Ad annunciare le nuove risorse per la promozione è stato Diego Canga Fano, direttore generale aggiunto della DG Agricoltura della Commissione europea. Nel suo intervento ha indicato anche una prospettiva concreta per gli acquisti pubblici: «Una quota delle Dop e Igp sarà destinata agli ospedali e alle mense pubbliche». Un passaggio che richiede, prima ancora delle scelte operative, un diverso criterio di valutazione. Per Canga Fano occorre «far cambiare idea a chi guarda solo al prezzo»: «Il messaggio è la qualità».
Il documento guarda al Piano d’azione europeo sulle Indicazioni Geografiche previsto per il 2027 e articola questa ambizione in sei punti. Il primo chiede di sostenere le denominazioni durante tutto il loro ciclo di vita: ottenere il riconoscimento deve aprire un percorso di sviluppo. Il secondo punta a trasformare la protezione giuridica in valore economico per i produttori, rendendo la tutela capace di generare benefici concreti nelle filiere. Il terzo vuole aumentare la presenza di Dop e Igp nella vita quotidiana, avvicinandole alle scelte dei consumatori.
La quarta priorità riguarda la preparazione delle filiere alle sfide dell’innovazione, delle competenze, del ricambio generazionale e del cambiamento climatico. La quinta chiede di riconoscere alle Regioni un ruolo diretto nel governo del sistema. La sesta, infine, propone politiche fondate su dati e obiettivi misurabili, per seguire l’evoluzione economica delle indicazioni geografiche e verificare l’efficacia degli interventi.

Paolo De Castro
Su questa prospettiva si è soffermato Paolo De Castro, presidente di Nomisma. «Adesso abbiamo un testo unico delle indicazioni geografiche europee. Ora un action plan per rilanciare il sistema a livello europeo, in tutti i Paesi, e avere l’opportunità di far fare un passo avanti alle Dop». Favorevole il giudizio sul ruolo degli acquisti pubblici: «Bene gli appalti, su questo il Parlamento europeo si è speso. È un riconoscimento alla qualità. Finirà l’epoca in cui erano delle curiosità: oggi sono un asset economico e sociale importante».
La ragione, per De Castro, sta nella capacità delle denominazioni di distribuire valore lungo la filiera. «A livello europeo superiamo gli 80 miliardi. Grazie alle indicazioni geografiche si riesce a remunerare agricoltori e allevatori più di quanto non facciano altri prodotti. È la spinta vera a valorizzare il legame tra prodotto e territorio».
I distretti di qualità possono così diventare una possibilità di crescita anche per comparti che affrontano maggiori difficoltà. De Castro ha citato le piccole stalle da latte dell’Appennino, indicando nella Dop del Parmigiano Reggiano un fattore capace di sostenerne lo sviluppo. Un esempio particolarmente significativo a Mantova, territorio nel quale convivono Grana Padano e Parmigiano Reggiano, le due grandi denominazioni italiane richiamate nel suo intervento.
L’efficacia del futuro piano, secondo il presidente di Nomisma, andrà valutata sulla capacità di mobilitare iniziative e risorse. «È vero che non è un regolamento, ma il Piano d’azione sul biologico diede grande sviluppo. La Dichiarazione di Mantova può dare più gambe e forza alle Igp e alle Dop». Da qui la richiesta di utilizzare il principio di sussidiarietà, consentendo agli Stati membri di intervenire anche con risorse dei propri bilanci: «La flessibilità agli Stati membri ce la diano anche per favorire lo sviluppo di valore grazie alle Igp».
Una delle occasioni per allargare il mercato sarà l’Expo delle Indicazioni Geografiche annunciata per la primavera del 2027, sotto la regia di Regione Lombardia, che detiene la presidenza di Arepo. L’obiettivo è riunire in un unico evento le 3.711 indicazioni geografiche dell’Unione europea, creando opportunità commerciali, relazioni tra produttori e occasioni di incontro con i cittadini. «Dobbiamo farle conoscere nel Nord Europa, dove non c’è la cultura che c’è nei Paesi mediterranei – ha osservato De Castro –. Va colto lo stimolo delle presidenze greca e italiana».
Il legame con i territori è stato al centro anche dell’intervento in videocollegamento del ministro dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste Francesco Lollobrigida. Le indicazioni geografiche, ha affermato, sono state «una grande intuizione», capace di valorizzare i diversi modelli produttivi, l’ambiente, la cultura, le tradizioni e le identità. L’Europa deve fare della propria distintività «sempre più un modello di promozione dei territori e di protezione delle produzioni stesse quando rispondono a criteri di sostenibilità e benessere complessivo delle comunità locali».
La Dichiarazione propone infatti di collegare maggiormente Dop e Igp agli itinerari enogastronomici, ai siti Unesco e al patrimonio culturale. Accanto all’Expo itinerante, trova spazio anche l’idea di una Giornata europea delle Indicazioni Geografiche. Al confronto mantovano hanno partecipato inoltre Riccardo Deserti, presidente dell’organizzazione mondiale oriGIn e direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano, e l’europarlamentare Carlo Fidanza.
I numeri spiegano la dimensione della sfida. Secondo i dati del Rapporto Ismea-Qualivita riportati da Regione Lombardia, nel 2024 la Dop economy italiana ha raggiunto 20,7 miliardi di euro, in crescita del 3,5%, mentre le esportazioni hanno superato per la prima volta 12,3 miliardi, con un incremento dell’8,2%. Il sistema conta 328 consorzi di tutela, 184mila operatori e oltre 864mila occupati nei diversi comparti. In Lombardia il valore ha raggiunto 2,9 miliardi, il 13,1% in più in un anno: circa il 16% del sistema agroalimentare regionale e il 14% del valore nazionale delle indicazioni geografiche.
Per incidere sulle prossime scelte europee, però, serve anche un fronte comune. È il messaggio di Cesare Baldrighi, presidente di oriGIn Italia: «L’assemblea di Arepo a Mantova è un passaggio importante perché le due associazioni, Arepo e oriGIn, hanno trovato un momento di sintesi e devono trovarlo anche a livello comunitario. Se parliamo con la stessa voce nei palazzi del potere, dove le spinte sono fortissime e ognuno tira l’acqua al suo mulino, si disperdono meno energie e siamo molto più efficaci».
La priorità indicata da Baldrighi riguarda soprattutto il rapporto con il pubblico. «Essere uniti sull’action plan che l’Unione europea sta predisponendo per supportare le indicazioni geografiche, soprattutto sul piano della comunicazione e della conoscenza, è l’elemento cruciale della programmazione dei prossimi cinque-sette anni. Abbiamo bisogno che i cittadini conoscano meglio le indicazioni geografiche ed eventualmente le preferiscano».














