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Politica | 17 settembre 2019, 15:56

Renzi lascia il Pd, ma a Varese dicono no: «La nostra casa politica è e resta il Partito Democratico»

Ai dirigenti della nostra provincia la mossa dell'ex premier di lasciare il Pd non è piaciuta. Da Alfieri ad Astuti, passando per Civati, non lo seguiranno nel suo nuovo progetto politico. Ma qualche voce fuori dal coro c'è.

(foto da internet)

(foto da internet)

Il Partito Democratico è un insieme di correnti, tenute unite, come dice il nome stesso, dalla capacità di mantenere le proprie identità e le proprie idee, accettando pero che non siano sempre maggioritarie e riconoscendo un valore a quelle diverse dei compagni. La decisione di Renzi di abbandonare il partito, con motivazioni che non risultano per altro ancora ben chiare, non sta quindi piacendo a chi, in provincia di Varese, nel partito ha sempre esercitato in virtù della democrazia delle idee e nemmeno a chi si è sempre dichiarato “renziano”.

Primo fra tutti il senatore varesino Alessandro Alfieri. «La mia casa politica è il Partito Democratico. Non la lascio – conferma Alfieri - Ho contribuito a costruirla 12 anni fa. Sono stato in maggioranza e in minoranza. Ho sostenuto Renzi fin dall’inizio, tra i primissimi. Ne ho sempre apprezzato talento e volontà di innovare. L’ho difeso dal fuoco amico e mi sono sempre battuto perché il Pd fosse un soggetto plurale. Penso ci sia ancora spazio nel Pd per portare avanti molte delle battaglie che abbiamo condotto insieme a Renzi al Governo. Non credo invece ai partiti personali e alla sola forza salvifica del leader. Servono il leader e la comunità. Per dare forza al percorso difficile che abbiamo iniziato al governo del Paese e per il bene della nostra democrazia – aggiunge - oggi più che mai mi sento di dover aiutare la nostra comunità in uno dei momenti più difficili della sua storia».

Anche il consigliere Regionale Samuele Astuti ha confermato la sua decisione di restare nel Partito Democratico. Mentre la più renziana tra i dirigenti locali Pd, Maria Chiara Gadda, ieri a Varese per la celebrazione del 202esimo anniversario della fondazione del corpo di polizia penitenziaria, non ha ancora comunicato la sua scelta.

Ha le idee chiare invece l’assessore varesino Andrea Civati: «Nel 2010 ero alla prima Leopolda. Certamente non ci sarò alla prossima. Ho sostenuto Matteo Renzi quando era un giovane sindaco rottamatore, provocatorio e un po’ sprezzante, ma che voleva innovare il PD e la sinistra. Quella proposta dirompente si muoveva dentro il Partito Democratico, l’unico spazio politico democratico che non ha “capi” o “amministratori delegati”: la sua forza è la comunità delle centinaia di migliaia di iscritti e simpatizzanti. Per questo oggi non condivido la sua proposta che divide. Abbiamo costruito il PD per essere l’unica casa dei progressisti italiani, aperta e inclusiva; è questo lo spazio politico dove fare proposte e innovazione e non può certo essere la differenza con il segretario di turno a motivare un’uscita».

Tra gli esponenti Pd seduti in consiglio comunale c’è invece indecisione. Per Luca Paris quello di Renzi «è stato un grosso errore, senza se e senza ma. Soprattutto perché siamo in una situazione in cui l’unità del Pd è indispensabile per fronteggiare un momento in cui la democrazia italiana vive un periodo di difficoltà». Per il collega Giampiero Infortuna «è presto per fare valutazioni. – dice – Tanto più perché un vero progetto politico Renzi non lo ha ancora presentato». 

Valentina Fumagalli


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