/ Sport

Sport | 21 gennaio 2020, 09:19

«Minuto di silenzio solo a Merano, Torino e Lecce. Come se Anastasi fosse solo di Varese, Juve e Inter...»

Nel rispetto dell'umanità e dell'eleganza di Pietro Anastasi, una persona unica e diversa, non servono parole forti o volgari per capire quanto sia offensivo e quanto ferisca il mancato minuto di silenzio su tutti i campi, a parte quelli in cui giocavano i Mastini di Varese, la Juventus e l'Inter

Il minuto di silenzio durante la final four di hockey su ghiaccio in cui era impegnato il Varese a Merano. Perché solo lassù?

Il minuto di silenzio durante la final four di hockey su ghiaccio in cui era impegnato il Varese a Merano. Perché solo lassù?

«A Merano, a Torino e a Lecce... come se Anastasi fosse solo di Varese, Juve e Inter»: il messaggio di un tifoso, Loris, dimostra che non c'è bisogno di usare parole volgari per fare sapere cosa prova un uomo che non si dimentica di essere un uomo di fronte al mancato minuto di silenzio su tutti i campi per Pietro Anastasi. Bastano la fermezza, la delusione e la semplicità proprie di quel minuto di silenzio mancato, e di quell'uomo racchiuso nel minuto, per capire quanto sia vuota e buia la mancata decisione di ricordarlo ovunque. E se regolamenti, Federazioni, Leghe, burocrazia o chissà cosa non lo permettevano, le singole società avrebbero dovuto osservarlo lo stesso: perché l'umanità viene prima di tutto.

A fermarsi almeno per un minuto sono stati solo i Mastini dell'hockey che stavano rappresentando Varese e si giocavano le final four di Coppa Italia a Merano (sarebbe stato bello fosse successo anche domenica a Masnago per la partita della Pallacanestro Varese, a meno che quella sia una cosa troppo grande per potersi permettere il lusso di fermarsi), la Juventus con il Parma e l'Inter a Lecce per ricordare il loro campione che, però, non era solo il loro campione. Come ha detto Claudio Gentile con altrettante parole ferme capaci di fare male più di una pietra, «in Italia non si rispettano persone che fanno cose importanti». Aggiungendo soltanto «sono arrabbiato». 

Siamo tutti arrabbiati perché, come aggiunge Franco Causio«era una persona normale, una persona eccezionale e questa per me è un'offesa alla persona», quindi non si sarebbe dovuto dare l'idea del mancato rispetto verso l'eccezionalità della normalità, cioè quella qualità che fa la differenza in un Paese in cui si credono tutti eccezionali senza esserlo, tranne quelli che lo sono davvero, e cioè le persone normali. 

«Ha vinto l’Europeo e quest'anno ci sono anche gli Europei... - aggiunge Causio - chi sta in Federazione e in Lega dovrebbe pensarci non una volta, ma tante volte prima di fare qualcosa». O non fare.

«Era un'Italia diversa e speciale - ha aggiunto Oriali, senza alcuna polemica - scherzando ho detto che con lui c’era ancora la tv in bianco e nero, riusciva a riunire tutte le fedi calcistiche». Una capacità di unire non colta in un'Italia ferma nel punto e nel modo sbagliato, quindi incapace di fermarsi al momento giusto, per l'uomo giusto
Perché questa storia del silenzio violato o negato, alla fine, fa male a noi che restiamo più che a Pietro: ritrovato il suo mondo in bianco e nero, lascia a noi tutti questi colori e queste voci, così assordanti e inutili da non riuscire a tacere nemmeno per un minuto.  

Andrea Confalonieri

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore