Otto sconfitte di fila: l'ultimo hurrà varesino contro Trento, senza distinguere tra casa e trasferta, lo ha urlato Joan Roijakkers, nel gennaio 2022.
Basterebbe il desiderio di rompere questo tabù a guidare Varese oggi verso l'obiettivo di espugnare la T Quotidiano Arena (palla a due ore 16) al cospetto della Dolomiti Energia per la quarta giornata del girone d'andata di LBA. Di ragioni per vincere, in realtà, se ne trovano a bizzeffe: il problema, come sempre, è riuscirci.
Gli "incompleti" di Ioannis Kastritis tornano alla versione "deluxe", quella che regala agli avversari sia William McDowell-White che Amedeo Della Valle, quella che inevitabilmente soffre la pressione degli avversari per mancanza di un regista vero e di un bomber capace di catalizzare attenzioni e aprire il campo. La strada è allora in salita, ma il greco e i suoi devono cercare comunque di arrivare in cima, bisognosi come sono di successi che cementino il gruppo e portino lo stesso a credere davvero nel lavoro impostato.
Al netto di Trento, delle assenze e di ogni altra cosa, l'interruttore principale da accendere è proprio questo: quando la Openjobmetis inizierà a fidarsi di se stessa, svolterà.
Qui Trento
Una nuova guida tecnica, un quintetto rivoluzionato e una filosofia che rimane sostanzialmente immutata. La Dolomiti Energia Trentino che oggi attende l'Openjobmetis alla BTS Arena ha cambiato parecchio rispetto alla passata stagione, senza però rinunciare a quei principi di atletismo, intensità, aggressività difensiva e valorizzazione dei giovani che rappresentano da tempo il marchio di fabbrica della società bianconera.
La novità più importante è in panchina: Alessandro Rossi, 43 anni, campione d'Europa nel 2025 alla guida della Nazionale Under 20, ha raccolto l'eredità di Massimo Cancellieri. Una scelta che conferma la volontà dell'Aquila di affidarsi a un allenatore abituato a lavorare con i giovani e a valorizzarne le qualità.
La rivoluzione estiva ha coinvolto soprattutto il reparto degli esterni e le principali bocche da fuoco. Sono partiti DJ Steward, DeVante' Jones, Khalif Battle, Matas Jogėla, Andrej Jakimovski e Peyton Aldridge, sei elementi che nella scorsa stagione garantivano talento, punti e responsabilità importanti. A questi si aggiunge l'uscita di Theo Airhienbuwa. Sono invece rimasti il capitano Toto Forray, Selom Mawugbe, Jordan Bayehe e i giovani Cheickh Niang, Patrick Hassan e Federico Cattapan. In particolare, la conferma della coppia di lunghi Mawugbe-Bayehe ha consentito a Trento di preservare una parte significativa della propria struttura fisica vicino ai tabelloni.
Per ricostruire il reparto degli stranieri, la società ha puntato su quattro nuovi americani. Il ruolo di regista è stato consegnato a Darius Brown II, proveniente dai Cleveland Charge in G League, playmaker di 188 centimetri con spiccate capacità di organizzazione del gioco: nelle prime tre giornate ha prodotto 10,7 punti e soprattutto 7,7 assist di media, con 4,7 rimbalzi. Un riferimento nella costruzione offensiva, anche se non sempre impeccabile nella gestione del pallone.
Il principale terminale offensivo è invece Quincy Olivari, arrivato dai Motor City Cruise dopo aver fatto parte dell'organizzazione dei Los Angeles Lakers. La guardia statunitense ha immediatamente assunto il ruolo di prima punta: 21,3 punti di media, 44,1% da tre su ben 11,3 tentativi a partita, 5 rimbalzi e 18,3 di valutazione. Numeri che ne raccontano sia il talento realizzativo sia la centralità nell'attacco trentino: più di un terzo delle conclusioni da tre della squadra passano dalle sue mani.
Accanto a loro c'è Charles Brown Jr., ala di 198 centimetri reduce da esperienze tra G League e Repubblica Dominicana, chiamato a garantire versatilità sui due lati del campo. Per ora viaggia a 9,3 punti, 4,7 rimbalzi e 3,3 assist, con un rendimento al tiro ancora altalenante, soprattutto dall'arco, dove sta realizzando appena il 20% delle conclusioni.
L'altra novità è Isaiah Bigelow, ala di 201 centimetri arrivata dall'Alba Fehérvár, nel campionato ungherese. È già il secondo realizzatore della squadra con 14 punti di media, accompagnati da 5 rimbalzi e da percentuali interessanti: 63,6% da due e 41,7% da tre. A completare gli innesti principali c'è Alessandro Bertini, esterno italiano classe 2002 proveniente dalla Vuelle Pesaro, che nelle due gare disputate ha prodotto 6,5 punti e 5 rimbalzi in 19 minuti di media. Bertini, però, non sarà disponibile contro Varese a causa di una lesione allo psoas.
