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Attualità | 17 giugno 2020, 16:31

Da Varese parte la proposta all'Unesco: «Proteggete strette di mano, abbracci e baci»

Una lettera del dottor Isidoro Cioffi dell'Asst Sette Laghi chiede all'Unesco di tutelare «la fisicità nei rapporti umani, un valore che l'emergenza pandemica non ci deve far dimenticare»

Da Varese parte la proposta all'Unesco: «Proteggete strette di mano, abbracci e baci»

Iscrivere la stretta di mano, l'abbraccio e i baci di saluto nel patrimonio dell'umanità. E' la richiesta contenuta in una lettera aperta del dottor Isidoro Cioffi, direttore del Dipartimento Salute mentale e dipendenze dell'ASST Sette Laghi e controfirmata dal direttore socio sanitario dell'azienda Ivan Mazzoleni che verrà indirizzata nei prossimi giorni al Comitato di Valutazione italiano dell'Unesco per l'avvio della procedura. 

Come è noto l'Unesco non tutela solo i monumenti fisici ma tutte le forme espressive della creatività umana. Come recita il sito dell'Unesco infatti vengono tutelate "...tutte le tradizioni vive trasmesse dai nostri antenati: espressioni orali, incluso il linguaggio, arti dello spettacolo, pratiche sociali, riti e feste, conoscenza e pratiche concernenti la natura e l’universo, artigianato tradizionale". E ancora: l'Unesco ha tra i suoi obiettivi prioritari "...l’attuazione di misure atte a favorire la trasmissione del patrimonio culturale immateriale fra le generazioni”.   

In questo spirito si inserisce la proposta che nasce a Varese, città che ospita il Sacro Monte, uno dei siti italiani dichiarati nel 2003 patrimonio dell'umanità. «In questo periodo emergenziale per la pandemia Covid-19 - spiega il dottor Cioffi - sono state necessariamente abolite la manifestazioni di saluto e affetto quali strette di mano, abbracci e baci, tanto care a noi occidentali. E’ noto che senza relazioni con la forza e la bellezza dell’appropriata fisicità si muore; siamo animali sociali e questo significa che esistiamo perché siamo in relazione con gli altri. Oggi comportamenti che erano consueti sono diventati pericolosi, vanno evitati per il rischio di essere infettati o di infettare. Ciò che è drammatico non è solo la pandemia, ma la paura di un abbraccio, lo stare sempre più isolati».

«Una parte rilevante del nostro sentire si esprime con la fisicità, dunque anche con il corpo in relazione - aggiunge Cioffi - oggi invece dobbiamo collegarci agli altri preferenzialmente in modo virtuale, da remoto. Con questa iniziativa vogliamo richiamare l'attenzione di tutti sull'importanza della fisicità nei rapporti umani, un valore che l'emergenza pandemica non ci deve far dimenticare».

Redazione

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