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Territorio | 14 maggio 2020, 12:37

La richiesta forte e chiara dei Comuni di frontiera: «L'agenda politica deve affrontare la questione della riapertura dei valichi con la Svizzera»

Massimo Mastromarino sindaco di Lavena Ponte Tresa e presidente di Acif e con lui i presidenti delle Comunità Montane Valli del Verbano e Piambello hanno scritto nuovamente a Fontana, ai parlamentari e consiglieri regionali del nostro territorio.

La richiesta forte e chiara dei Comuni di frontiera: «L'agenda politica deve affrontare la questione della riapertura dei valichi con la Svizzera»

Riaprire subito i valichi con la Svizzera e il Canton Ticino: nuovo grido d'allarme, nuovo appello dei sindaco dei Comuni di frontiera della provincia di Varese, che chiedono ancora una volta che le istituzioni e la politica si occupino di questo problema, la cui soluzione non può più essere rimandata.

Massimo Mastromarino, sindaco di Lavena Ponte Tresa e presidente dell'associazione dei Comuni di frontiera ha scritto nuovamente una lettera al presidente della Regione Attilio Fontana e ai parlamentari e consiglieri regionali del territorio. Missiva che è stata firmata anche dai presidenti delle Comunità Montane Valli del Verbano e Piambello, Simone Castoldi e Paolo Sartorio. 

«La richiesta è chiara e netta - dichiara Mastromarino - L’agenda politica deve affrontare la questione della riapertura delle frontiere».

Ecco il testo della lettera inviata: 

«I provvedimenti che Governo e Regione stanno definendo per la Fase 2 dell’emergenza Coronavirus, non possono non riguardare la zona di Confine tra il Canton Ticino e le Province di Varese e Como, quell’area cioè, comunemente definita Regione Insubrica, fortemente connotata da una economia transfrontaliera, caratterizzata da una parte dal frontalierato in Ticino, dall’altra da attività commerciali e di servizio in provincia di Como e Varese. Con le recenti aperture da parte del Cantone, i lavoratori frontalieri delle due province che attraversano giornalmente il confine superano le 35.000 unità. Un confine “permeabile”, che ha garantito il funzionamento del sistema sanitario e produttivo ticinese, scongiurando il temuto contagio di ritorno che, grazie anche alla collaborazione tra i diversi attori del territorio, non si è verificato. Se quindi i frontalieri attraversano quotidianamente il confine, la stessa cosa non avviene oggi né per i Ticinesi e neppure per i nostri connazionali che per motivi di lavoro o familiari dimorano nel Cantone, e che non possono venire nelle nostre Province per acquisti, servizi, necessità o ricongiungimenti familiari. Questa rigida limitazione, mina una delle due componenti dell’economia transfrontaliera, il cui tessuto rischia di essere compromesso definitivamente. Il confine con il Ticino non può essere considerato alla stregua di altri confini territoriali; è rimasto permeabile da subito; gli spostamenti all’interno delle due provincie di Como e Varese, verso il Cantone sono più importanti e frequenti di quelli verso altre province o altre regioni. Per questo motivo le limitazioni oggi vigenti verso altri stati esteri non possono essere applicati con la stessa logica al territorio insubrico. Chiediamo pertanto la riapertura delle frontiere italiane tra Canton Ticino e le province di Varese e di Como. Chiediamo a Voi che ci rappresentate, di essere voce di un territorio che rischia oggi di perdere la propria identità»

M. Fon.

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