e gratuita e la scheda di adesione è disponibile sul sito www.premiodipadreinfiglio.it.

Otto le categorie in gara: Apertura del capitale e/o della governance; Donne al comando; Fratelli al comando; Giovani imprenditori; Innovazione; Internazionalizzazione; Piccole imprese; Storia e tradizione. Più un premio per il vincitore in assoluto.

Il Premio è promosso dalla LIUC Business School, e in particolare dal Centro su Strategic Management e Family Business, con il sostegno di Credit Suisse e KPMG, main sponsor della competizione, nonché il contributo di Mandarin Capital Partners. Il Premio si rivolge ad imprenditori ed aziende almeno alla seconda generazione, con fatturato superiore ai 10 milioni di euro e sede legale in Italia. Sono oltre settecento gli imprenditori che dalla prima edizione si sono candidati e sono entrati in competizione in questo premio, dimostrando quanto sia sentito il desiderio dei figli come anche quello dei padri di dimostrare la loro capacità e la loro lungimiranza nel gestire e pianificare questa delicata fase della vita dell’impresa. 

«Quando la sopravvivenza è a rischio, le famiglie imprenditoriali si mobilitano per preservare l’impresa, il cui valore non è solo economico, ma anche affettivo. Le imprese familiari si rivelano più efficienti e parsimoniose e, poiché meno indebitate, sono più solide e capaci di fronteggiare situazioni di crisi» spiega il professor Salvatore Sciascia, Ordinario della Scuola di Economia dell’Università LIUC, incaricata di curare la parte scientifica e organizzativa del progetto.

«A ciò si aggiunge una forte valenza generazionale dell’impresa familiare, considerata un bene prezioso da tramandare a giovani imprenditori, che se capaci di cogliere a loro volta le sfide competitive, diventano il nuovo fulcro sul quale far leva per alimentare lo sviluppo aziendale» aggiunge la professoressa Valentina Lazzarotti, Ordinario della Scuola di Ingegneria Industriale della LIUC.

«Come ricercatori LIUC, impegnati nello studio delle imprese familiari, non perdiamo l’occasione di esaltare la loro capacità di preservare e creare valore. Crediamo nel contributo essenziale delle nuove generazioni di imprenditori grazie a competenze sempre rinnovate, accompagnate da impegno e dedizione verso la propria realtà aziendale» sottolinea il professor Federico Visconti, rettore della LIUC. 

Credit Suisse ha scelto di sostenere il Premio Di padre in figlio perché da sempre è vicino agli imprenditori. Il Credit Suisse Research Institute pubblica periodicamente il rapporto sulle aziende a controllo familiare “CS Family 1000”.

«Nell’ultimo rapporto si conferma che le aziende familiari sovraperformano in ogni area geografica e in ogni settore grazie a una crescita dei ricavi e una redditività più elevati - prosegue Visconti - Sia nei mercati emergenti che nelle economie mature le aziende familiari danno un contributo sostanziale allo sviluppo economico e rappresentano un elemento fondamentale per la crescita di lungo termine e sostenibile. In 10 anni le società familiari hanno generato un ritorno cumulativo del 126%, superando il MSCI AC World Index del 55%. Alpha annuo di circa 400 b.p. Le aziende a controllo familiare rappresentano una quota significativa delle società in molte parti del mondo, ma costituiscono al momento un segmento relativamente inesplorato in termini di area di ricerca e di analisi che può diventare un target ideale per gli investitori».      

Silvia Rimoldi, Partner, KPMG S.p.A. ne è sicura: «Il grande shock pandemico di questi mesi è stato propizio per un ripensamento della strategia e della progettazione del fare impresa. Si è così aperta anche in Italia una riflessione sul sense of purpose, affermando che qualsiasi lavoro può essere utile agli altri e alla collettività. Gli imprenditori familiari ne sono estremamente consapevoli e progettano soluzioni durature, al di là dell’emergenza Coronavirus».  

L’edizione del 2019 è stata vinta da Antonio Carraro, azienda che fonda le sue radici nel 1910 a Campodarsego (Padova), leader dei trattori speciali multifunzionali destinati all’agricoltura specializzata. 

 

Redazione

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