Un quintetto straniero praticamente ridisegnato, dunque, ma non una squadra che vive soltanto dei suoi americani. Niang, classe 2008, sta trovando uno spazio significativo nelle rotazioni con 18 minuti, 6,7 punti e 3,7 rimbalzi a partita, mentre Mawugbe rimane un riferimento nella protezione del ferro e nella lotta sotto canestro con 6,3 rimbalzi di media. Bayehe ne aggiunge 5,3, oltre a garantire centimetri e fisicità. Quanto alle rotazioni, non sarà della partita nemmeno Patrick Hassan, ancora alle prese con il recupero dopo un intervento al tendine rotuleo, mentre è in dubbio José Alfred Medina Bouza, alle prese con un problema al polso.
In campionato Trento ha iniziato con due vittorie e una sconfitta, lo stesso bilancio dell'Openjobmetis. I bianconeri hanno esordito vincendo a Reggio Emilia per 83-78, si sono poi arresi in casa alla Nutribullet Treviso per 90-93, prima di espugnare il parquet dell'APU Udine con un convincente 74-66. Due successi esterni e un ko interno, dunque: contro Varese l'Aquila cercherà la sua prima vittoria casalinga in Serie A.
In EuroCup, invece, il bilancio è negativo: una vittoria e due sconfitte. Dopo l'esordio vincente in Lituania contro il Neptūnas Klaipėda (76-73), sono arrivate le battute d'arresto casalinghe contro lo Śląsk Wrocław (81-94) e i Niners Chemnitz (80-88). Un cammino che racconta le difficoltà di una squadra profondamente rinnovata e ancora impegnata nella ricerca dei propri equilibri.
E proprio i numeri del campionato aiutano a mettere a fuoco le caratteristiche della Dolomiti Energia. Trento segna 82,3 punti di media, tirando con il 47,1% da due e il 34,8% da tre, e cattura ben 44,3 rimbalzi a partita, dei quali 15,7 offensivi. Il dato relativo al tiro da due è particolarmente significativo: l'Aquila è penultima in Serie A, una difficoltà che sorprende considerando l'atletismo e la fisicità dei suoi interpreti.
Eppure il dato forse più interessante è quello che mette in relazione Trento e Varese: le due squadre giocano esattamente allo stesso ritmo, 77,7 possessi per 40 minuti. La propensione alla corsa, tuttavia, non si traduce automaticamente in efficienza offensiva: Trento è dodicesima per offensive rating, Varese quattordicesima. Entrambe, inoltre, condividono un primato poco invidiabile: la più alta percentuale di palle perse del campionato.
Ma attenzione, perché la vera identità di Trento è storicamente nella difesa. Da anni l'Aquila costruisce buona parte delle proprie fortune sulla capacità di aggredire gli avversari, sporcare le linee di passaggio, mettere pressione sulla palla e togliere certezze agli attacchi rivali. È una cultura difensiva che ha attraversato stagioni, allenatori e rivoluzioni di mercato e che rappresenta ancora oggi la qualità più pericolosa dei bianconeri. Non è dunque un caso che Trento possieda il secondo miglior defensive rating della Serie A, contro il sesto di Varese: un dato che racconta quanto sia difficile produrre punti contro la squadra di Rossi e quanto l'Openjobmetis dovrà essere lucida nella gestione dei possessi.
A questa aggressività si aggiunge un'altra arma che può fare particolarmente male ai biancorossi: la capacità di dominare la lotta a rimbalzo. Trento è infatti seconda nella percentuale di rimbalzi offensivi e terza in quella dei rimbalzi totali, confermando una vocazione alla conquista delle seconde opportunità che compensa almeno in parte le difficoltà realizzative. Emblematico quanto accaduto contro Treviso, partita nella quale i bianconeri hanno raccolto addirittura 24 rimbalzi offensivi, pur uscendo sconfitti.
La sfida della BTS Arena mette quindi di fronte due squadre che amano correre, che perdono molti palloni e che devono ancora trovare piena continuità offensiva, ma con una differenza sostanziale: Trento ha già nella difesa una certezza, Varese deve ancora costruirne diverse. Per l'Openjobmetis sarà fondamentale controllare i rimbalzi, evitare di concedere possessi supplementari e limitare la pericolosità perimetrale di Olivari, senza permettere a Brown II di dettare tempi e geometrie.
Perché questa nuova Trento, pur ancora imperfetta, ha già dimostrato di saper compensare gli errori offensivi con la difesa, l'energia e la capacità di conquistare palloni. E contro una Varese che cerca a sua volta un'identità compiuta, potrebbero essere proprio queste le qualità capaci di fare la differenza.














